UN ACCORDO LIMITATO PER GOVERNARE OGGI

Il Presidente della Repubblica ha concluso il primo giro di consultazioni ricordando che il ricorso alle elezioni è una decisione da non assumere alla leggera, visto che la Costituzione chiama al voto per eleggere il Parlamento ogni cinque anni. Il ricorso agli elettori è necessario qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di governo. Motivo per cui, il Presidente ha dato ai partiti quattro giorni per formulare una proposta da presentare nel secondo giro di consultazioni.
Questa esemplare lezione costituzionale è un secco richiamo a chi ha insistito sull’andare alle urne per non rafforzare i sovranisti. Scavalcare il dibattito in Parlamento sulla crisi, sarebbe stato un grave errore perché avrebbe negato la funzione rappresentativa del Parlamento ridotto a mero esecutore del mandato elettorale. Concezione che schiaccia la libertà del cittadino in un’esaltazione febbrile dell’immediato, trascurando la valutazione dei risultati insieme alle procedure e ai tempi necessari per raggiungerli. Scavalcare il Parlamento avrebbe rafforzato il sovranismo, che finge di favorire il cittadino, ma privilegia il sistema dell’uomo tutto fare al comando.

La via parlamentare era obbligata per la crisi, ma non è di per sé risolutiva. Lo diviene se i gruppi politici accettano i dati fatto. Prima di tutto il risultato del 4 marzo 2018. Gli italiani hanno bocciato i modi di governare fin lì succedutisi. Da quel voto sono derivati l’ampia maggioranza relativa M5S in parlamento e poi il contratto gialloverde, da allora in corso di attuazione e mai violato fin quando i sovranisti hanno cercato di tornare alle concezioni precedenti. Ora il M5S mantiene una prevalenza insufficiente per fare un governo e il PD non può cancellare il voto negativo rispolverando la superiorità di prima. Per far convergere gruppi diversi nel fondo, occorrono accordi limitati alle questioni oggi dirimenti.

Del tipo, una democrazia rappresentativa più funzionale (la riduzione dei parlamentari, a parte contenere i costi, avrà un effetto maggioritario, da equilibrare col rendere proporzionale il sistema elettorale), iniziative pubbliche per affrontare il disagio dei cittadini individui (salario minimo, reddito di cittadinanza), impegno per spingere l’UE ad un maturare comune non affrettato e non burocratico tra stati di storia differente, non concepire come indiscriminati il soccorrere e l’accogliere (la linea del nuovo Presidente UE), una politica economica che favorisca l’imprendere riducendo gli oneri della macchina e ne snellisca le strutture, la cura dell’ambiente di vita, un’autonomia regionale non disgregatrice.

Non è detto che questi accordi limitati si trovino. Se così fosse, non resta che la strada del voto prima dell’inverno. Lo svolgersi della crisi avrà però fornito indicazioni inequivoche ai cittadini per valutare meglio i comportamenti e le proposte di ognuno, così da fare scelte senza illusioni.

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