EDUCARE I GIOVANISSIMI : la linea della Chiesa e quella dei Laici

Articolo scritto per la rivista bimestrale NON CREDO

La particolare attenzione che la Chiesa cattolica dedica da secoli all’educazione dell’infanzia e dei fanciulli,  come ovvio è del tutto legittima dal punto di vista laico (sostenitore della diversità di chi convive). Altrettanto ovviamente, peraltro, legittimità non significa condividere i fini. Non soltanto per le usuali ragioni critiche dei laici verso la cultura civile della Chiesa,  ma per una ragione aggiuntiva di gran rilievo. Infatti le scienze psicologiche hanno da tempo comprovato che l’educazione impartita nella prima infanzia (e, seppur meno,  fino a sette/otto anni) lascia un’impronta indelebile in ognuno di coloro che l’hanno ricevuta. Di conseguenza i gravi limiti d’impostazione che la cultura religiosa ha per i laici, si consolidano ancor più se inoculati nei primi anni di vita.

La Chiesa si avvale del mistero. Tale caratteristica scientifica agevola l’intento perseguito da sempre dall’insegnamento della Chiesa.  La Chiesa si avvale  della naturale predisposizione del bambino ad un approccio religioso al mondo che non conosce.  Perché i genitori insegnano i nomi e la funzione delle cose, a distinguere tra quelle gratificanti e quelle pericolose, come passa il tempo, il rapportarsi agli altri. Ma restano moltissime le cose che neppure i genitori conoscono, figuriamoci i piccoli. Su tali aree di mistero opera la Chiesa.

Innanzitutto, avvalendosi dei genitori. In Italia essi provengono per la grandissima maggioranza dalla cultura cattolica e perciò inclinano a trasmettere l’idea che  la religione sia indispensabile per avere risposta ai misteri attraverso la fede. Attraverso la fede, peraltro, la Chiesa trasmette una concezione riduttiva del mistero. Per la quale il mistero concerne solo gli umani e non è tale per il Dio che conosce ogni cosa, e perciò costituisce la luce nel buio.

Non è una questione formale. Da una parte, una simile concezione viene accettata dal bambino perché lo rassicura d’istinto  dal mistero che provoca paura. E man mano che trascorrono i primi anni, l’idea si consolida nell’abitudine. Dall’altra, una simile concezione avvia nel bambino la propensione a sentire il Dio come  luce di riferimento che assiste nel corso del vivere.  E la Chiesa rafforza tale situazione mediante l’accompagnare di continuo i genitori con frequenti pubblicazioni della parrocchia e con il lavoro di gruppi di catechisti. Il fine è preparare gli incontri formativi per i piccoli e per le loro famiglie in vista delle principali liturgie e delle feste più importanti, così da inserirli sempre più nella vita comunitaria religiosa.

Le distorsioni educative. Tutto ciò è legittimo, tuttavia innesca uno sviluppo culturale non positivo (per non dire pericoloso) nei soggetti del convivere (e per riflesso nel convivere complessivo). Sotto diversi aspetti. Uno. Si fa intendere al bambino che la realtà non si limita a ciò che è percepito fisicamente, ma  comprende una dimensione trascendente cui accede esclusivamente il Dio. Due. Si fa quindi intendere che la conoscenza terrena è per struttura almeno inadeguata. Per cui conoscere è al limite di un’illusione mondana. Quel che conta è avere fede, perché solo nella fede si trova la verità del Dio, un immutabile porto sicuro. Tre. Si fa infine intendere che la formazione di ciascuno si basa sul concetto dell’autorità  che prescrive come vivere. Quando non si segue l’autorità, non si vive come si deve. Da qui, non per caso, è venuta negli anni 2000 la polemica forte e insistita della Chiesa contro la dittatura del relativismo mondano.

Ognuno di questi tre aspetti contrasta l’impostazione della cultura laica (sperimentale), da quella del vivere tutti i giorni a quella educativa. Con le gravi conseguenze civili conseguenti una formazione del cittadino  fatta male. In sostanza, la Chiesa vuol educare i bambini  a cosa pensare piuttosto che educarli a pensare, che è invece il fine dei laici. Questo in generale. Inoltre la cultura cattolica evita di abituarli ad attenersi ai fatti della realtà, cui non attribuisce il valore della verità. Di conseguenza, non ritiene essenziale prepararli a fare  le esperienze di vita. Ed invece fatti della realtà ed esperienze di vita, costituiscono il nucleo dell’impegno educativo dei laici. Infine, la Chiesa educa all’autorità mentre, secondo i laici (dati dell’esperienza alla mano), ciò predispone al conformismo civile che è la piaga della società italiana perché comprime la diversità e impedisce la tolleranza.

L’educazione laica. Risulta perciò chiaro (anzi urgente) che il  mondo laico debba impegnarsi – e con grande cura – a diffondere costantemente tra i cittadini il proprio modo di essere della ragione tollerante. Così, se lavora senza restare a livello declamatorio, affronta il tema formazione degli adulti, e dunque dei genitori, che risulta decisivo per la loro mentalità e al tempo stesso per  quello che poi insegnano ai figli nell’educarli. In ambedue i casi, rende meno influente l’azione della Chiesa e della sua pretesa infallibilità. Un simile atteggiamento verso l’educare i giovani, è caratteristico dei laici che puntano a cittadini individui e alla loro diversità. Dato che altre culture, come la totalitaria e quella dell’estrema destra, hanno provato a risolvere materialmente  la questione educativa dei giovanissimi, mediante il recidere il legame tra loro, i  genitori e le famiglie, per affidarli alle cure dei partiti al potere, maestri unici del dover essere anti individualista.

Per di più, va aggiunto un rilievo oggettivo su un aspetto dell’educazione della Chiesa che indirizza all’autorità della verità. Essa diffonde un concetto – il prevalere dell’ autorità e delle sue indicazioni –  che (è provato  statisticamente) aumenta per il clero la probabilità di degenerare in quella pedofilia esclusa in dottrina e praticata nella vita reale. Perché nelle condizioni delle comunità cattoliche, la cultura dell’autorità non lavora su un terreno sgombro, bensì incide su un clero  già votato al sacrificio di privarsi della sessualità, il che è innaturale per femmine e maschi e, soprattutto per la fisiologia maschile, un diavolo tentatore di frequente incontenibile. Autorità e astinenza sono una miscela esplosiva nel rapporto clero giovani.  E il degenerare nella pedofilia non è un fatto interno alla Chiesa (come per troppo tempo si è cercato di sostenere) ma costituisce un danno per l’intera convivenza civile.

Per tutto questo, l’impegno laico a diffondere la propria cultura non è proselitismo. E’ un impegno a favore di tutti i cittadini. Nella misura in cui si svolga con dedizione, è  un programma  attivo per migliorare in ogni momento le condizione del convivere tra diversi. I laici sono consapevoli che esisterà sempre un’ampia fascia di cose non conosciute e che pertanto è normale che alcuni cittadini siano personalmente inclini a colmare la mancanza sviscerando il mistero con l’affidarsi ad una fede religiosa. Ma una simile terapia per eliminare i misteri non può sostituire (e neppure ostacolare) il continuo sforzo di molti altri cittadini per seguire una strada completamente diversa: conoscere sempre di più i meccanismi del mondo finora ignoti e le relazioni che lo percorrono. Che è una strada dimostratasi sperimentalmente più efficace. E  che il mondo laico è impegnato a seguire con determinazione.

Il sistema laico di educare descritto fin qui, si riferisce ai giovanissimi ma non è circoscritto a loro. Durante l’intero arco della vita è essenziale mantenere la mente giovane, perciò va subito educata ai cambiamenti e alle novità. La questione decisiva dell’educazione laica è allenare ad affrontare i problemi del vivere, essendo consapevoli che la maniera più efficace di svolgersi della competizione tra i diversi progetti dei cittadini individuo è il collaborare sulle parti condivise di quei progetti. Progetti attinenti alla terra e non a soddisfare le pulsioni delle teorie religiose.

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