La UE in difesa della concorrenza

In questi giorni gran parte dei mezzi di comunicazione ha ignorato un fatto importante (il sito del Corriere ha pubblicato un commento di Monti cautamente positivo, subito reso introvabile). La Commissione Europea ha vietato la fusione tra i due colossi Siemens, tedesco, e Alstom, francese (società del settore ferroviario, treni altissima velocità e segnali del traffico anche di metropolitane), per il motivo che farla sarebbe stato un colpo mortale alla concorrenza. Questa decisione ricupera il cuore dell’originario spirito dell’Europa: tutelare le relazioni tra i cittadini, a cominciare dalla concorrenza. L’approvazione della proposta della Commissaria danese Margrethe Verstager, un’esponente del gruppo liberale (ALDE), è l’atto politico di maggior rilievo di questi anni.

La Commissaria ha scritto che Siemens e Alstom non hanno apportato alla loro proposta correzioni per evitare che la fusione producesse prezzi più alti, minore gamma di scelte e minore innovazione. La fusione avrebbe ridotto la concorrenza nel settore, limitando la scelta dei clienti, degli operatori ferroviari e dei gestori delle infrastrutture rotabili. Alle critiche di quanti presentano la fusione quale argine al pericolo cinese, la Commissaria Verstager ha replicato che nella UE in questi due settori “i cinesi non sono da nessuna parte e non li vediamo arrivare”. In più aggiungendo che nell’Ue è molto difficile, per operatori di Paesi terzi, avere l’autorizzazione nel settore segnali ferroviari.

Il No alla fusione dell’UE è stato accolto in Italia con gran freddezza del governo e dei gruppi politici. Il che non può stupire (eccetto per le sedicenti vestali europeiste, quali +Europa e l’uomo immagine Calenda) dato che la cultura italiana preferisce declamare la concorrenza al praticarla.

E’ il costume tradizionale delle ideologie stataliste delle sinistre di origine cattolica e marxista. Le quali, in barba all’esperienza, continuano a dire che competitività è difendersi formando grossi campioni nazionali e proteggendo ciò che già abbiamo. Per loro l’idea di cambiare davvero, cioè il fine e l’effetto della concorrenza, è un’idea diabolica contro i più deboli. Aspirano a proteggere gli amici e sudditi a misura del loro potere, non a far maturare le capacità di ciascuno di scoprire modi nuovi per corrispondere di volta in volta alle esigenze dei cittadini con mezzi più avanzati.

Ed è il costume attuale dei populisti che attaccano le istituzioni burocratiche oscillando tra il sovranismo della destra fautrice dello statalismo nazionale ed una visione di cittadinanza massificata sotto il gruppo dirigente, in attesa di ordini senza partecipazione e indotta a pensare il nuovo come il vecchio interesse generale antiindividualista. Per i populisti è fisiologico convergere sulla teoria dei buoni contro i cattivi mentre non sono interessati a far funzionare meglio i meccanismi democratici e l’economia.

Il mancato apprezzamento del NO dell’UE rivela diffusi pressapochismi. Nell’ottica del governo gialloverde, è davvero strano non appoggiare la Commissione quando dimostra quell’indipendenza dagli interessi franco tedeschi di frequente auspicata. Nell’ottica degli oppositori del governo gialloverde, è davvero strano non scandalizzarsi per l’intento di Francia e Germania di por presto mano ad una modifica delle regole europee vigenti in senso più favorevole agli interessi dei rispettivi colossi.

In vista delle europee, la decisione promossa dalla Verstager è la questione dirimente sul ruolo della Commissione e delle istituzioni UE. L’UE serve a difendere gli interessi economici e industriali europei così come sono (tesi del ministro francese dell’Economia) oppure a varare regole per far sì che quegli interessi si adeguino di continuo restando aperti al confronto nella globalizzazione (posizione liberale)? L’UE come potere delle élites e degli stati forti (tesi del recente patto franco tedesco di Aquisgrana) oppure l’UE attenta alle esigenze dei cittadini europei (posizione liberale)? Questi sono i temi veri del dibattito preelettorale, sui quali si possono combattere con efficacia i populisti.

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