Uguaglianza e diritti (a Franco Chiarenza)

Caro Franco,

desidero fare un’osservazione circa il tuo commento su Il Liberale Qualunque al libro di Pondrano e Scala (che non ho letto) e in particolare su un passaggio. Dopo aver richiamato che l’educazione è tuttora la precondizione essenziale per diffondere il metodo liberale (cosa scontata per noi liberali che qui non riprendo), in merito a Stuart Mill riassumi “alcuni amici che si definiscono liberali affermano che Stuart Mill fu più socialista che liberale per avere egli compreso che la riduzione delle diseguaglianze rappresentava (e costituisce tuttora) una condizione di sopravvivenza per gli stati liberali.” Ineccepibile. Poi aggiungi“ Ma se per tale convinzione Stuart Mill va considerato un socialista dichiaro di esserlo anch’io”. Comprendo l’intento retorico di questo periodo ma non lo condivido. Come forse ricorderai, ti obiettavo già oltre un ventennio fa che uno non può dirsi liberale a piacere. Un cittadino può votare o meno liberale a piacere, ma quanto a dirsi tale può farlo solo rispettando il risultato sancito dalla sperimentazione in concreto di ogni principio liberale applicato.

Il punto, ti dicevo allora, è che quei tuoi amici non sono liberali, sono conservatori, che, avendo dell’individuo una concezione di superiorità solipsistica (o in un certo senso di classe), non accettano il nesso inscindibile tra individuo liberale e diversità umana. Di conseguenza ritengono possibile solo l’uguaglianza tra le persone (che è concetto socialista passionalmente ripreso dalla vecchia tradizione religiosa) e non l’uguaglianza dei cittadini nei diritti, che è l’avvio del liberalismo politico. Confondendo i due tipi di uguaglianza, i tuoi amici non solo non sono liberali ma addirittura finiscono per mettere in difficoltà i liberali favorendo la concezione socialista della contrapposizione di classe. E questo perché Stuart Mill aveva colto un punto importante del liberalismo e loro no.

Negli Stati liberali, la diversità delle capacità e delle condizioni che esistono tra ogni individuo e si ripropongono di continuo, attengono alle caratteristiche di ciascuno al passar del tempo; eppure l’istituzione liberale non può esimersi dal cercare di ridurre le disuguaglianze, poiché, se nel tempo non lo facesse lasciando che esse si cristallizzino, contraddirebbe strutturalmente l’indiscutibile principio liberale dell’uguaglianza dei diritti di ciascun cittadino nell’affrontare il mondo . Insomma, l’uguaglianza socialista tra tutti su tutto non ha nulla a che fare con l’uguaglianza liberale solo nei diritti che rende possibile la convivenza tra individui fisiologicamente diversi. In conclusione, non penso sia il caso che tu ti dichiari socialista neppure davanti ad una sconsiderata dichiarazione dei conservatori.

Già che ci sono e mantenendo un’analoga linea esplicativa, faccio un’altra considerazione circa il tuo riferirti all’utilità di metter mano alle procedure della democrazia parlamentare, senza, come tu giustamente precisi, cadere nelle utopie della democrazia diretta. Più che utile, è necessario farlo. Anche i meccanismi della democrazia parlamentare si usurano al passar del tempo che implica il mutamento delle condizioni di contorno. Secondo me le vie percorribili potrebbero essere almeno tre diverse, tutte però all’interno del dar più spazio alla partecipazione dei cittadini nelle scelte. Una quella di proseguire nell’accentuare forme di democrazia cosiddetta diretta che non fanno altro che potenziare quella rappresentativa (un esempio può essere il sistema prefigurato di recente dell’introdurre la necessità di almeno il 25% dei voti favorevoli degli aventi diritto per approvare un referendum , quorum più rigoroso di quello attuale e con il vantaggio di spazzare via il far decidere a chi si astiene). Un’altra potrebbe essere trovare dei meccanismi di revoca anticipata nei collegi uninominali. Una terza potrebbe essere il prevedere, nel caso dei voti di lista, forme di elezioni di una metà alla volta per la camera di riferimento.

Comunque, nel complesso va rilevato che confermare la centralità parlamentare e al tempo stesso ripensarne le procedure, è un modo d’agire appartenente solo ai liberali. Proprio perché non credono alla verità e ai totem, ma si sforzano sempre di applicare agli avvenimenti e alle interrelazioni il metodo della libertà dei singoli cittadini i quali esprimono di continuo il rispettivo spirito critico e si mettono a confronto su questo.

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