Incoerenza tra parole e indicazioni (a Mauro Zucchelli)

Caro Zucchelli,

la Sua intervista in chiave Amministrative, quella al prof. Rossi, è della serie la più con i piedi per terra. Le ultime due righe sono efficaci (“integrare l’economia, valorizzare le identità”) e giuste, purché integrazione significhi un rapporto aperto tra diversi e non un blocco conformistico. Tuttavia il problema è che non si valorizzano le identità con i due punti essenziali sollevati dal Professore.

Il primo è assumere che l’impegno alla concretezza dei soggetti sociali cominci da quello della Chiesa. Siccome l’intervista è sull’attività politico elettorale, richiamare la Chiesa è del tutto fuori luogo. La Chiesa è estranea al dibattito politico tra i cittadini sul come amministrare Livorno. Perché il fatto che lo Stato garantisca la libertà religiosa (per fortuna), non significa che la religione e le impostazioni conseguenti possano rientrare tra gli argomenti di dibattito e di scelta politica amministrativa. E invece viene perfino specificato che il medico non può essere “solo” la politica. Ora, introdurre in campagna elettorale il discutere e il decidere in tema di impostazioni religiose, sarebbe un arretramento molto grave nei rapporti civili. Che fisiologicamente condurrebbe non a valorizzare le identità individuali ma a raggrupparle secondo la fede e a contrapporle in partenza sui problemi quotidiani. Dibattere e decidere caratterizza solo il confronto politico tra i cittadini.

Il secondo punto è che l’intervistato si limita a dire (giustamente) che la novità oggi (come ieri l’onestà) non sono dei metri politici di giudizio. Però dimentica del tutto che il metro essenziale di giudizio sono i fatti, i risultati. A Livorno e a Roma. Altrimenti evocare la competenza copre reti di amicizie. Così nel ’14 è arrivato Nogarin (per punire i disastri precedenti) e nel ’18 è arrivato Conte (per dire basta alle elites di governo che dimenticano i cittadini). E’ il cambiamento in base ai risultati che valorizza le identità. Perciò è inconcepibile pensare di reagire ad un governare non condiviso, puntando alla restaurazione di chi c’era prima.

In città si guarda alle elezioni senza toccare gli argomenti da decidere a maggio. Si ricorre a temi stantii – l’ospedale non ubicato a Montenero, la vecchia AAMPS scompaginata, gli stalli blu, le indagini sull’allerta per l’alluvione ’17 (causata dalla vecchia copertura dei corsi d’acqua) – e non si affrontano gli scenari dei temi da decidere. Come liberare Livorno dall’isolarsi dai territori circostanti. Come rinnovare la qualità della vita non tanto con le procedure urbanistiche ma sciogliendola dai vincoli esistenti , quali traffico in centro, rimuovere le discriminazioni tra i cittadini, chiudere l’inceneritore. Come potenziare le risorse turismo e portualità: il turismo programmandolo in largo anticipo presso i Gestori Internazionali; la portualità affrontando l’impegno per modificare una legge che oggi assurdamente la gestisce escludendo i cittadini.
Addirittura l’Associazione Il Comune dei Cittadini ha segnalato che la Regione lascia costruire un pirogassificatore nonostante che i cittadini non siano mai stati informati e che il Consiglio Comunale abbia già espresso forti riserve.
Insomma, se si dibattesse davvero, forse le liste amministrative non ricalcherebbero quelle nazionali. A Livorno esistono diverse liste civiche – già formate o in formazione, a sinistra ma anche al centro e potenzialmente sul centro destra – che, coalizzandosi, potrebbero proporre pochi temi essenziali e candidature per il Sindaco e per i principali assessorati. E questa sarebbe la concreta strada coerente per valorizzare le identità livornesi.

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