Bonino: dopo 40 anni il solito vizio

C’è un passaggio politico illuminante nell’intervista di Walter Veltroni ad Emma Bonino sul Corriere del 12 luglio. E’ quando le vien posta la domanda sul grande comizio laico a conclusione della campagna sul referendum abrogativo della legge sull’aborto, nel 1981. Lei risponde: “sull’aborto si determinò uno schieramento largo che sconfisse l’integralismo democristiano e della destra. È difficile negare che le nostre battaglie abbiano cambiato il volto e il modo di vivere di milioni di italiani”. Una risposta del genere è inequivoca. Lascia intendere a chi legge che i radicali furono i protagonisti dell’introdurre la legge 194/1978 e del non farla abrogare. Che del resto è la tesi corrente da decenni sui mezzi di comunicazione. Però è altrettanto inequivoco che tale tesi non ha riscontro nei fatti allora realmente verificatisi. Sia a livello di Parlamento che a livello di referendum.

I radicali, eletti alla Camera per la prima volta nel giugno ’76 sull’onda dell’impegno a favore delle tematiche civili di piazza, puntarono subito ad ottenere assai di più di una legge che ribaltasse il quadro giuridico vigente (Codice Rocco) eliminando il reato di aborto previstovi. Per tale motivo si opposero sempre alle norme che andavano prendendo forma in aula e votarono sempre contro. L’avvio fu il 21 gennaio ‘77. Nella dichiarazione di voto, Adele Faccio disse “noi radicali, che questa legge per strappare l’aborto alla clandestinità abbiamo voluto e imposto, votiamo contro questa proposta di legge. La mia dignità di donna mi impone di non accettare questa macchinosa messa in scena di violenza contro tutte le donne italiane, di fronte alle quali non potrei mai presentarmi avendo votato positivamente per una legge così contraria alle loro necessità più dolorose”. La proposta di legge venne approvata con 310 voti a favore e 297 contro.

Passando al Senato, si inasprirono le polemiche tra i fautori della nuova legge che legalizzava l’interruzione volontaria di gravidanza regolamentandola e i fautori della piena liberalizzazione (radicali, estrema sinistra, femministe). Il clima favorì i cattolici intransigenti. Al termine della discussione generale, il 7 giugno ‘77, la DC propose di non passare al voto finale per una presunta incostituzionalità della legge e la proposta passò a scrutinio segreto con 156 voti contro 154. Questo atto scosse i partiti a favore dell’IVG regolamentata e due giorni dopo venne presentata a firma Balzamo (PSI) Bozzi (PLI) un nuovo testo di legge su cui convergevano i vari partiti, inclusa Democrazia Proletaria. I radicali scelsero invece di seguire la strada del referendum abrogativo della normativa ancora vigente che qualificava l’aborto come reato con l’obiettivo della liberalizzazione totale.

Nei mesi seguenti si sviluppò un acceso dibattito nel paese, tra i cattolici del Movimento per la Vita e i sostenitori del rendere legale qualche forma di aborto. A livello parlamentare invece vi fu una fase di stallo per la contrapposizione in materia tra DC e PCI contrastante la serpeggiante aspirazione al compromesso storico. Nel frattempo la richiesta di referendum per la liberalizzazione totale, raggiunto il numero di firme previsto, venne fissato per metà giugno ’78. I fautori della regolamentazione accelerarono la discussione alla Camera del progetto Balsamo Bozzi, mentre gli integralisti, guidati da Scalfaro e da Segni, utilizzarono il rapimento di Aldo Moro (16 marzo ‘78) per sostenere che era urgente confermare principi come il diritto alla vita negati dall’IVG.

I radicali intervennero nel dibattito moltissime volte. A parte Pannella e Mellini, richiamo qui i discorsi di Emma Bonino. Prima, il 7 aprile ’78, disse “questa legge non funzionerà… ha l’odore non solo di oppressione, ma anche della funzionalità solo agli accordi di partito, volti ad escludere le donne come movimento organizzato”. E poi nella dichiarazione di voto contrario, il 13 aprile, affermò “polemizzavo con la col!ega Castellina, quando diceva che questa è una legge brutta, ma che comunque è un passo avanti con il quale il movimento delle donne si rilancia…. questo referendum, che poteva tenersi tra un mese, avrebbe dato alla sinistra quel coraggio e quella forza contrattuale, partendo da una situazione di completa depenalizzazione, di proporre e comunque di ottenere una legge, se pure la ritenevate necessaria, ben migliore ….. tutti coloro che hanno voluto discutere dell’aborto oggi, in realtà firmano questa proposta di legge Balzamo ed altri, perché avevano volontariamente deciso di votare il minimo e di non utilizzare tutta la potenzialità di lotte che esistono nel paese. Rimaniamo profondamente in disaccordo e voteremo contro questa legge.” Non va omessa l’osservazione rivolta in aula da Mammì: “Collega Bonino, ho la sensazione che con la vostra azione, dando l’idea che questa proposta di legge fosse arretrata, voi abbiate fatto un favore a chi non lo volevate fare”. Il progetto Balsamo Bozzi venne approvato dalla Camera a scrutinio segreto con 308 voti contro 275 (manifeste alcune defezioni DC). Il medesimo testo divenne poi legge al Senato il 21 maggio 1978 (questa volta 160 a 148).

Ai ripetuti No radicali alla legge che da allora ha regolamentato l’IVG, si è poi uniformato due anni dopo l’azione per abrogare la 194/78. I radicali presentarono un referendum abrogativo che si tenne nel ’81 insieme a quello opposto del Movimento per la Vita. I risultati furono netti. Con la partecipazione del 79,4% degli elettori, ebbe il 68% di NO il referendum del Movimento per la Vita e il 88,45% di NO il referendum dei radicali.

Non corrisponde dunque a verità, neanche lontanamente, che i radicali abbiano voluto la 194/1978, né in Palamento né al referendum. Si possono dare due motivazioni all’enorme bugia, usata spesso e prova di una disattenzione ai fatti. Una è quella del mentire al fine di non ricordare ciò che disturba il proprio credo e poter fare una narrazione fantasiosa ma adatta ai propri adepti. Tale motivo è negativo, ma meno per i politici che per i mezzi di comunicazione, i quali non avrebbero il compito di propagandisti. L’altra motivazione è molto più grave sia per i politici che per i mezzi di comunicazione. E’ la convinzione che, nel determinare le scelte della convivenza, non sia decisiva la democrazia rappresentativa del Parlamento bensì la volontà generale manifestata in piazza. Tanto che, al riguardo, vien dato più valore al forte impegno dei radicali a metà anni ’70 sul territorio (che portò anche all’arresto a Firenze di Spadaccia e del medico liberale Conciani) che non al comportamento tenuto in aula e alle scelte compiute dal Parlamento.

Ciò è un pericoloso scivolo antiparlamentare. Perché inclina a non accettare l’esperienza e ricorre alle emozioni del dover essere piuttosto che allo sperimentare i risultati sul metro del miglior funzionamento delle relazioni tra individui diversi. Non a caso l’impegno dei radicali di allora era focalizzato sul valorizzare l’autocoscienza femminile contrapposta alla società esistente. Trascurando le ragioni degli altri in contraddizione con lo sbandierato valorizzare tutti gli individui.

Ed è proprio su questo punto che è illuminante il passaggio dell’intervista di Veltroni alla Bonino. Perché fa capire che è immutata l’abitudine a distorcere i fatti secondo le convinzioni. E che ancor oggi, come allora, si cerca di imporre le decisioni del proprio gruppo piuttosto che costruire una strada condivisa da un più ampio numero di conviventi.

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