Su un’iniziativa della fondazione Einaudi (a Giuseppe Benedetto)

Caro Giuseppe,

visto che chiedi su WhatsApp un giudizio sull’iniziativa della Fondazione  con la lettera firmata da Giacalone e da Te ripresa sul Corriere, dobbiamo rilevare che ci sono diversi aspetti opinabili. 

Uno è l’inesattezza storica, costituita dall’impossibile paragone della riforma attuale con quelle fatte nel 2005 dal centro destra e nel 2016 dal centro sinistra. Infatti queste ultime erano cambiamenti molto vasti del testo costituzionale vigente, e quella varata ora è molto circoscritta.

Poi, nel merito, c’è l’auspicio della Fondazione , appena mascherato, che parecchi deputati i quali martedì hanno votato a favore della riforma,  ora chiedano il referendum ex art. 138. Ma questo, a parte le eventuali buone intenzioni, equivarrebbe a  legittimare la  logica della democrazia diretta, secondo cui un deputato è un burattino non in grado di  esercitare la sua funzione per cui è stato eletto.

E infine , sempre nel merito, c’è l’aspetto generale, per cui  pare non si ritenga  il Parlamento abbastanza rappresentativo e si senta la necessità di un referendum confermativo. Ma il referendum confermativo  non esiste nella Costituzione, appunto perché, essendo la Costituzione  imperniata sul Parlamento, l’art. 138 va attivato appositamente quale referendum oppositivo.

Infine desideriamo fare un’osservazione non secondaria. Qualora alla fine venisse richiesto ai sensi del art.138 il referendum sulla attuale riforma votata quattro volte, il dibattito per legge sarebbe solo sul numero  dei parlamentari. In tale quadro, diverrebbe molto ostico sostenere che la riduzione nel numero degli eletti (che comunque rimane un po’ sopra il rapporto esistente nel mondo tra numero di eletti e  numero di elettori) sia una mutilazione della democrazia rappresentativa. Oltretutto mentre i promotori della riforma  già ora  continuano a proclamare che “il Parlamento resta centrale”. Quindi non pare consigliabile farsi promotore di un referendum dalla motivazione politica incerta e di difficile approvazione. 

Per tutte queste considerazioni, il nostro auspicio di Componenti del Comitato Scientifico, è che la Fondazione non cavalchi questa iniziativa che  porterebbe a posizioni ardue per il parlamentarismo liberale. Il dibattito essenziale sarà semmai quello sui diversi provvedimenti costituzionali che la maggioranza ha già previsto di assumere nei 29 punti dell’accordo di governo e nella specifica concordata prima del voto di martedì pomeriggio.

Cordiali saluti

Antonio Colantuoni Raffaello Morelli

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