Cambiamento e restauro (a Dario Di Vico)

Caro Di Vico,

trovo centrata e rilevante la tesi di fondo del Suo articolo odierno sulla fretta  di Cernobbio. Non mi fermo qui solo perché l’ultimo paragrafo suggerisce una terapia non in linea con questa tesi.

Lei usa un’immagine dirimente, quando scrive che a Cernobbio “molti finiscono per incorrere negli stessi errori che avevano concorso a spalancare le porte al populismo”. Per correggere quegli errori, prima Lei fa riferimento al fatto che i gruppi dirigenti debbano tener conto delle decisive novità in tema di comunicazione, soprattutto sulla sua velocità inedita (il che è corretto, anche perché già sottolinea indirettamente che non si può dirigere prescindendo dai fatti).   Poi argomenta sul rapporto tra presente e futuro, sottolineando opportunamente la necessità che “le élites seguano i movimenti della società anche se smentiscono i loro scenari”. Indiscutibile (per capirlo non occorre un sociologo, basterebbe chiamare un liberale coerente). E ancora opportunamente Lei si dice pensieroso quando il nuovo governo parla di riformismo radicale senza completarlo con l’aggettivo “efficace”, vista la pregressa mancanza di “capacità di produrre reali svolte nelle culture e nei comportamenti”.

Questa analisi poggia sulla constatazione oggettiva che il 4 marzo 2018 non è stata l’adesione a proposte populiste (inesistenti) bensì il figlio dell’annoso distacco dei governanti dal cittadino.  E’ questo distacco che ha scucito la società italiana. Per ricucire lo strappo, però, sarebbe assurdo affidarsi alle grandi agenzie pedagogiche, le quali hanno variamente comprovato per decenni l’incapacità di adeguare la propria funzione al di fuori dell’applicare  modelli rigidi di bene comune dettati dalle rispettive immediate convenienze conformistiche. Per ricucire lo strappo occorre mutare il concetto politico guida. Non inneggiare ad un’unità impossibile e quindi utopica. Valorizzare le diversità del cittadino per affrontare i problemi della vita,  attraverso norme e iniziative che favoriscano il confronto sui fatti tra i rispettivi progetti , la scelta mediante il metodo democratico, e la  continua verifica dei rispettivi risultati.

L’emergere della fretta che giustamente Lei ha rilevato e criticato, dimostra con chiarezza come troppi continuino a non accettare il risultato del 4 marzo 2018 e con il governo Conte2, battuto il sovranismo, fremano per avviare l’epoca della restaurazione. Oltretutto irrealizzabile,  vista l’impossibilità di prescindere dalla maggioranza relativa in Parlamento del M5S. Baluardo della volontà di cambiare, pur mancando della cultura e dell’esperienza per attivarlo.  

Per arrivare al nuovo concetto politico guida, occorre che sempre più  cittadini non seguano consapevolmente strade del passato.

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