Sovranisti e verdi, dove sono deboli (a Giovanni Orsina)


Lunedì 20 maggio Raffaello Morelli replica ad Orsina

Caro Orsina,

senza dubbio in un articolo di giornale non si può dire tutto. E senza dubbio nell’ultimo quarantennio vi è stata la frammentazione individualistica. Però a me pare che non si sia dissolta l’idea liberale di individuo (che resta pimpante e feconda). Si è dissolto l’inganno, da parte di gruppi non liberali nel profondo, del gestire le istituzioni secondo una logica avversa all’individualismo liberale in cui erano state concepite. Nonostante fosse noto che ogni botte può dare il vino che contiene.

Grazie degli auguri che contraccambio
Raffaello

Nelle ultime ore del 19 maggio, Giovanni Orsina risponde:

Caro Morelli,

per come la vedo io, il problema consiste nel fatto che nell’ultimo quarantennio si è compiuto un processo di frammentazione individualistica, ma nel contempo si è dissolta l’idea liberale di individuo. Ma, ovviamente, non è cosa che si possa condensare nelle sessanta righe in un articolo di giornale.

Buona serata e buona settimana entrante,

Giovanni

Domenica 19 maggio Raffaello Morelli scrive a Giovanni Orsina

Caro Orsina,

il Tuo articolo di stamani sabato è una riflessione stimolante sulle caratteristiche comuni di sovranisti e di ambientalisti nell’UE alla vigilia del voto. Trovo però problematica la descrizione della quarta.

Tu dipingi il mondo attuale  come fortemente individualistico e questo mi pare un termine inesatto, perché oltre al senso (esatto) di mondo assai frammentato, da l’idea (non esatta) di mondo in cui nelle relazioni politiche prevale il metodo individualistico. E’  un’inesattezza che distorce non poco il discorso. Nel senso che quello da Te giustamente osservato sulle speranze infondate nell’ultimo quarantennio a destra e a sinistra, dipende  appunto dal fatto che destra e sinistra non partono dall’accettare la diversità individuale dei cittadini. Essi continuano a proporre assetti pubblici che siano modelli  statici e definitivi.

Non a caso, nel finale concludi che sia le proposte sovraniste che quelle ambientaliste sono  premiate dagli elettori ma sono entrambe deboli. E illustri i diversi perché della rispettiva debolezza: quella sovranista dovuta all’incoerenza tra decostruire il passato e costruire l’identità su di esso, e quella ambientalista dovuta al ricercare nella scienza un determinismo cui la scienza è aliena per natura. Peraltro non sottolinei che la sperimentazione storica ha mostrato con chiarezza come sia decisivo cambiare di continuo facendo tesoro dei risultati e non privilegiare la conservazione perbenista del potere acquisito in precedenza. E che tale cambiamento si attiva soprattutto valorizzando il conflitto secondo le regole tra i cittadini individui.

Da qui emerge la concreta ragione del preconizzato buon successo nel voto UE dei liberali (fisiologicamente attenti al cittadino) ed anche  la conferma  dei movimenti populisti, i quali esprimono una chiara aspirazione al cambiamento, anche se non assistita da una capacità culturale per costruire le istituzioni e tanto meno da un’esperienza operativa per farlo (emblematico il caso dell’Italia).

Nel complesso, rispetto agli impulsi della destra illiberale e del solito statalismo determinista, sono largamente preferibili i fautori del primato del metodo individuale.

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