Renzi e l’attenzione alle esigenze del cittadino

Renzi ha capacità e gusto di stare sul palcoscenico. Anche nel lancio di “Italia Viva”. Non la solita scissione di sinistra, non un nuovo partito ma due gruppi parlamentari per sostenere il Conte2 e allargarne i numeri.

Definirla un’astinenza da potere, è fuori bersaglio. Renzi si muove sempre cogliendo un’esigenza del paese. Nell’estate 2010 era l’immobilismo del PD capace di esistere solo contro, nell’inverno ‘13-14 era la necessità del segretario PD di andare oltre le larghe intese, all’inizio 2016 era il percepire da Presidente del Consiglio la necessità di una riforma della Costituzione, ad agosto 2019 il cogliere da senatore il disegno salviniano contro la democrazia rappresentativa. In questi giorni ha colto che per il Conte2 il pericolo è chi vorrebbe farne non l’evolversi del voto del 4 marzo bensì l’avvio della restaurazione con a capo il PD. Così Renzi ha sparigliato e, costituendosi quarto gruppo determinante, ha messo al tappeto la restaurazione.

Le critiche mossegli hanno poco senso. Un problema Renzi lo ha, ancora una volta. Non lo stare sul palcoscenico, ma quale copione recitare. Per scriverlo Renzi non ha né formazione né passione. In tutte le occasioni citate, le esigenze del paese richiedevano di affidarsi sempre più ai cittadini, nei rapporti e nelle scelte. Cioè un approccio liberale. Però un approccio ostico per Renzi che ha scelto altri percorsi. Si pensi alla risposta all’esigenza 2016 di revisione costituzionale: un progetto oligarchico contro i cittadini non in grado di soddisfarla.

Per soddisfare l’esigenza antirestauratrice, Italia Viva non potrà contentarsi di avere acquisito il diritto di presentarsi alle elezioni senza raccolta firme, un obiettivo asfittico. Dovrà operare per colmare la distanza dai cittadini con strumenti adatti ai cittadini. Nel caso, aiutando il governo a seguire questa linea in termini dinamici, senza chiedere blocchi socio culturali per ammanniscano indirizzi rigidi.

Per esemplificare. In campo istituzionale collaborando al taglio parlamentari e ad avviare il dibattito civile sui conseguenti obiettivi di riequilibrio proporzionale del sistema elettorale. In campo economico collaborando sulla scelta della manovra da fare, mettendo a cuccia le burocrazie ministeriali che vogliono sostituirsi a Gualtieri nel decidere le linee. In campo immigrazioni, appoggiando la ripartizione concordata tra membri UE che evita l’estremismo sovranista ma recide i legami finanziari al business dell’accoglienza. Nel campo della scuola, frenando il neo ministro, il quale, con il tassare le merendine e l’auspicare lo sciopero degli studenti per il clima, sorvola sul compito dell’istruzione di formare gli individui al risolvere i problemi, non allo sbandierarli e basta.

Insomma il metodo della libertà del cittadino. Del resto, Bertinotti (sinistra doc) ha spiegato da poco l’urgenza di seguire il liberalismo cancellato da anni. Renzi, questa volta, sarà all’altezza?

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