Accorgersi degli individui, la Formazione 4.0 e il contributo tagliato

Gentile Signora Lazzeri,

Lei ha inviato al Circolo Einaudi la notizia contenuta nel libro de Il Mulino secondo cui i lavoratori ”hanno maturato nell’ultima fase una soggettività più spiccata che fonda la loro identità nel valore del merito come risultato di un continuo autocoinvolgimento……Ci sono gli individui”. L’argomento ci fa ovviamente molto piacere, dal momento che, in quanto liberali, da lunghissimo tempo sosteniamo che la convivenza non si basa sulla collettività bensì sulle relazioni tra i diversi cittadini, e che di conseguenza vanno rivisti in radice tutta una serie di approcci politici ormai depistanti.

La Sua mail contiene però anche un’altra cosa. Un collegamento (non mi è chiaro se tratto o no dallo stesso libro) tra questa tesi e la questione del credito d’imposta alla formazione 4.0 . Un collegamento assai problematico, non perché la formazione 4.0 sia di per sé da buttare ma perché è arduo affrontare per questa via il rapporto tra industria impresa 4.0 e sviluppo della soggettività e del merito individuali. Ancor peggio se si intende usare la sparizione del credito di imposta dal Piano Industria 4.0 quale prova implicita della inadeguatezza culturale e sociale dell’attuale governo, come suggerito dalla Presidente dei Dirigenti del Personale (“la cancellazione dell’incentivo fiscale sulla formazione 4.0 è un atto contro il futuro del lavoro”) .

Infatti sono ineludibili tre osservazioni. La prima è che la formazione dei cittadini e quindi dei lavoratori dipende soprattutto da quanto lo Stato si impegna nel sostenere le strutture educative pubbliche (che irrobustiscano l’utilizzo dello spirito critico individuale) e nel fare regole generali di convivenza (che spingano a migliorare i rapporti interpersonali e la circolazione delle iniziative economiche dei cittadini alla base reale dell’occupazione produttiva). La seconda è che uno dei noccioli della crisi sociale del nostro paese è che gli apporti dei cittadini individui sono soffocati da troppe consociazioni intermediarie, non autonome (che sarebbe positivo) bensì assistite dai finanziamenti pubblici e dunque propense ad un rapporto di trattativa con il governo (che irretisce quel cambiamento proclamato a parole). La terza è che affrontare il giudizio sul governo Conte partendo dal contestare il taglio di privilegi settoriali piuttosto che da valutazioni generali (tipo quale scuola si vuole), espone al rischio di favorire il messaggio gialloverde del voler abbattere i privilegi.

Nel complesso sarebbe preferibile che, seguendo la constatazione fatta nel libro, il mondo del lavoro e della sinistra cominciasse a riflettere più a fondo sul da farsi per affrontare le sacche che oggi sono d’ostacolo alla crescita delle aspettative dei cittadini nel numero più ampio possibile. Il 4 marzo non è stato un fulmine a ciel sereno.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli, del Circolo Einaudi

Circolare via mail di Carla Lazzeri al Circolo Luigi Einaudi

Il centro studi ‘Community media research” ha svolto per conto di Federmeccanica una approfondita analisi della attualle condizione del lavoro nei servizi e nel manifatturiero.

(vedi: www.communitymediaresearch.it/)

Premesso che oggi nei servizi c’è il 54% dei lavoratori e che nel manifatturiero soltanto il 36%, la ricerca mette in evidenza che questi ”hanno maturato nell’ultima fase un soggettività più spiccata che fonda la loro identità nel valore del merito come risultato di un continuo autocinvolgimento.”

Gli esiti di questa ampia ricerca sono raccolti nel volume di Daniele Marini, edito dal Mulino, Lavoratori imprenditivi nella quarta rivoluzione industriale.

Vediamo come raccontano la nuova condizione, pur la brutta parola usata: imprenditivi.
Non c’è più la classe operai che il cinema mandava in paradiso e partiti e sindacati mandavano nelle piazze: l’idea alla base delle ideologie dell’ultima parte del secolo scorso cede di fronte alle mutazioni imposte dalla tecnologia. Non c’è la classe, come ha ancora sottolineato l’Istat nel Rapporto annuale del 2017, insolitamente sociologico, dove proprio le classi sono state ridisegnate in nuove appartenenze fino a qualche anno fa impensabili. Ci sono gli individui.”

La centralità dei nuovi lavoratori 4.0 diventa uno stimolo molto forte anche per il sindacato; il contenuto del lavoro operaio si contamina sempre più di elementi della conoscenza. La quarta rivoluzione industriale sta innestando nel lavoro dipendente le caratteristiche del lavoro autonomo . Da manodopera a mentedopera. Oramai , scrive Marini, gli operai sono, lavoratori imprenditivi. Vivono l’impresa come luogo dell’opportunità e lo dimostra l’accresciuta disponibilità tra i lavoratori stessi a destinare parte del loro risparmio verso programmi di innovazione tecnologica nella propria stessa azienda a fronte di un ritorno economico. Ne deriva che le storie narrate dalla propanga politica attuale – lavoro sporco, poco appetibile e fatto di tute blu – non corrispondono a chi osserva da vicino i comportamenti dei lavoratori. Invero il lavoro negli ultimi anni è legato alla innovazione digitale, alla industria-impresa 4.0 che ne hanno modificato le mansioni, le condizioni e le caratteristiche.
Rispetto al passato di classe, il lavoro viene percepito come un processo di continua progressione di carriera, non come posto dove ripetere azioni sempre uguali e monocordi. L’impatto delle digitalizzazione ha aumentato il “libero arbitrio” del lavoratore ora in grado di percepire da sé il valore della propria competenza che significa saper decidere, dialogare con le macchine e lavorare in squadra.

In questo spazio nuovo che si è creato rapidamente, per Marini c’è molto da fare per la politica nell’elaborare nuovi rapporti e nuovi simboli per la rappresentanza nelle fasi contrattuali.

Ed ecco che proprio mentre si conoscono meglio le novità della condizione dei lavoratori, le cronache ci dicono che :”Dalla legge di bilancio 2019 è sparito uno degli incentivi fondamentali del Piano Industria 4.0, ossia il credito d’imposta alla formazione 4.0.’
Sulla novità riportiamo il parere dell’AidP – www.aidp.it Associazione italiana per la direzione del personale -:
”’La formazione 4.0, secondo i direttori del personale, sarà il capitolo principale sui cui investire per vincere la sfida della robotica e dell’intelligenza artificiale sul terreno dell’economia e del mercato del lavoro. Dalla nostra ricerca, in questo senso, emergono dati netti. Le aziende e i manager sono convinti a stragrande maggioranza (89%) che i robot e l’IA non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone e che avranno un impatto positivo sul mondo del lavoro e delle aziende: permetterà, infatti, di creare ruoli, funzioni, e posizioni lavorative che prima non c’erano (77%); stimolerà lo sviluppo di nuove competenze e professionalità (77%); consentirà alle persone di lavorare meno e meglio (76%). Avrà un impatto molto forte nei lavori a più basso contenuto professionale. La cancellazione dell’incentivo fiscale sulla formazione 4.0 è un atto contro il futuro del lavoro».

Così ha scritto la presidente di Aidp Isabella Covili.(vedi anche www.aidp/gruppo toscana ).

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