L’antifascismo sta nel risolvere i problemi


Una cosa va chiarita una volta per tutte: l’antifascismo non si fa celebrando il passato ma solo affrontando i problemi attuali con criteri non fascisti. Sempre. Ancor più durante una campagna elettorale, quando il confronto non verte tra i ricordi ma sui progetti e infatti uno dei candidati rileva l’esigenza dei progetti più che dei ricordi

Addebitare ad una candidata che ha un parente trucidato dai fascisti, il non rifiutare il fascismo e il non esaltare i riti della resistenza, costituisce un errore politico con il rischio di rendere più credibile proprio quella candidata. Consentendole di dire – come infatti ha già detto al Tirreno – “se per antifascismo si intende la lotta alle derive liberticide, io sono assolutamente antifascista”.

Sono considerazioni ovvie per chiunque pratichi le idee liberali. Non lo sono per chi, sostenendo principi ideologici o religiosi, si affida al dover essere scritto nei testi sacri della tradizione. E che così scopre il fianco al farsi etichettare da quella candidata come staccato dai problemi della vita reale. In campagna elettorale è un azzardo pericoloso, poiché è molto diffusa la critica al monocolore che ha governato per decenni senza aver fatto tutto quanto promesso e senza aver risolto grossi problemi della regione (si pensi che in Toscana manca tuttora un piano funzionale alla gestione dei rifiuti).

La questione vera che si pone ai candidati a Presidente della Regione non è la lotta alle derive liberticide (quelle più pericolose, per fortuna, sono state esorcizzate dalla politica, seppur con fatica). La questione è come affrontare e risolvere i concreti difetti più rilevanti per la convivenza quotidiana affidandosi il più possibile al confronto dei cittadini invece che ai sogni di capi acclamati sugli schermi video. Che poi sarebbero la versione moderna delle promesse generiche. Oggi, proprio per il diffondersi degli strumenti informativi, il confronto elettorale deve imperniarsi sulle differenti proposte operative e sul modo di attuarle. Ad esempio, come evitare la mancanza di professionalità dei tecnici ANAS incapaci di vedere i sintomi del crollo del Ponte sul Magra. Come realizzare e in quali tempi la direttissima ferroviaria FI- PI aereoporto.- Livorno. Da chi far finanziare davvero l’intera Darsena Europa nel porto di Livorno. Quali passaggi progettare per ridurre la sovrastruttura burocratica che appesantisce la sanità pubblica. Individuare chi si impegni a redigere prioritariamente il piano regionale del gestire i rifiuti utilizzandoli in modo circolare. E tante altre problematiche da affrontare presto nella direzione di potenziare la capacità di esprimersi dei toscani.

La candidata della destra a presiedere la Toscana può essere arginata in modo proficuo contrastandola con tematiche concrete e non con il ricorso agli anatemi antifascisti della vecchia sinistra. Il problema non sta nell’idea che lei voglia ricostituire il partito fascista. Sta nel fatto che la candidata concepisce l’innovazione cardine del rilancio quale prodotto di chi dispone di più risorse e non quale frutto del conflitto secondo le regole tra le molteplici progettazioni operative dei liberi cittadini conviventi.

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