Una contraddizione interna al mondo laico

Il commento di Paolo Crocchiolo , al quale purtroppo rispondo in ritardo, è emblematico di una contraddizione interna al mondo laico: d’accordo sulla laicità, ma adesione preconcetta alle tesi della vulgata anticapitalista. E’ un fenomeno diffuso che i laici, per essere coerenti con la laicità, devono superare. Prendo il caso specifico.
Paolo Crocchiolo indica come fatto fondamentale che non tutti i cittadini, in uno stato capitalistico, godono di uguali diritti. Il che, specie se si intende uno stato democratico, non è vero a meno che per uguali diritti ci si riferisca ad uguali condizioni di vita (il che però non sarebbe laico perché i laici sono consapevoli dell’effettiva diversità di condizioni, che permane anche quando fosse del tutto raggiunto l’obiettivo di debellare la piaga della miseria). Nelle democrazie i cittadini godono di certo di uguali diritti legali, che però esercitano in gradi variabili. Ma la variabilità nell’esercizio dipende o da leggi non funzionanti almeno in parte (e per natura in democrazia ci si impegna di continuo ad adeguarle) ed anche male applicate (per questo vanno lubrificati i meccanismi burocratici) oppure (e non di meno) a causa delle modalità con cui quei diritti sono praticati dai singoli cittadini. Tutti questi casi derivano dal dato di fatto che la vita è contraddistinta dalla diversità degli esseri umani e che qualunque tentativo di farla dominare dalla loro uguaglianza assoluta ha portato a tragedie storiche (e compresso la laicità).
Quindi i laici sono sempre attenti a eliminare le condizioni per cui i diritti legali o il loro esercizio non garantiscono abbastanza tutti i cittadini, ma non disconoscono quanto finora sono riusciti a costruire con le pubbliche istituzioni ( anzi, a differenza di quanto scrive Paolo Crocchiolo, anche e soprattutto nelle scelte politiche, comunque massima espressione della libera convivenza tra diversi). Simili considerazioni non sono un’astratta finzione di un mondo di cittadini, ma al contrario il concreto rilevare come nella realtà interagiscono i conviventi i quali, con l’esperienza, hanno compreso che la ricerca dell’uguaglianza totale e dell’unità sono ricette che hanno già ripetutamente fallito.
Un lampo di richiamo al metodo della diversità civile si trova invece nell’ultimo periodo del pezzo di Paolo Crocchiolo: quando ricorda il tabù di fondo del libero mercato imposto di fatto come un dogma religioso . Anche qui, piuttosto che al principio sperimentato di mercato (che resta il più efficace per consentire il confronto tra cittadini diversi senza dogmi), si riferisce al fraintendimento del concetto quotidianamente diffuso. Eppure basta precisare che quanto i grandi mezzi comunicazione continuano tutti i giorni a chiamare mercato, non è un mercato di cittadini e di merci. Per il resto è vero. Si pensi alla borsa valori che ormai esprime non le scelte dei cittadini a contatto con l’economia fisica bensì le campagne speculative orchestrate dalle agenzie internazionali di valutazione e dagli algoritmi dai computer che fanno in tempo reale investimenti in una logica comportamentale finanziaria affine a quella della roulette. Ecco, su questi punti sarebbe bene che i laici, più che agli anatemi, si dedicassero a sollevare un dibattito per cambiare norme oggi non più adeguate alla trasparenza.

31 gennaio 2019, Paolo Crocchiolo commenta su Italia Laica l’articolo di Raffaello Morelli del 20 gennaio (puoi leggerlo sulla Biblioteca on line a quella data)

Sono d’accordo sulla laicità, ma quando si parla di libere scelte, legalità e cittadinanza non si dovrebbe prescindere da un dato di fatto fondamentale: non tutti i cittadini, nell’ambito di un’entità statale retta dal sistema capitalista, godono di uguali diritti , anche e soprattutto nelle scelte politiche. E’ un dato di fatto che non si dovrebbe ignorare, in qualunque analisi sociale che non voglia essere ispirata all’astratta finzione di un mondo di cittadini, tutti uguali nello scegliere liberamente e laicamente il proprio destino. Anche il tabù di fondo del libero mercato è imposto di fatto come un dogma religioso che condiziona, e attorno a cui ruota, tutto il resto

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