Due obiezioni liberali (a Gerardo Villanacci)

Egregio Professore,

da liberale di lungo corso, non posso esimermi dal commentare il Suo articolo sul Corriere di stamani in cui Lei tocca due questioni di fondo per i liberali.

La prima è quando scrive “non si era mai giunti ad annunciare l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti” . Non è affatto vero. Almeno i liberali lo sostengono da molti decenni, a cominciare da Einaudi che scrisse “Gli albi di giornalisti è idea da pedanti, da falsi professori, da giornalisti mancati, da gente vogliosa di impedire altrui di pensare colla propria testa…… giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire ”. E da allora i fatti hanno dimostrato che l’ordine è fonte di conformismo chiuso nel dare le notizie.

La seconda è quando scrive “l’acme della concezione privatistica nella detenzione del potere pubblico è rappresentata dal contratto di governo”. Lo scrive in connessione con la sua tesi che il vincolo di mandato non è costituzionalmente ammissibile. Tuttavia la tesi è del tutto giusta dal punto di vista liberale, mentre è sbagliata la sua estensione al contratto di governo . Anzi, il contrattualismo in generale è stato storicamente uno dei passi di una concezione liberale dei rapporti effettivi tra cittadini tra loro diversi.

Di fatti, il divieto di vincolo di mandato nella Costituzione c’è proprio per far sì che i singoli deputati esercitino il personale spirito critico di valutazione di ciò che avviene (l’affidarsi a tutti i cittadini individui è non a caso il fulcro della libertà). Nel quadro di questo divieto, non possono esserci strumenti giuridici per costringere un parlamentare, come Lei scrive, ”a rispondere innanzi all’Autorità giudiziaria del modo in cui hanno esercitato il loro incarico”. Ma ciò non va confuso in alcun modo con il vietare ai parlamentari di stringere pubblicamente accordi politici, anche in forma esplicitata in un contratto. Proprio perché il contratto esprime una volontà di scelta del deputato che lo accetta, e questo rende più chiaro all’elettore quale linea intenda seguire. Ovviamente il non seguire più quanto prevede il contratto è anch’essa una scelta politica di cui il deputato che la compie gestirà le conseguenze (inclusa l’eventuale allontanamento dal suo gruppo di elezione con il quale ha varato il contratto) e risponderà agli elettori. Il tutto nella massima trasparenza.

Un cenno per concludere alla sua citazione di Rousseau. Il Contratto Sociale è un’opera (per fortuna del tutto obsoleta) di concezione tipicamente antiindividualista e quindi antiliberale. Qui l’idea di contratto è usata per legare i cittadini e non per dar loro uno strumento di azione libera.

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