Sull’ideologia del M5S (a Nadia Urbinati)

Nadia Urbinati risponde due ore dopo:

Aspettiamo e vediamo se il risveglio 5stelle e la distanza dalla lega sono tattica elettorale oppure reale nuovo corso. Io spero in questa seconda soluzione.

Raffaello Morelli scrive a Nadia Urbinati

Cara Urbinati,

il Suo articolo odierno di Repubblica sull’ideologia usa e getta del M5S fa un giusto rilievo, collocandolo però in una prospettiva non adeguata all’oggi. Rendendolo dunque inefficace. Tanto che la conclusione da Lei scritta nell’ultima riga (“Tristissimo che le buone cause siano sollevate da attori sbagliati”) di per sé valida, getta un velo di ambiguità sul come gestire il dibattito politico: focalizzarsi sul tema discusso oppure su chi sostiene il tema?

Con Lei, di cultura liberale, mi permetto di richiamare il metodo liberale che, essendo antiideologico, muove dalla diversità di ogni individuo impegnandosi ad indicare di tempo in tempo le strade per una convivenza migliore sulla base delle regole autodecise dai conviventi. Adottando questo metodo (che l’esperienza storica mostra essere il più efficace), la discussione su ogni tema deve prefiggersi di raggiungere una soluzione a quel tema e non di formare schieramenti ideologici (il che significa sia ovvia la preferenza dei liberali per contratti politici tra gruppi differenti, che siano accordi limitati su programmi di atti da compiere in comune, non sulle idee manifesti ideologici). Di conseguenza, non ha senso in questo momento rivolgere dure critiche all’appartenenza del M5S al gruppo di destra (anche estrema) nel Parlamento Europeo. Ciò che oggi è decisivo è che il M5S abbia deciso di contrapporsi pienamente ai negatori dell’olocausto (nella UE e in Italia).

Né si può ribattere che tali critiche servono per impedire che, il M5S, sollevando la questione della Lega negazionista, possa pescare voti nell’elettorato di sinistra. Non possono servire poiché quell’elettorato ha preferito il M5S al PD a causa dei disastri fatti da quest’ultimo nel governare (volutamente lontano dai cittadini) e nella proposta di riforma costituzionale oligarchica (concepita per diminuire il peso dei cittadini). E perché, più in generale, a quell’elettorato il M5S mostra comportamenti tesi a perseguire il cambiamento (anche se poi non ha gli strumenti di cultura e di esperienza per realizzarlo in modo coerente) mentre il PD ha fatto vedere politiche (a partire da quella dei diritti umani) in chiave del tutto ideologica sganciandole dalla realtà del territorio italiano (tanto da rendere confusa la linea Minniti sui migranti, che affrontava il problema in sé senza inquadrarlo nelle esigenze territoriali). D’altro canto, la nuova segreteria Zingaretti si è staccata dalla concezione renziana, ma non ha ancora delineato un progetto coerente di sinistra occidentale che sia più di un felpato amarcord. Nel complesso è irrealistico pensare che il PD possa rivendicare l’esclusiva sul contrapporsi al negazionismo.

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