Sulla riduzione dei parlamentari 2 (ad Antonio Pileggi)

Caro Antonio,

un po’ in ritardo commento le tue osservazioni circa la mia mail (23 agosto) concernente il tuo post Facebook sull’articolo di Grandi.

In sintesi, il fulcro della mia mail non era sul progressivo prosperare della diminuzione dell’uso del merito nella macchina pubblica. Che è indubbio ma che serve a poco denunciare , dal punto di vista della cultura liberale, se non si lega l’utilizzo della denuncia all’indicare una strada correttiva dei difetti intervenuti nell’istituzione pubblica. Omettere la questione della terapia, manifesta di fatto una concezione della denuncia del malcostume funzionale ad affermare un dover essere di tipo ideologico, non al valorizzare la diversità del cittadino.

Una riprova si trova proprio nell’esempio che fai a proposito dei poteri dati ai sindaci. La legge venne fatta nel marzo del ’93 per cominciare ad introdurre il maggioritario e correggere la frammentazione partitocratica in ambito locale. Solo che, nella logica liberale, era un riforma innovativa di cui valutare le conseguenze, mentre di lì a pochi mesi il PLI si sarebbe dissolto e le nuove formazioni avrebbero contraddetto la loro origine dimenticandosi del tutto di effettuare i controlli su pregi e difetti ( ambedue presenti) della nuova norma sui sindaci. La questione poi del partito dei sindaci deriva dal rapido e progressivo appiattirsi del dibattito politico su idee e progetti, che iniziò da allora in base al serpeggiante attacco alla democrazia rappresentativa contenuto in una concezione distorta del bipolarismo tra coalizioni elettorali ridotto ad un sistema di potere.

Il punto essenziale è prendere atto che, nonostante i continui insuccessi sperimentali, il mondo della sinistra in genere, marxista e cattolica, (anche la migliore per cultura e testa) , persiste nel cercare il bene comune e non all’affidarsi al cittadino nel giudicare e nel progettare. Non ammette la sperimentata validità del metodo liberale. Ce ne è conferma a getto continuo.

Stamani su Repubblica, un lungo articolo illustra in dettaglio la strategia del PD (che viene attribuita ai 29 punti del Conte2) per mascherare la necessità di approvare subito il taglio dei parlamentari volto dal M5S. Leggilo, non posso riassumerlo in breve. Ebbene, tale strategia non contiene nulla di scandaloso, anzi, ma rende la questione assai articolata ed incerta e dunque foriera di uno scontro con il M5S (che sostiene una proposta semplice), messo in conto nella speranza di poter arrivare ad un referendum complesso di tipo palingenetico che faccia passare l’attuale impostazione PD. Certo non il referendum renziano, ma comunque una cosa da esperti e di ardua applicazione se non si parte con l’attivare la discussione tra i cittadini.

Del resto, anche i primi dissensi degli ultimi tre giorni nel Conte2, fanno percepire la propensione di molti del PD a fare scelte a prescindere dai cittadini così da restaurare l’antico sistema.

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