La fortuna e il cittadino

FORTUNA BENDATA . Nell’antichità si evocava la Fortuna, una dea bendata munita di cornucopia per elargire ricchezze. Una concezione secondo cui ogni evento del mondo esprime la volontà divina ignota ma ineludibile.

L’INDIVIDUO MOTORE DEL CONVIVERE. Dopo diecine di secoli, non si evoca più la Fortuna seriamente. Gli avvenimenti sperimentati hanno mostrato che è l’individuo il motore dello stare insieme e del migliorare le condizioni di vita degli umani. Di questo, quanto a concezioni politiche, se ne sono accorti solo i liberali, mentre gli altri sono restati sulla lunghezza d’onda di una concezione religiosa od ideologica. Così, le scelte delle regole e degli indirizzi operativi fatte dai governanti e dalle dirigenze pubbliche, negli ultimi decenni sono restati al precetto divino oppure ideologico. Una gestione di potere distante e disattenta ai cittadini, con risultati via via più negativi .

I CITTADINI ITALIANI (E NON SOLO) DICONO BASTA. Nei tempi recenti, in più paesi, gli elettori hanno rifiutato un simile modo di governare le istituzioni democratiche. Un comportamento quasi improvviso teso a cambiare (come richiesto dall’esigenza liberale) ma slegato da un progetto sul come farlo e con quale tempistica (infatti hanno vinto gruppi non liberali, inconsapevoli di cosa significhi il metodo liberale del progettare).

PER GOVERNARE LE ISTITUZIONI RAPPRESENTATIVE. Voler restaurare il passato già fallito, sarebbe antistorico. Il cambiamento è positivo ma non può prescindere dal constatare che le istituzioni democratiche comprendono milioni e milioni di cittadini e che tale dimensione esclude il ricorso alla democrazia diretta. La ragione è che gli strumenti della tecnologia informatica sono indispensabili per stabilire contatti immediati tra cittadini lontani. Ma inevitabilmente introducono figure di gestori tecnologici incontrollabili dagli individui collegati. Dunque non resta che proseguire nel paziente sforzo di adeguare il funzionamento delle istituzioni della democrazia rappresentativa, al fine che, attraverso il conflitto democratico, i governi siano efficaci nel realizzare le scelte dei cittadini per una convivenza migliore. Ciò non si può fare – in base all’esperienza storica ¬– con l’agitare le bandiere antiindividualiste, conservatrici o progressiste, con l’esaltazione emotiva delle comunità e con le utopie dei modelli eterni.

L’OPPORSI PREGIUDIZIALE AL GOVERNO NON E’ IL PROGETTO LIBERALE. Il governo in carica è sorto sulla base di un Contratto non definito nei numeri e nelle procedure. Dopo cinque mesi stanno emergendo, insieme alle differenze culturali tra i contraenti, alcune scelte. Sostituire i gestori di amministrazioni pubbliche, economiche e di informazione, superando criteri consociativi; il risanare le concessioni dello Stato dalla rete di connivenze con i concessionari; l’aumentare l’attenzione sui rapporti costi benefici, peraltro in termini non precisati, nell’eseguire grandi opere nei trasporti e nei flussi energetici internazionali; il rendere più stringente la sicurezza e l’accoglienza dei migranti sospinti dalle ONG private; l’impostare il bilancio dello Stato, dedicandosi soprattutto agli annunci, in prospettiva espansiva al di fuori degli schemi previsti dall’UE. Durante questi cinque mesi, l’opposizione dei restauratori è stata pregiudiziale, ha gridato al lupo al lupo e non ha indicato nessuna alternativa diversa dalle loro impostazioni passate. In particolare hanno confuso la prospettiva del reddito di cittadinanza con l’assistenzialismo (accusa oltretutto mossa da chi l’assistenzialismo lo ha inventato e praticato) o della tassa piatta con il premiare i più ricchi (accusa ideologica oltretutto fondata su pregiudizi incoerenti vista la mancanza di un’ipotesi dettagliata). Questa opposizione pregiudiziale è stata assistita da intense campagne sincronizzate dei media e delle organizzazioni colpite nel potere consociativo – che rispetto al M5S privilegiano la Lega partito di destra attaccabile con l’armamentario d’una volta – focalizzate sulla imminente crisi di governo e sulla catastrofe economica alle porte (tutte cose ad oggi neanche sfiorate). Il che ha dato ai cittadini l’impressione che si rispettassero gli obiettivi e ha rafforzato l’immagine governativa.

IL PROGETTO LIBERALE PER I CITTADINI. A parte spaccature nella maggioranza, il governo potrà cadere solo dopo che sia emerso un chiaro progetto liberale per governare l’Italia di oggi. La concreta difesa della democrazia non sta negli insensati richiami all’antifascismo bensì nel costruire un preciso progetto imperniato sulle scelte dei cittadini individui. Il ricorso al metodo individuale significa concentrarsi sulla conoscenza, sulla ricerca, sul continuo ricorrere alla sperimentazione e all’intraprendere che rinnovano le occasioni di occupazione, sul vedere le leggi come mezzi laici per esprimersi piuttosto che per imporre un conformismo, sul concepire l’economia come frutto della innovazione dinamica dei cittadini e non delle direttive pianificate. Tutto ciò non in un’Italia autarchica ma protagonista nell’UE. Un’UE di nuovo aperta al cambiamento, come è stata per un quarantennio rivelandosi il progetto politico più innovativo al mondo, poi nell’ultimo ventennio trasformato dalle concezioni avverse al ritmo di confronto tra diversi tipico dei liberali in struttura burocratica statalista incline a soddisfare gli interessi dei propri gestori e sempre più distante dai cittadini europei.

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