La politica di pancia e di testa (a Maurizio Molinari)

Raffaello Morelli replica a Maurizio Molinari

Caro Direttore,

Le sono grato per la rapida risposta. Quanto al Suo contenuto, è uno spunto di riflessione , ma mi permetto di insistere sulla mia tesi.
Nell’ordine. Perché la democrazia libera è sempre caratterizzata da cambiamenti (ora appaiono rivoluzionari dato che chi governava si era illuso di governare a prescindere dai cittadini). Perché il voto del 4 dicembre 2016 non fu soprattutto contro Renzi ma derivò in sostanza dall’esatta percezione che si trattava di una proposta oligarchica e dissennata (ricorda la tesi agostana della proponente secondo cui il NO sarebbe stata una sconfessione del Parlamento, tesi in dispregio dell’art.138?). Perché la deduzione che Salvini , avendo vinto le europee, vincerebbe facile anche le politiche, è quanto meno precipitosa. Perché il populismo non si è generato da sé ma è stato generato dalla comprovata perdurante incapacità di avere progetti di governo improntati al risolvere anche i problemi italiani e non solo a gestire il potere posseduto.
Insomma la pancia conta ma alla lunga prevale la testa. E insistere nella rinuncia al confronto sulle idee e sui progetti per convivere tra diversi , sarebbe un avvelenare le fonti alla ricerca di una inesistente ricetta miracolosa fuori del tempo.
Cari saluti

Da Maurizio Molinari a Raffaello Morelli

Caro Morelli, grazie per l’email, la sua considerazione sarebbe fondata in tempi normali ma ci troviamo in una stagione di cambiamenti rivoluzionari nella quale l’elettorato è fluido e vota con la pancia, non con la testa. Ad esempio sul referendum costituzionale gli italiani non votarono sul quesito ma contro Renzi. Dunque, le elezioni sono indicatori degli umori popolari: da qui il vento a favore di Salvini uscito dalle europee con la relativa deduzione sul fatto che oggi la Lega è maggioranza relativa nel Paese. La sua lucidità di analisi è una lente importante, la invito solo a ponderarla con il sentimento prevalente del paese che resta, ahimè, il populismo, un caro saluto

Da Raffaello MORELLI a Maurizio Molinari

Egregio Direttore,

come liberale seguo con cura quello che Lei scrive e che dice negli interventi televisivi, dal momento che Lei svolge considerazioni ampiamente fondate sui fatti e argomentate in chiave di concretezza critica. Ed è pressoché il solo a farlo. In questi Suoi interventi, peraltro, mi pare di cogliere (ad esempio ieri al TG1) un aspetto che sarebbe opportuno chiarire. Anche Lei si riferisce ai risultati delle europee per avallare in sostanza che Salvini, attualmente, ha la maggioranza degli elettori. Ma questo è un passaggio logico inapplicabile per arrivare ad una valutazione politica realistica.

Infatti, un punto essenziale della concezione fondata sulle scelte elettorali del cittadino (suffragata in pieno dall’esperienza) è che il voto dipende soprattutto dal per che cosa si vota. E del resto da quaranta anni i fatti confermano che il voto alle Europee determina gli eletti italiani al Parlamento UE e non determina il voto alle politiche e alle amministrative. Una simile concezione che lega il voto al cosa si vota, è la sola che coinvolge davvero il cittadino nello scegliere gli indirizzi al Parlamento pernio della democrazia rappresentativa. Perché in vario modo – di certo ora i sovranisti ma anche i fautori del mandato ideologico – molti gruppi politici fanno appello al giudizio dei cittadini per meglio usarli irreggimentandoli in visioni utopiche connesse all’uomo forte oppure ad un’entità poltica sovrastante. Una democrazia che intenda davvero essere rispettosa dei cittadini (quindi libera) non può prescindere dai numeri parlamentari e dalla loro durata per il periodo costituzionalmente previsto (nella fattispecie cinque anni). E’ questo lo scoglio su cui è naufragato l’improvvido Capitano sovranista, disattento alla mappa dei meccanismi pubblici.

Non crede anche Lei che varrebbe la pena di far rilevare ai lettori e agli ascoltatori che aver vinto alle europee, non significa automaticamente ottenere il medesimo risultato alle politiche, risultato che dipende da altri giudizi su materie differenti? A me pare che sarebbe un modo per arginare la pretesa di costruire le istituzioni con l’emotività.

La ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti
Raffaello Morelli

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