LA SINISTRA ITALIANA CAPIRA’ LA LEZIONE INGLESE ?


I liberali sono per cultura e comportamenti decisi avversari dei conservatori come il Primo Ministro Johnson e dei sovranisti di Salvini (la versione spostata a destra). Tuttavia, sostenere che l’elettorato inglese ha votato contro “le sempre più marcate derive parlamentaristiche” rivendicando il primato plurisecolare britannico, lo trovo eccessivo. Non solo fraintende il significato di quel sistema elettorale ma limita le indicazioni del voto alla sola realtà britannica e in definitiva nasconde alla sinistra italiana la lezione di cui far tesoro se vuol battere i sovranisti.

Almeno tre le questioni. Il maggioritario di collegio è un sistema parlamentare efficace per affidare le scelte ai cittadini e la loro realizzazione ai rappresentanti eletti, cioè chi nel collegio ha più voti. Senza vincoli di mandato estranei alla logica rappresentativa del parlamento. Il Parlamento esiste per discutere e le derive parlamentaristiche esistono solo nella mente di chi non vuole affidarsi ai cittadini bensì alle scelte dell’ideologia maneggiata da élites disattente ai problemi reali. Tutto ciò non è una specificità britannica, ma un dato di fatto universale.

Secondo. Gli elettori inglesi sceglievano non tra brexit e non brexit, come affermato superficialmente. La scelta era tra brexit (conservatori), ricetta economica di proclamato gusto marxista (laburisti, per 3 anni ondivaghi sulla brexit e non netti in campagna elettorale), nobrexit (liberali e nazionalisti scozzesi). Stante il sistema elettorale e stante che i più grossi erano conservatori e laburisti, di fronte a questa scelta gli elettori hanno preferito restare lontani dall’economia statalista del marxismo evocata di continuo da Corbyn. La maggioranza di deputati per la brexit non è la scelta primaria degli elettori. La scelta primaria è allontanare le ricette marxiste dei laburisti e i deputati conservatori sono frutto di questa scelta. Tant’è che i nazionalisti scozzesi sono andati molto bene e i liberali sono rimasti al palo, dopo aver commesso l’errore grossolano di un patto di desistenza con i laburisti. Come dire, pur di stare in Europa, preferiamo la ricetta di Corbyn (in sé perfino una contraddizione che ha offuscato l’immagine no brexit).

Terzo punto. Le sinistre italiane non devono ignorare la lezione inglese. Che è la stessa degli USA. Da una parte c’è Corbyn, dall’altra suoi sosia come i candidati democratici Sanders o la Warren. E quella linea di sinistra ideologica rafforza Trump. In Italia, nei prossimi mesi ci saranno importanti elezioni regionali in zone rosse. A fine gennaio in Emilia, a maggio in Toscana. Se gli elettori percepissero propensioni alla sinistra d’una volta, i sovranisti acquisterebbero subito peso. Tra l’altro, in Emilia si elegge il Presidente in collegio unico e vittoria del primo arrivato, mentre in Toscana si elegge in due turni, se al primo nessuno ha il 40% + 1 dei voti. Dunque, sulla scorta della lezione inglese è chiaro che, prima o dopo, sarà indispensabile che i cittadini non sovranisti convergano sul candidato PD Giani. Eppure un gruppo di liste di sinistra radicale continua a contestare quella candidatura, evocando climi che aiutano i sovranisti. In conclusione, continuare a snobbare il voto molto british (e anche un po’ yankee) senza impararne la lezione, rischia di farci fare anche qui la stessa fine.

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