L’origine del bisogno di sicurezza (a Maurizio Ferrera)

La ringrazio della celerità, e confermo che le mie inferenze non sono affatto scorrette. L’indubbia presenza di migranti nel CAS mal gestiti, non c’entra con la campagna contro la migrazione, che è senza alcun dubbio il problema politico centrale della sicurezza. Siccome è evidente che solo un forte ridimensionamento degli afflussi può risolvere il problema. Il caso dei CAS è solo di gestione: può sì indurre anche problemi si sicurezza , ma marginalmente. La questione sicurezza deriva dall’incremento nelle presenze. Un saluto. Rm

MAURIZIO FERRERA risponde
Grazie, ma lei fa inferenze scorrette. Il fatto che ci siano GIÀ centinaia di migliaia di migranti nei CAS non gestiti sul territorio e che il governo non riesca a evitare la loro dispersione come clandestini dovrebbe essere in cima alle priorità di un governo che si dice preoccupato della sicurezza…
Un saluto, Mf

Domenica 3 febbraio 2 019 Raffaello Morelii scrive:

Caro Professore,

sono parecchio stupito che, nel Suo articolo odierno, Lei fondi tutto il Suo ragionamento della prima parte per attaccare il governo Conte su questa frase: “Prendiamo un momento per buona la giustificazione offerta da Conte sul blocco degli sbarchi: minacce alla sicurezza. Ma minacce simili non provengono anche dalla disastrosa gestione delle strutture in cui vengono parcheggiati i migranti già sbarcati?”

Così facendo Lei salta a piè pari la questione logicamente antecedente che dal punto di vista politico è però quella essenziale: l’evitare per quanto possibile l’arrivo dei migranti in Italia.

Riducendo tale questione alla parola “anche” ed omettendo il problema migranti in sé, Lei si schiera, lo voglia o no, dalla parte dei mondialisti. la cui caratteristica fondante è rifiutare l’esperienza degli ultimi secoli. Secondo i mondialisti, i diritti umani vengono prima della libertà; invece l’esperienza mostra che essi vengono dopo la libertà perché è solo la libertà a renderli praticabili. La libertà non è un diritto di natura come vorrebbero i mondialisti. E’ una costruzione faticosa tra individui reali, che crea meccanismi atti a promuoverla e a conservarla, da manutenere in base ai risultati. Costruire la libertà richiede l’esistenza di istituzioni territoriali, ove i cittadini possano vivere al meglio e decidere di cambiare in autonomia. Il mondialismo divarica la connessione tra il cittadino e lo stato in cui vive e sceglie. In chiave mondialista la libertà non è collegata all’individuo cittadino. Chi, come i mondialisti, esalta l’esser cittadini del mondo, fa perdere il legame con il territorio di appartenenza e rende impossibile l’esercizio della sovranità civile tra diversi. In sintesi l’accoglienza di massa non può essere a ogni costo: sia per le risorse di sostegno occorrenti al territorio, sia per il tempo di accettazione occorrente ai cittadini.

Ora, svolgere la Sua argomentazione partendo dalla posizione mondialista secondo cui l’accogliere le masse migranti è un dovere indiscutibile e incondizionato perché rispetta un diritto umano, equivale ad un enorme favore alla destra leghista. Non pensavo fossero queste le Sue intenzioni.

Cordialità

Raffaello Morelli

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