Radici dell’Europa ed identità (ad Ernesto Galli della Loggia)

domenica 28 aprile 2019, Raffaello Morelli risponde a Ernesto Galli della Loggia

Egregio Professore

La ringrazio per la risposta, che riprova come l’importante resti il confrontarsi pacato smarrito da un quarto di secolo.

Nel merito, parto dal fatto che io non ho scritto che un’identità non ha o non deve avere radici nella storia (anzi in un passo ho scritto il contrario). Io affermo che ricorrere ad un’identità derivante da un monumento o ad una norma costituzionale fondata su fatti storici, è un fraintendimento grave del mondo reale. Le abitudini consolidate dei cittadini sono state per secoli di quel tipo, ma poco alla volta è emerso che queste non sono abitudini produttive, nel senso che non portano benefici evolutivi alla convivenza e non fanno conoscere di più. Rispetto alla conoscenza, sono statiche.

Questo è l’essenziale della mia posizione. Del resto è in piena coerenza e continuità con il mio essere esponente della cultura politica liberale (di per sé non un’ideologia bensì un metodo). Al riguardo, Le ricordo che senza dubbio sono stato uno degli 11 fondatori della coalizione Ulivo quale rappresentante della Federazione dei Liberali, ma nei documenti dell’Ulivo da noi sottoscritti (in contrasto al berlusconismo che stava facendo danni) non troverà che l’antifascismo sarebbe “il fulcro, la base, la ragione d’essere della nostra Costituzione”. Che è una tipica concezione ideologico religiosa appartenente ad un altro piano da quello dell’identità liberale. E che è semmai la concezione del partito PD, del quale come liberali non per caso siamo sempre stati oppositori (al punto da sopportare l’abbandono di Zanone, in seguito rientrato a ragion veduta).

Quanto alla Sua ricostruzione del mio essere laico, è esattissima per l’appartenenza, ma del tutto infondata per la posizione sostenuta da decenni in centinaia di scritti. Sono stato sempre contrario alla pretesa del comunismo russo nascente e alla prosopopea anticlericale di voler sradicare la religione dall’animo del cittadino concentrando sulla Chiesa le colpe del mondo. Il ricorso ad una qualche credenza è un carattere umano ancestrale per trovare risposte all’ignorato. I liberali e i laici sono gli unici ad avere consapevolezza che non si conosce tutto e che l’aspirazione a completare il conosciuto non va compressa. Ma, a differenza dei fautori della tradizione statica ed eternizzante, hanno capito che il conoscere di più va affidato non ai sacri testi, bensì al confronto sperimentale tra le ipotesi e le proposte dei conviventi individui.

Ciò non vuol dire affatto negare lo spazio mentale pubblico che è costituito dalla memoria e dall’identità collettiva. Vuol dire aver verificato che l’identità collettiva pubblica può esser ritenuta esistere (anche se è una pura teorizzazione mentale) ma resta completamente sterile. Quella che vive nel mondo è l’identità multipla e simultanea tra miliardi di individui diversi. In giro c’è l’abitudine intellettuale a imprigionare i progetti in categorie fisse e a ridurre il tempo a quello del passato, ma l’evidenza è che le categorie sono cangianti e che il tempo è quello di oggi e del futuro. E dunque l’identità è quella individuale in carne ed ossa che si manifesta quotidianamente.

Mi sento rassicurato da un fatto. Finora, mentre la mia impostazione oltre la concezione statica la include come caso particolare, il viceversa non è vero. E ciò corrisponde ad una caratteristica del conoscere che avanza.

Con i migliori saluti

sabato 27 aprile 2019, Ernesto Galli della Loggia risponde a Raffaello Morelli

gentile Raffaello Morelli,

la ringrazio innanzi tutto per l’attenzione che ha voluto riservare al mio articolo, ma credo proprio che non siamo d’accordo su alcune questioni preliminari, che cercherò in breve di chiarire , non prima di averle fatto osservare, però, che come in tutti i giornali di questo mondo il titolo ad un articolo non lo dà l’autore ma la redazione del giornale stesso. Ciò detto vengo ai punti in questione.

Lei sostiene che è sbagliato pensare che un monumento costituisca un’identità, se non intendendo con questa parola un “valore storico statico” . Ora a parte che a considerare Notre Dame un’identità non sono stato io ma salvo prova conraria l’infinità di commenti che hanno fatto seguito all’incendio (cos’altro volevao dire, se no?) , è ovvio che i monumento, certi monumenti definiscono ovviamente un’identità e lo fanno in modo molto complesso e per nulla “statico” come lei erroneamente pensa. Il Colosseo definisce l’identità di Roma e della sua storia che non è per nulla una cosa “statica”, bensì qualcosa che continua a vivere ancora oggi in mille modi. Un monumento è una storia e dunque un’identità storica (tutte le identità lo sono, non esistono identità che no abbiano radici nelal storia) e finche quei monumenti sono in piedi e conservano quel valore essi vivonpo, sono spiritualmenet dinamici. Lo vada a dire ai francesi cher l’Arco di trionfo o agli inglesi che la Colonna di Trafalgar è qualcosa di statico che non può avere alcun rapporto con il loro presente!

Altra opinione che lei ritieine sbagliata è che un fatto storico non possa “avere ruolo di atto costituzionale”(dizione in verità èpiouttostooscita). ma scusi, mi sbaglio o non è lei che per anni ha militato in uno schieramento politico – quello dlel’Ulivo o comunque del centro-sinistra – che ha sempre sostenuto da parte di tutti i suoi esponenti non uno escluso che l’antifascismo (fatto storico) era il fulcro, la base, la ragione d’essere della nostra Costituzione? E allora? Io credo che in realtà il senso vero della sua obiezione stia in un altro ordine di ragioni. Lei è notoriamente un “laico” a 18 carati, insofferente perciò ad ogni presneza/ruolo dlela religione, e segnatamente del Cristianesimo, in qualunque spazio pubblico. Anche in quel particolare tipo di spazio mentale pubblico che è costituito dalla memoria e dall’identità collettiva. Da qui il suo fastidio per l’improvviso emergere dopo l’incendio di Notre Dame di una memoria e un’identità con un indubbio segno cristiano. E per il mio articolo che si limitava a fare notare la cosa chiamandola con il suo nome. Ora posso capire anche se non condivido affatto il suo fastidio , ma la storia è la storia e a nessuno è dato di cambiarla.

venerdì 26 aprile 2019, Raffaello Morelli scrive a Ernesto Galli della Loggia

Egregio Professore,

nell’articolo odierno Lei espone con chiarezza la Sua tesi circa le radici dell’Europa riscoperte tardi. Tesi fondata  sulla reazione, di variegata origine ma convergente, all’incendio di Notre-Dame.

C’è però un problema. Nel mettere in evidenza gli aspetti della tesi nel quadro di un’appassionata esposizione, Lei muove da due presupposti intrecciati ma lasciati ambedue indefiniti:  che un monumento costituisca un’identità e che un fatto storico abbia il ruolo di atto costituzionale.

Un monumento costituisce un’identità solo se con questa parola si intende un valore storico statico, e non una caratteristica vivente di più individui al passar del tempo, dal presente in poi. Inoltre, un fatto storico ha il ruolo di atto costituzionale  solo se come atto costituzionale si intende una norma rigida nel tempo e non un complesso di regole capace di modellarsi all’evolversi dei rapporti individuali anche sulla base delle conoscenze nel frattempo acquisite. 

Lei espone la Sua  tesi partendo dai due presupposti definiti ciascuno nella prima rispettiva accezione. In pratica adotta un’impostazione statica, in base alla quale il titolo da Lei dato all’articolo è espressivo in pieno (peraltro non corrispondendo alla realtà del mondo). Definendo invece i due presupposti ciascuno nella seconda rispettiva accezione, si muta il punto di vista. La convergenza delle reazioni all’incendio di Notre-Dame rimane come espressione oggettiva e significativa per  una ferita ad una vestigia del nostro passato europeo, che nei secoli si è svolto all’insegna di un clima giudaico cristiano.  Però non si chiede più un’identità affidata alle radici statiche fissate costituzionalmente in un lontano passato.

In sostanza si approda alla concezione della convivenza tra individui diversi  che confliggono nel rispetto delle norme scelte e in base ad i risultati ottenuti. La concezione che si è dimostrata indiscutibilmente la più feconda in base all’esperienza storica. Vale a dire, la concezione che si occupa dell’identità da vivere dei cittadini di oggi e di domani e non dell’identità vissuta da quelli che ci sono stati in precedenti epoche storiche. La differenza sta nell’esser consapevoli e nell’accettare che il tempo muta gli organismi facendoli evolvere.

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