Sull’identità del M5S (a Giovanni Orsina)

Caro Orsina,

il Tuo articolo di stamani è come al solito raziocinante e punta a far riflettere. Proprio per questo trovo opportuno segnalarti un aspetto un tantino problematico dal punto di vista liberale. Che provo ad illustrarti.

Alla quarta riga scrivi che “l’identità fragile (del M5S) rischia di andare in pezzi”. Di sicuro è così negli scontri militari tradizionali in campo aperto. Nella fattispecie però l’accento è sulla parola rischia, nel senso che il rischio esiste ma la conclusione è tutt’altro che scontata. Quale sarà l’esito effettivo dipende dalla consistenza profonda dell’identità del M5S che tu dici fragile, soprattutto paragonata alla durezza di quella della Lega (tipica di destra).

Il nucleo identitario del M5S tu affermi che c’è. E ne descrivi la natura, dandole una qualifica, “piccolo è bello”, che secondo me è troppo riduttiva (e di seguito specifico perché), ma facendone una descrizione efficace. In questa descrizione l’elemento centrale è la contrapposizione che fai tra la parte dell’opinione pubblica più interessata alla tutela del piccolo, e le radici soprattutto negative del grande successo elettorale del M5S consistente nel desiderio di sbarazzarsi a qualunque costo delle forze politiche tradizionali.

E’ vero che tali due aspetti esistono. Ma non direi che sono per forza contrapposti. Intanto, la natura del nucleo identitario M5S sta nell’aspirare al cambiamento, pur non possedendo né la cultura di base né le competenze degli addetti sul come concretizzarlo. Ora tale aspirazione è molto più ampia dello slogan “piccolo è bello”, perché – ne siano consapevoli o no – tocca la questione del cittadino individuo. Cioè la questione del cittadino trascurato dai gruppi dirigenti delle forze politiche tradizionali, le quali hanno perfino teorizzato di volerlo fare, come dimostra il tentativo oligarchico del referendum 2016. Nell’anno trascorso dal 4 marzo ’18, PD e FI non hanno saputo neppure domandarsi il perché della loro sconfitta e perciò ovviamente i cittadini continuano a premiare nei sondaggi il governo giallo verde. Non è secondario.

Dunque, l’identità del M5S investe la questione del rifiuto delle elites, perché incapaci di svolgere il ruolo, da loro visibilmente interpretato per mettersi al di sopra dei cittadini giudicati inadatti a guidare un paese. La Lega invece si appunta sul criticare la sinistra, indicandola come responsabile di ogni nequizia, ma al di là della strumentazione propagandistica non pone molta attenzione al ricuperare l’apporto del cittadino individuo. In ogni punto il suo obiettivo è quello della destra tradizionale, acquisire il potere e basta (panem et circenses), non promettendo al cittadino di inserirlo di più. Fino ad oggi, Salvini ha saputo sfruttare le occasioni fornitegli di continuo dal buonismo in stato confusionale (immigrazione, legittima difesa), soprattutto perché ha avuto le occasioni nelle regioni, in cui, sfruttando le leggi elettorali maggioritarie, ha potuto capitalizzare la sua alleanza di centro destra ed in generale perché è stato più funzionale all’abitudine dei mezzi di comunicazione a cavalcare il solito scontro destra sinistra (oscuramente percepiscono che la maggior novità è il M5S con tutti i suoi limiti).

Stando così le cose, la posta in gioco sta sul come potrà svolgersi la battaglia sui problemi politici reali, oltretutto con leggi non maggioritarie. Cioè coinvolgere di più i cittadini nella gestione pubblica od affidarsi di nuovo alle élites appena un po’ imbiancate? A me pare che la questione sia complessa e richieda comunque tempo (a parte la certezza da liberale che più il tempo si allunga e più diviene probabile che vincano i cittadini). Ovviamente nulla di sconvolgente avverrà prima delle Europee, dalle quali emergerà una prima significativa valutazione dei cittadini. Comunque i problemi rimasti ora sul tappeto non paiono più tanto adatti a favorire semplicemente la Lega di Salvini.

Sulla TAV tutte le persone attente hanno capito che la lunga drammatizzazione del problema è stata una sceneggiata dei restauratori e dei mezzi di comunicazione, dal momento che la procedura seguita alla fine non è affatto una novità, bensì una scelta amministrativa sulla base delle procedure esistenti da tempo. Salvini infatti ha fatto qualche uscita teatrale e non di più (tra l’altro pare aver percepito come non sia ovvio identificare l’interesse per un’opera con l’interesse complessivo del sistema). Sull’autonomia Salvini inizia ad avere problemi non indifferenti, poiché l’opinione pubblica sta avvertendo la follia politica di sostenere che il parlamento non potrebbe decidere quale legge fare (equiparando le regioni agli Stati esteri o alle confessioni religiose) oppure di pensare che le competenze regionali debbano esistere a prescindere dalla distribuzione nazionale delle risorse (facendo contare solo gli accordi burocratico ministeriali e regionali per agitare bandiere di cui in realtà si ignora la dinamica).

Certo. Tantissimo dipenderà da come potrà di fatto evolvere il modo di far politica del M5S. A parte la faciloneria demagogica del sinistrismo alla Di Battista (che al di là di battute talvolta efficaci è incapace di governare per intima struttura illiberale), se il M5S vorrà davvero ispirarsi alla patetica bandiera di Rousseau riproponendo il sogno della democrazia diretta (che il Ministro nomina a parole ma si guarda bene dall’attuare nel nuovo referendum propositivo) oppure alla balzana idea dell’introdurre il vincolo di mandato (che può venire solo a persone che non conoscono la realtà dell’esperienza storica sul funzionamento di strutture rappresentative di cittadini inevitabilmente diversi per natura), allora avrà una vita abbastanza breve e finirà travolto. Il punto è, sapranno come escludere le utopie e di fatto dare strada ai cittadini? Vale a dire privilegiare l’identità del piccolo che non si isola?

Vedremo. Ma in ogni caso il problema del rapporto tra cittadini ed elites, diviene sempre già quello centrale per i liberali che intendono affrontare la convivenza all’epoca della globalizzazione e dell’informatica.

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