Una formula diversa in continuità con il 4 marzo

Il gabinetto Conte 1 non c’è più e Salvini è fuori dal Ministero. E’ fallita l’improvvisa crisi aperta da Salvini. Voleva pieni poteri e viene estromesso. Farà fuoco e fiamme, forse avrà successi regionali, ma la rappresentanza parlamentare ha frantumato il sovranismo. I cittadini sono al centro della democrazia italiana attraverso gli eletti e finché esiste una maggioranza in Parlamento, la scadenza elettorale è ogni 5 anni. Le grancasse mediatiche, l’abuso del termine cittadino per schiacciarlo, sono recite sovraniste estranee al confronto tra progetti distinti sulla convivenza.

Il governo Conte 2 non è la svolta richiesta dal PD, bensì l’evolversi del 4 marzo ‘18 con una formula diversa, ancora imperniata sui M5S, di gran lunga la maggioranza relativa. Il 4 marzo i cittadini hanno rifiutato il modo di governarli nel decennio precedente, che era gestire accantonando il cittadino. Da qui il contratto di governo giallo verde, che ha introdotto novità non irrilevanti a disdoro dei fautori della restaurazione. E’ finito quando il sovranismo ha provato a far prevalere la restaurazione a destra. A questo punto, la risposta non è stata la restaurazione a sinistra (un sogno nel PD) bensì il governo Conte 2 , attento alla centralità del cittadino promossa dal voto del 4 marzo.

Non è stata una risposta semplice. Per opposti motivi, tanti mezzi di comunicazione hanno rincorso notizie fantasiose con la frenesia di far passare l’idea che il M5S era finito. Nella fase finale si sono inventati di tutto. Prima che il voto sulla piattaforma Rousseau sarebbe stato estraneo allo spirito della Costituzione (tesi assurda, poiché ogni partito –le burocrazie e i partitocrati lavorano dal 1948 per non definire il come associarsi in partito – stabilisce le procedure con cui decidere). Poi che il Presidente Conte avrebbe scelto lui il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nella persona di un noto alto funzionario (tesi clamorosamente smentita dalla nomina del già Ministro M5S Fraccaro imposta da Di Maio).

Ora visti i nomi del governo Conte 2, alcuni tratti somatici sono chiari. 29 punti programmatici abbastanza precisi nell’indicare una potenziata volontà innovativa. Parecchi nomi nuovi ma non dilettanti allo sbaraglio. Un palese avvicinamento all’UE per farla evolvere senza rifiutarla (la Presidente Von der Leyen è stata eletta con 9 voti di scarto di cui 14 del M5S). Un ministro degli Esteri che è una figura politica priva di esperienza ma più incisiva di un diplomatico di carriera. L’impegno sull’innovazione dato ad un’ esponente M5S professionista del ramo. Nei dicasteri economici una squadra tutta PD, il solo del resto con esperti in materia. Un Presidente del Consiglio incline al M5S, capace di realismo analitico e coerente nei comportamenti. Un governo gradito nel mondo. Conte dovrà dare contenuti all’intento del M5S di cambiare ed evitare l’emergere delle antiche abitudini elitarie di gestire senza evolvere.

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