Fede & realtà

Scritto per la rivista bimestrale NON CREDO

Il viaggio apostolico del Papa in Madagascar e alle Mauritius, fornisce ai laici un’ulteriore spunto circa la necessità di impegnarsi per irrobustire ancor più la laicità quale metodo con cui adeguare le regole del convivere.  Di fatti il Papa, presentato quale grande innovatore, lo è solo nelle forme, mentre nella sostanza è un fermo assertore della dottrina tradizionale della Chiesa. Anche ora, ha insistito abilmente su due punti ovvi sotto il profilo religioso, però inutilizzabili nella società civile. La quale migliora solo praticando la laicità civile, non la fede. In questo viaggio apostolico, i due episodi rilevanti al riguardo sono stati il primo in un paese e il secondo nell’altro.

1 – Non è il piano di Dio. Il primo, il 7 settembre, durante la messa ad Antananarivo capitale del Madagascar. Di fronte alla folla di fedeli Francesco ha affermato che la dura sofferenza presente lì e in molti altri luoghi “non è il piano di Dio”. Una legittima espressione della libertà di fede, che per la laicità è essenziale.  Ma anche un concetto che i laici devono impegnarsi in ogni modo ad arginare sotto il profilo dei rapporti tra i cittadini, perché foriero di malfunzionamento istituzionale e di arretratezza della libertà di ciascuno.

Francesco ha sostenuto che l’accesso al Regno dei Cieli non può ridursi all’appartenenza a un gruppo o a una cultura particolari. Quando la “parentela” diventa la chiave determinante di ciò che è giusto e buono, si consacrano comportamenti di privilegio e di esclusione. Discepolo di Gesù è solo chi vede l’altro come un fratello, si commuove per la sua situazione, al di là della sua provenienza. Chi costruisce la storia in fraternità e solidarietà. Chi vive la collaborazione comune come condotta. Il Signore  non vuole che si viva per sé stessi,  lasciando poco spazio agli altri e ai poveri. In questo senso, la sofferenza dell’essere privi di tutto non fa parte del piano di Dio. Da qui l’appello di Gesù a rinunciare ai nostri orgogliosi individualismi per vivere lo spirito di fraternità. Il credente tende la mano, come fa Gesù con lui. Insomma, la povertà è violare  il disegno divino, e il rimedio è stringersi di più  e meglio a Dio.

Non voglio discutere qui il messaggio religioso lanciato da Francesco, compito che non mi compete. Ma intendo rilevare che l’intero messaggio presuppone implicitamente la totale adesione di ciascuno alla figura trinitaria del Dio e al riconoscere la sua onnipotenza.  Dunque, quando si muove dal principio che Dio sa tutto, vede tutto e vuole solo il bene dei  figli, l’attenzione si fissa su quel principio e non si sofferma sulla circostanza che per il credente il volere di Dio in terra è la rivelazione rappresentata in terra dalla Chiesa cattolica e dal suo agire. Dunque, nella pratica, il messaggio fa della Chiesa l’unico riferimento per guidare i credenti cattolici ma non solo – la parentela effettiva – quanto meno nelle grandi scelte umane. Per di più, il messaggio non si pone neppure la questione del come realizzare i principi enunciati con parole emozionanti. In sintesi  questo è il quadro dell’omelia in Madagascar. Negare che le difficoltà nel vivere rientrino nel piano di Dio. Sta qui il bivio in termini di cultura politica.  

2 . L’approccio laico al mondo . I laici, siano o no credenti d’ogni tipo religioso, non fanno riferimento alla Chiesa per scegliere le regole del convivere necessarie per fronteggiare le difficoltà del vivere. Non è per capriccio. E’ in base all’esperienza storica plurisecolare che si va accumulando senza contraddirsi.  Essa ha mostrato sperimentalmente che, nelle cose del mondo, non ha efficacia applicare l’antico  sistema del cercare un modello perfetto, sganciato dai luoghi terreni e  fuori del tempo,  e del darlo ai più potenti perché lo impongano ai loro sudditi.  Cercare un modello perfetto equivale a farsi guidare da un’impostazione religiosa. E l’impostazione della fede si è dimostrata del tutto incapace di  consentire agli umani  l’adattarsi con rapidità a comprendere il variare dei parametri del mondo.

Con il passare di secoli, in specie gli ultimi, la conoscenza ha accelerato il passo nell’allargare il proprio ambito, utilizzando l’aver individuato alcuni parametri di fondo in continua evoluzione. Grosso modo tre. La diversità fisica di ogni individuo umano è il motore per conoscere i meccanismi della vita e farli muovere; il disporre di sempre più energia, quella palese in natura e quella celata, per consentire il funzionamento di quei meccanismi e lo sviluppo tecnologico che li supporta; il tener conto il più possibile del trascorrere del tempo, l’elemento pervasivo dei meccanismi della vita e dei rapporti materiali nel mondo. Questa strada è stata aperta e percorsa dall’irrobustirsi della scienza. La laicità ha avvertito il senso strutturale del metodo scientifico e lo sta applicando anche alle relazioni interpersonali nelle società umane.

L’impostazione della Chiesa è costantemente arretrata perché si arrocca sulla concezione della verità di fede. Che produce inevitabili conseguenze negative.  Porta a volere la comunità unitaria dei cittadini e a diffidare appieno della loro diversità; porta a ridurre la conoscenza al proselitismo; porta a celebrare solo il popolo collettivo senza valorizzare lo spirito critico  dell’individuo; porta all’estrema difficoltà nel rapportarsi alle istituzioni civili ritenute inaffidabili. Francesco , anche  in questo viaggio, ha cercato di aggirare tali conseguenze elogiando il dialogo interreligioso (comunque solo tra i vertici, non tra i cittadini) e auspicando il proselitismo limitato al tifo negli stadi. Ma è un tentativo incoerente con la fede, dato che sia il dialogo interreligioso sia l’accantonare il proselitismo, sono una parziale accettazione del contrapposto metodo laico. Di nuovo si arriva dopo la laicità.

3- Dati di fatto. Peraltro sono stati sempre così i comportamenti della Chiesa e la cautela usata.

Galileo condannato per la colpa di scoperte che minavano la dottrina teologica. Un atteggiamento allora contro i fatti, di cui la Chiesa ha finito per scusarsi dopo cinquecento anni.

L’accanito  rifiuto del principio di separazione Stato Chiesa. Prima attraverso la scomunica di Cavour e degli italiani per Roma capitale (però negli ultimi anni la Chiesa prende parte a celebrare la presa di Porta Pia condannata nel 1870).  Poi, dopo il Concordato 1929 con il fascismo, la Chiesa difende di  continuo il sistema concordatario, che la privilegia (conniventi i clericali). Nonostante non  sussista in Italia il pericolo per la libertà religiosa che la Chiesa stessa riconosce essere la sola giustificazione del  sistema concordatario.

La forte opposizione nel 1970 alla legge sul divorzio seguita dal forte appoggio al referendum per abrogarla. Eppure era una legge che non imponeva il divorzio bensì dava facoltà di divorziare a chi lo voleva. Tanto che, oggi, anche gli ambienti ecclesiastici riconoscono l’opportunità della legge.

Insomma, è normale  che la Chiesa predichi il suo credo.  E’ inaccettabile tradurlo in regola per i rapporti civili, perché li renderebbe rigidi ed autoritari. Il credo religioso non deve trasformarsi in privilegio gestionale.

4 – L’accoglienza. Il secondo episodio del viaggio apostolico, c’è stato l’ 8 settembre, durante l’incontro a Port Luis, capitale dell’arcipelago delle Mauritius, con le autorità della consolidata democrazia parlamentare. Qui il contesto era differente: un’economia valida soprattutto nei prodotti agricoli (e nella marcata attenzione al  turismo), in  crescita da decenni. Francesco ha parlato su altri temi a lui cari, vale a dire la sfida dell’accoglienza dei migranti che affluiscono per lavorare e migliorare le condizioni di vita.  Perciò ha richiamato gli antenati dell’arcipelago protagonisti di una cultura dell’incontro che riconosce la dignità e i diritti di tutti. E li ha contrapposti ai sovranisti europei che perseguono politiche identitarie ed esclusive.

Con questo paragone, il Papa  conferma la distanza dalla laicità. Lui suppone il mondo statico e non considera né l’evolversi nel tempo né le specifiche condizioni dell’evolversi. La notevole densità di popolazione dell’isola di Mauritius (tre volte abbondanti quella italiana) non è arrivata negli ultimi decenni. E’ un fenomeno antico, collegato alla pluralità religiosa (con prevalenza induista) degli abitanti caratteristica  delle isole nel tempo. Alle Mauritius prevale il cosmopolitismo delle diversità. Il che prova  che questo è un sistema efficace di convivenza, ma non  prova che sia sorto all’istante in base al dover essere teorico. E’ occorso molto tempo e l’equilibrarsi di tensioni nelle epoche coloniali per consolidare una libertà di rapporti tra diversi. Questo ha creato la stabilità e la giustizia,  non il contrario. L’accoglienza quindi deriva da come i cittadini intendono vivere tra diversi per cultura e religione. Non può essere imposta né per scelta religiosa né per meno nobili interessi a farsi finanziare l’accogliere dalle istituzioni né  prescindendo dalla capacità dei territori di ricevere e degli abitanti di accettare i migranti. Tutte condizioni ineludibili per i laici. Mentre la Chiesa pratica la tradizione di impartire precetti di vita da imporre ai cittadini.

5- Impegno dei laici. Il  viaggio apostolico di Francesco è un ulteriore richiamo ai cittadini laici. Impegnarsi con insistenza sui temi del convivere. Non per combattere la religione cattolica – essendo la libertà di culto un pilastro del metodo laico – ma per contrastare clericali e conformisti  e dar forza ai giudizi critici nella libertà i quali costituiscono il rapporto aperto tra i cittadini che fa la convivenza feconda. I laici non devono mai cedere alla logica religiosa, che applica il mondialismo, prescinde dai territori, pensa solo alla comunità e illude che il mondo sarebbe privo di difficoltà qualora si seguissero i precetti di fede e i rappresentanti di Dio. Al contrario i laici seguono esperienza e fatti.  Per loro, le difficoltà di vivere sono una realtà e la cosa più efficace è affidarsi al conflitto democratico tra cittadini diversi al fine di correggere i meccanismi del convivere terreno che  non funzionano in modo adeguato.

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