Sui vitalizi, fatti e miti

La Commissione Contenzioso del Senato ha invalidato la delibera dell’Ufficio di Presidenza (ottobre 2018) che aveva tagliato i vitalizi spettanti per il periodo ante gennaio 2012 (dopo di allora, per il futuro, sono stati abrogati i vitalizi nella forma erogata fin lì). Il can can mediatico scoppiato  conferma l’incapacità italiana di affrontare il problema in discussione saltando su questioni teoriche  di bandiera, spesso estranee all’argomento.

Intanto, la decisione della Commissione Contenzioso non tocca l’istituto del vitalizio per i deputati in carica (resta come dal 2012). Ha annullato la delibera del ‘18 perché in palese contrasto con una sequela di principi di diritto acquisiti. Tipo: era una delibera retroattiva,  non era un contributo temporaneo, non toccava tutti i cittadini pensionati (solo gli ex parlamentari), era quantitativamente esagerata (arrivava a punte dell’85%). In base al diritto e alla giurisprudenza della nostra Costituzione, dell’Unione Europea e di tutte le grandi democrazie, non possono essere tolti trattamenti pubblici consolidati. Per esempio, nessuno si sogna di togliere le pensioni date dagli anni 70 a chi aveva lavorato 14 anni 6 mesi e 1 giorno da uno Stato  allora di manica larga (ce ne sono tuttora oltre mezzo milione).

Chi invita il Senato a fare ricorso, non ha chiaro il problema. Nel senso che il solo ricorso previsto è quello al Consiglio di Garanzia, che è un altro organo interno al Senato, con composizione e procedure diverse da quelle dell’aula. Ciò perché si applica il principio dell’autodichia del Senato, cioè il suo esercizio interno di attività giurisdizionale. Principio in vigore da oltre un secolo per tutelare il Senato dai possibili abusi del mondo esterno.

Chi in queste ore afferma “non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza” , non si rende conto che lo stato di diritto è stato già ripristinato proprio dalla cancellazione della delibera del 2018 e che il principio di uguaglianza non  c’entra niente con la funzione di particolare importanza affidata ai parlamentari dagli elettori. Insomma, il vitalizio non è un privilegio, specie per tutti i lunghi anni in cui era pagato solo con le trattenute mensili sull’indennità di ogni parlamentare. Ed è ormai divenuto un’entrata vitale per  persone anziane. Di fatti, nei mesi scorsi la Camera è tornata indietro sul suo taglio dei vitalizi, escludendo i casi in cui venivano compromesse le condizioni di vita. Quindi si è preferito l’assistenzialismo all’attuare un diritto derivante dall’esercizio di una funzione democratica. Assurdità.

In conclusione, quando in buona fede ci si preoccupa di governare al meglio i rapporti del convivere, è sbagliato affidarsi alla pancia dei cittadini invece di spiegare come funzionano davvero i meccanismi e quindi di affidarsi al loro cervello. Perché affidarsi alla pancia è pura demagogia che nella storia non ha mai risolto i problemi dei cittadini.

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