Un gesto da non prendere sottogamba

Non va preso sottogamba il gesto manuale del cardinale Krajewski, elemosiniere del Papa, nel riallacciare la fornitura elettrica ad un immobile occupato da tempo. Non tanto per le sicure conseguenze legali del gesto (di cui il cardinale si è assunto ogni responsabilità) su iniziativa dei soggetti interessati a vario titolo (i proprietari, la società elettrica, le assicurazioni, la procura). Quanto, soprattutto, per il tema del come affrontare le difficoltà del vivere. Sul quale l’approccio civile e quello religioso sono opposti.

Per affrontare le difficoltà, ne va innanzitutto riconosciuta l’inevitabile esistenza. Già qui i due approcci non coincidono, dato che la religiosità propende a far sperare che esista una vita priva di difficoltà (lo stesso le ideologie in campo civile). Ma anche ammesso che sul punto la non coincidenza sia componibile, è sul come affrontare quelle difficoltà che resta massima la contrapposizione tra i due approcci. L’approccio civile dello Stato parte dall’esame della natura specifica della difficoltà nelle sue componenti materiali e sul costruire norme ed interventi protettivi e lenitivi, con il criterio dello sperimentare e del correggere. L’approccio religioso della Chiesa parte dall’affrontare la difficoltà quale frutto dell’indifferenza delle istituzioni umane e si limita a rimuovere con la volontà il problema contingente nel segno della solidarietà emotiva e della speranza provvidenziale a costo dell’addossarne gli oneri a terzi (di oggi e di domani) senza cercare soluzione effettiva. Va sottolineato che l’approccio civile, con tutti i suoi limiti, si è dimostrato nei secoli assai più capace di migliorare a passo a passo le condizioni umane e che dunque la via maestra è quella della separazione stato religioni. L’approccio religioso è libero ma resta il modo ancestrale di rispondere all’ignoto senza conoscerlo, dunque inefficace.Il gesto del cardinale Krajewski non va preso sottogamba, perché di nuovo c’è la platealità dell’atto, non casuale. Il cardinale non ha pensato a pagare il debito accumulato, se non dopo il riallaccio (e con una colletta ancora da fare). Vale a dire non si è misurato con la causa economica del taglio della fornitura elettrica (che è la logica civile pubblica) bensì ha riaffermato il volontarismo della Chiesa nella quotidiana assistenza sociale. Con modalità senza chiari precedenti nei rapporti concordatari. Quel volontarismo è un’interferenza nella vita italiana (grave, eppure riparabile a norma di legge) ed equivale ad un tentativo di spargere il principio politico che la soluzione delle difficoltà sociali passa dall’adottare metodi analoghi a quelli del cardinale (ci sono già da parte dei cittadini dichiarazioni spontanee di correità e il vescovo ausiliario di Roma, Lojudice, ha dichiarato che il bene delle persone vien prima della legalità). E ciò è un prodotto tossico per la tenuta democratica, che fa danni nel tempo.

La politica civile non deve sottovalutare il gesto del cardinale e non cedere alla tentazione di schierarsi come tifoseria dell’una o dell’altra parte.

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