Riflettere senza innescare peggioramenti (a Ferruccio De Bortoli)

Caro Direttore,

desidero scriverLe dopo molto tempo, perché trovo il Suo articolo di stamani come d’abitudine argomentato nella forma ma insostenibile nella sostanza liberale che Lei sempre difende. Oggi sono in ballo questioni assai rilevanti per l’Italia, molto più di quanto Lei paventa.

Infatti, Lei, di fatto sulla linea da molte settimane dilagante sulla stampa, non si sofferma su quanto, giusto o sbagliato, intende fare il Governo nella linea del contratto d’origine, bensì sulle preoccupazioni diffuse in Europa da chi esercita attualmente il potere istituzionale e in Italia dall’intero arco dei restauratori di un potere che non hanno più.

E’ invece indispensabile riflettere se gli intenti del Governo rispondano alle necessità di una democrazia di tipo liberale. Il Governo intende effettuare mutamenti non indifferenti nella concezione reddituale e nel sistema impositivo. Partendo dall’idea che sia opportuno dare più respiro alle disponibilità economiche nelle mani del cittadino. Sia nella fascia più povera con il reddito minimo, sia nel grosso della popolazione mediante l’introdurre la tassa appiattita rispetto ad ora.

Questa proposta di per sé non è illiberale in partenza. Dunque si deve ragionare in modo aperto, svincolandosi dalle abitudini. Oltretutto perché non è che quelle abitudini, frutto dei governare degli attuali aspiranti restauratori, abbiano risolto problemi che si stanno ingarbugliando da anni. In larga parte li hanno creati.

Ciò premesso , mi permetta di farLe osservare che nascerebbe un problema ulteriore se un Primo Ministro, privo di una precedente esplicita militanza politica e nominato sulla base di un Contratto che prevedeva nient’altro che quello che il Governo sta facendo, si mettesse a svolgere il ruolo che Lei vorrebbe svolgesse. Lei lo definisce un ruolo autonomo, ma sarebbe solo un ruolo leaderistico perché assumerebbe poteri di mutamento del Contratto votato in Parlamento che non gli spettano in una democrazia come quella italiana.

Nelle democrazie liberali, imboccare le scorciatoie fatte della supponenza elitaria di sapere cosa succederà prima che succeda, è ancora più pericoloso del pericolo di fatto che si paventa.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni economiche, su questioni politiche e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.