Un ritardo istruttivo

Un articolo del prof. Rossi, chiaro e dettagliato, illustra i due punti chiave della sentenza 25 settembre ‘19 con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente incostituzionale – al  verificarsi di certe condizioni – l’art.580 del Codice Penale che puniva chi agevola il suicidio. In via collaterale, il professore ricorda che già nell’ottobre ‘18 la Corte aveva affrontato il tema ed aveva invitato il Parlamento a fare entro un anno una legge in materia. Inutilmente. E conclude con l’auspicio (una speranza assai prossima allo zero) che il legislatore risponda finalmente a tali problematiche. Siccome si tratta di una questione importante, desidero fare una osservazione sulla tempistica della Corte.

La sentenza è corretta in base all’impianto della Costituzione ma va aggiunto che è tardiva. Nulla è accaduto, dopo l’ordinanza dell’ottobre ’18 che ha dato tempo di fare una legge. Dunque anche allora si poteva decidere. Perciò il rinvio servì per non sancire un principio inaccettabile da chi non riconosce il primato dell’individuo nello scegliere senza danno agli altri.  Un comportamento del genere da parte della Corte va contro la cultura liberale e laica.

Perché lo strumento del rinvio da parte della Corte è normale quando, in mancanza di una legge, il caso non è giudicabile con il solo metro dello spirito della Costituzione (il compito della  Corte è valutare la corrispondenza di una legge a quello spirito). Ma quando al rinvio non seguono fatti nuovi e la Corte decide, allora, con il decidere, essa prova che avrebbe dovuto agire prima, visto che già c’era lo spirito della Costituzione con cui valutare una norma del Codice Penale.  

La tardività della Corte Costituzionale dimostra il radicamento dell’idea che solo la legge autorizza il cittadino ad agire. Idea non accettabile per i liberali e i laici. Ogni cittadino può comportarsi come vuole purché nel rispetto dell’impianto della Costituzione. Questo è il cardine del convivere libero: leggi  che danno al cittadino la facoltà di fare qualcosa che scelga di fare lui (non i terzi). Tipica è la fondamentale libertà di culto.

Per liberali e laici il primato dell’individuo nella scelta è ineludibile ed è il nocciolo del parlamento rappresentativo contro ogni deriva sovranista. Va evitato che diventi legge negare quel diritto. Ad esempio, in relazione ai cenni fatti dalla sentenza e citati, non si potrà consentire che l’esercizio dell’obiezione di coscienza da parte dei singoli medici impedisca al SSN di esercitare il dovere d’istituto nel verificare la richiesta di suicidio assistito.

Va smontato il ritornello che la legge sul fine vita è indispensabile. Lo è solo se  non restringe, con testi ambigui o sottoponendoli a procedure impraticabili, i  criteri per assistere il fine vita. Pertanto è auspicabile solo in presenza di una maggioranza parlamentare almeno rispettosa di questo vincolo. Nell’attuale parlamento non è detto. Tutto il centro destra è da sempre su posizioni clericali accese  e , nelle quattro formazioni in appoggio al Conte2, sono tanti quelli che rispondono ai cattolici chiusi. In mancanza, la probabilità zero è un auspicio condivisibile.

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