Ventotene, l’Europa e il sovranismo

Sul Tirreno del 10 novembre, l’articolo “L’Europa riparta da Ventotene o è destinata ad andare a pezzi”, pretende di voler difendere la costruzione europea mentre da una mazzata alla sua struttura. Una mazzata concentrata sulla critica al sovranismo, ma che è il far discendere l’Europa dal Manifesto di Ventotene (’41). E’ un falso storico, nel senso che il Manifesto auspicò l’Europa, non la costituì.

Il Manifesto era in chiave socialista e prevedeva un movimento per un’Europa federale “la quale disponga di una forza armata europea, spazzi le autarchie economiche, abbia i mezzi per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni….. La rivoluzione europea dovrà essere socialista”. La CEE nacque a Roma nel ‘57 – dopo la Conferenza di Messina voluta dal liberale Gaetano Martino – con un’impostazione del tutto differente. Quella del procedere a passo a passo sulla strada della libertà dei cittadini europei. L’art. 2 del Trattato scriveva “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria e mediante l’attuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli articoli 3 e 4, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la parità tra uomini e donne,……”.

Inoltre, fare di Ventotene più di un cenno culturale, è un errore rispetto alle prospettive politiche di oggi. Perché il Manifesto sosteneva concetti estranei alla democrazia liberale. Tipo “Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali, ma non sa cosa volere e cosa fare… La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria…(Il nuovo movimento) dà in tal modo la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia”. Mentre la spinta italiana al sovranismo viene proprio dal modo di governare nell’ultimo ventennio, improntato alla distanza dai cittadini, al quale gli italiani hanno legittimamente detto basta.

Per i liberali il governare deve rimanere legato ai fatti e ai risultati delle scelte politiche. Ed invece l’autore distorce il pensiero liberale di Tocqueville facendo intendere che un giustissimo concetto relativo alla formulazione delle regole della democrazia rappresentativa (“il pericolo della dittatura della maggioranza”), equivalga al considerare il risultato del 4 marzo questo pericolo solo perché le Camere e il Governo intendono smantellare il passato modo di governare in materia di consociativismo pervasivo, della politica estera troppo conformistica e dell’acquiescenza ad un’UE che si comporta come entità sovranazionale al posto dei cittadini.

Perché l’UE riprenda il cammino, non si deve ripartire da Ventotene bensì dal riscoprire il sistema a passo a passo, che per 40 anni ha reso l’UE il progetto più innovativo. Ripudiando la sua trasformazione in struttura burocratica statalista incline a soddisfare gli interessi dei propri gestori e sempre più lontana dagli europei. Solo così, con la riscoperta del metodo liberale, si potranno tagliare le unghie alle pretese sovraniste, che non sono liberali ma che prosperano sull’autoreferenzialità di elites di potere che ritengono i cittadini incapaci di scegliere bene.

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