Un ente extra UE destinato a pesare sull’UE


L’evento con maggior rilievo di questa settimana, è aver dilazionato la procedura per varare le modifiche al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Si è scelto di approfondire, nonostante che Centeno, economista socialista, Presidente della riunione, avesse detto “tutti d’accordo”.

Innanzitutto va ricordato che il MES è un ente intergovernativo fuori del diritto UE e del percorso che collega ai cittadini con il voto. Ed anche che la discussione per mutare il testo istitutivo (’12) è cominciata col governo Gentiloni. Però l’Italia delle burocrazie che trattano, di quel governo e del governo Conte1, non si è accorta delle criticità inserite nel cambiamento. La proposta di nuovo MES prevede che, nel decidere gli interventi economici in aiuto ai paesi in difficoltà, d’ora in poi il MES si affianchi alla Commissione UE. Avrà il compito di “seguire e valutare la situazione macroeconomica e finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del debito pubblico, e analizzare informazioni e dati pertinenti”. Così si darebbe un potere riconducibile ai cittadini europei (la Commissione UE) anche, e soprattutto in certi aspetti, al MES che è il tipico organismo tra stati. Vale a dire un passo indietro sull’Unione.

La Commissione opera nella piena trasparenza rispetto al Parlamento e agli europei, il MES nel segreto delle trattative internazionali e i suoi dirigenti sono tenuti alla riservatezza (il solo modo per saperne qualcosa è seguire la politica in Germania, oppure in Finlandia e Lettonia, perché lì la Costituzione impone di non prendere alcuna decisione se non prima approvata in Parlamento). Inoltre il MES decide con il criterio del peso delle quote versate da ogni Stato : il 27% la Germania, il 20% la Francia e il 17% l’Italia. Così nelle decisioni a maggioranza qualificata dell’80% , Germania e Francia hanno diritto di veto. Questo vale per eleggere il Presidente del Governatori, per nominare il Direttore e per decidere sullo Statuto. E siccome la proposta di modifica in esame amplia parecchio i compiti e i poteri del MES (a scapito della Commissione UE) e in particolare del Direttore definito non dipendente dalle norme UE, quel diritto di veto è molto importante.

Non è finita. Nei medesimi ambienti governativi che stanno trattando il MES, è fatta circolare con insistenza la proposta di introdurre d’ora in poi un indice di rischio di credito nel valutare i titoli di Stato detenuti dai vari Istituti Bancari. Dare un indice basso, riduce il valore del titolo e impoverisce l’Istituto. Tale ipotesi non è un attacco all’Italia, come dicono i sovranisti vocianti senza curarsi davvero dei cittadini. E’ un attacco al ruolo ineludibile del cittadino europeo nel decidere i rapporti politico economici d’ogni tipo nel convivere. Esprime l’idea delle élites mondialiste che si ritengono le uniche competenti a stabilire l’andamento economico (e ad aiutare gli speculatori). Respingere l’ipotesi è stata giustamente definita una linea del Piave.

Speriamo che sul Piave si vinca di nuovo. Perché certe regole, se accettate, prima o poi fanno danno.

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