Il bipolarismo è intimamente antiparlamentare

Le alleanze regionali non debbono scimmiottare quelle nazionali. Perché le Regioni  esistono per esprimere le proprie specificità e tali specificità non comportano il formarsi di alleanze politiche uguali per affrontarle. E’ una conseguenza – anche se ostica per la cultura italiana predominante che esalta l’uguaglianza irrealistica – della naturale diversità individuale tra i cittadini, tra i problemi delle loro interrelazioni e degli ambiti fisici in cui vivono. 

L’insistente invito del PD al M5S , rilanciato da Conte,  per allearsi  in ogni Regione in cui si voterà per battere la destra, è una linea politica centralista, che contraddice l’istituto regionale e tocca questioni ancor più ampie sul tipo di democrazia voluta. Al fondo ripropone la via del bipolarismo, che è stata, in varie forme, l’ossessione del PD e di FI. Il bipolarismo è intimamente antiparlamentare, se ne abbia o no consapevolezza. Infatti, l’anima della democrazia rappresentativa è che i cittadini scelgono i rappresentanti dando a ciascuno gli indirizzi di massima e che le decisioni sui governi e sui loro progetti vengono prese a livello parlamentare previ dibattiti. Invece, l’anima del bipolarismo è far scegliere tutto direttamente dai cittadini, in blocco, irrigidendo il libero dibattito.

In Italia, nessuno dei partiti più  grossi ha mai voluto prendere in esame il solo sistema parlamentare, quello inglese, che fa eleggere i rappresentanti direttamente ai cittadini, tramite i collegi uninominali a turno unico, senza intenti bipolari. E neanche il sistema francese di collegi uninominali che li fa eleggere a doppio turno, sempre senza intenti bipolari.

Alle politiche del 4 marzo 2018, peraltro, il bipolarismo è fallito, visto che gli elettori hanno bocciato il modo di governare decennale, diverso ma disattento alle loro indicazioni. Quel risultato non è stato accettato dai restauratori, i quali, a sinistra e a destra, sperano nel ritorno alle vecchie abitudini. Lo conferma il volere  un’alleanza solo per battere la destra. Nella logica parlamentare, conta il progetto di governo, non la casacca. Ad esempio, in Toscana la destra va battuta sì, ma con un progetto di innovazione che riporti il cittadino ad essere il protagonista della ripresa del dopo Covid19. Gli slogans non servono. Facciamo esprimere il punto di vista ai cittadini.

Servono attenzione alle professionalità pubbliche (rimuovere i tecnici ANAS che nel 2019 hanno certificato la stabilità del viadotto sul Magra crollato dopo 4 mesi),  opere su rotaia di collegamento veloce est ovest (quali un collegamento FI-PIaeroporto-Livorno), grandi infrastrutture commerciali a mare e relativo piano industriale (quali la Darsena Europa nel Porto di Livorno), la dinamica turistica delle bellezze naturali e storiche, potenziare i servizi  di trasporto pubblico su ferro soprattutto, rendere sempre più robusta la rete ospedaliera pubblica snellendone la parte burocratica e rafforzando quella medica, confermare l’attenzione alle salvaguardia dei diritti di scelta  individuali a partire da quelli femminili.  

Ridurre la politica a scontri tra potentati dei due poli, allontana i cittadini e favorisce la conservazione.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.