La prospettiva del Circolo Modigliani a Livorno

Lettera riguardo al Circolo Giuseppe Emanuele Modigliani inviata a seguito di un’altra del suo Presidente, prof. Luciano Iacoponi, che lascerà la carica all’Assemblea del 21 luglio prossimo

Caro Presidente,

la Tua “chiaccherata” inviataci a chiusura del Tuo ciclo, mi da innanzitutto il destro di confermare il forte apprezzamento per come hai attivato la crescita del Circolo GE Modigliani. In due successivi ruoli, hai garantito che il Circolo, nato una quindicina di anni fa quale costola dissidente del locale partito socialista, non ripetesse il percorso di mero proselitismo in cui hanno finito per spiaggiarsi i gruppi delle storiche concezioni ideologiche, anche se volendo essere dinamici più che conformisti. Nella nostra città, non è davvero cosa banale.

Al di là delle numerose iniziative di spessore conoscitivo ed editoriale, la Tua azione è riassumibile nell’aver mutato la ragione sociale del Modigliani in Circolo di cultura politica. Espungere l’aggettivo fece storcere la bocca a molti degli antichi dissidenti socialisti, che si allontanarono. Ma ha consentito di scongiurare l’eventualità di ridursi a cinghia di trasmissione altrui, e soprattutto è servito ad imperniare l’azione del Circolo sull’occuparsi di questioni politiche a partire dal riflettere sui cittadini e sugli avvenimenti piuttosto che dal seguire, o semplicemente dal cercare, strade e viottoli già tracciati e a sfondo chiuso. Una scelta per niente formalistica che esprime un metodo laico forte attinente i rapporti civili imperniati sui conflitti democratici tra cittadini diversi ciascuno con progetti diversi. Questa apertura culturale e conoscitiva è stata il presupposto che ha reso il Modigliani una realtà viva e seguita nel panorama associativo livornese.

Una simile apertura – lo abbiamo già osservato – non è stata estesa fino ad assumere una vera e propria soggettualità di “partito”. L’impegno a riflettere in pubblico sui problemi e sulle prospettive cittadine bastava ad assicurare una dimensione culturale operativa e non solo letteraria, fino a che c’erano, pur con modalità crescentemente molto carenti, i partiti portatori di principi e di programmi nell’amministrare e nell’opporsi. Peraltro, da quando nel 2014 a Livorno c’è stata la fine repentina (seppur tardiva) del dominio PD ed è arrivato il M5S sull’onda del voto contro e della voglia dei cittadini di cambiare a prescindere dall’esserci un progetto sottostante, è via via emerso il dissolversi di quel tessuto di principi e di programmi. Nel nuovo stato di cose, il Modigliani ha mantenuto salda la sua linea del riflettere, ma la mancanza di soggetti politici effettivi intermediari rispetto ai cittadini lo ha reso oggi un educatore culturale tendenzialmente meno incisivo, sia per il non disporre di risorse adeguate ad un lavoro educativo su ampia scala, sia per l’esser venuti meno i soggetti intermedi che ne erano i fisiologici destinatari.

In parallelo, del resto, le vicende nazionali di tutto il 2016 centrate sulla proposta di modifica costituzionale, hanno fatto anch’esse scorgere i lacci stretti attorno al Modigliani in assenza dei partiti. Il Modigliani non ha esercitato la sua riflessione nell’ambito dei principi, per la ragione che, essendo in ballo in quelle vicende un organico quesito referendario e non uno schieramento di partiti, sul tema avrebbe dovuto valorizzare le ragioni dei cittadini e dei modi di tessere le relazioni interpersonali del convivere. Non poteva farlo perché ciò cozzava con le residue appartenenze a gruppi tuttora dediti ad una identità politica diffidente verso il metodo critico in quanto affezionata ad una concezione di conquista del potere che strumentalizza la cultura riducendone le conclusioni a semplice relativismo. I lacci c’erano e inibivano la piena attenzione ai fatti. Infine sono arrivati i risultati del voto del 4 marzo 2018 e si è assai accentuato il dissolversi dei partiti tradizionali, congiunto allo scomposto agitarsi dei media e dei loro giornalisti (tutti increduli di perdere i riferimenti forti di potere ed incapaci di assecondare dibattiti su idee e progetti veri per costruire qualcosa di nuovo al fine di riavvicinarsi ai cittadini dimenticati). Insomma i soggetti intermediari tra il Modigliani e i cittadini sono spariti. Ed inoltre l’atmosfera è appesantita dalla fibrillazione planetaria provocata da quelli che i vecchi gestori del potere chiamano “populisti” con un’etichettatura comoda, approssimativa ed impropria (per non riconoscere il trattarsi di cittadini esasperati che non si fidano più delle elites le quali nei decenni recenti hanno governato senza prenderli quale stella polare).

In tale quadro – caratterizzato da una diversità sempre in movimento e non realisticamente imbrigliata per utilizzarla nel convivere – sono convinto che il Circolo esaurirebbe la propria funzione se, innanzitutto a livello locale, non assumesse alcuni punti fermi. Primo, il come far contare molto di più le scelte dei temi amministrativi da parte dei cittadini per valorizzare la pratica del confronto tra diversi e le caratteristiche produttive labroniche (la diversità civile, il clima, il turismo, il promuovere nelle banchine traffici portuali efficienti ed adeguati alle dimensioni disponibili) e i loro controlli frequenti sui risultati di quelle scelte (certo non ammannendo come salvifiche teorie vecchie, anche di secoli, già dimostratesi impraticabili nel mondo moderno, come la democrazia diretta, l’uguaglianza applicata oltre la legge, il mondialismo totalitario, l’umanitarismo distaccato dalla condizione umana reale, l’emotività assunta a sistema pilota); secondo, l’obiettivo di far intendere che la democrazia non è un parco giochi, neppure in sede locale; terzo il far riscoprire il valore della competenza in chi è chiamato ad esercitare la rappresentanza.

Per portare avanti queste idee, penso oggi ineludibile, per il Modigliani, riconoscere di non esser più nella condizione di fare da consulente ai cittadini. Infatti, ricorrendo alla similitudine che hai usato, siamo in grado di giudicare i funghi velenosi (slogans illusori ed iniziative politiche dilettantesche e fallimentari) ma viceversa non possiamo giudicare i funghi mangerecci (iniziative politiche oggettivamente utili) per il semplice motivo che non ne esistono più. L’andazzo è fare politica senza discuterne i nodi: i vecchi partiti sono abbarbicati al mito dei privilegi di un tempo e disattenti al trattare i problemi dei cittadini mentre i partiti nuovi sguazzano nei sogni e in illusioni fantasiose prive di meccanismi praticabili.

In conclusione, come scrivi nella Tua lettera, la nuova Assemblea del Circolo Modigliani dovrà indicare il da farsi. Ma fin d’ora, nella prospettiva delle Comunali ‘19, a me pare che, se il Modigliani interpretasse il suo ruolo in chiave di cultura che guarda la città dalla finestra senza un impegno di collaborazione diretta, la mancanza sul campo di soggetti fautori di idee e di progetti amministrativi porterà ad una contesa in apparenza roboante (ma centrata su temi oggi obsoleti) tra chi vuol solo ricuperare i privilegi perduti nel ’14 e chi vuol utilizzare la speranza tuttora robusta di cambiare persistendo nel non seminare prima i semi adatti e nel non coltivarli con perizia. Così, i problemi di Livorno resteranno latitanti, le condizioni di vita scivoleranno ancora e l’insoddisfazione dei cittadini ingigantirà pericolosamente.

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