Sulla natura di NON CREDO (alla redazione)

Passaggio dello scambio di posizioni via mail a proposito della natura della rivista NON CREDO tra una ventina di suoi redattori. Tra cui: Grazia Aloi, Paolo Bancale, Francesco Blasco, Raffaele Carcano, Andrea Cattania,Paolo D’Arpino, Lodovico Ellena, Dario Lodi,Valerio Pocar,Francesca Rescigno, Valentino Salvatore, Carlo Tamagnone, Maria Grazia Toniollo, Federico Tulli

Da Raffaello Morelli, venerdì 29 giugno 2018

Non scherziamo. La differenza tra il laico e il credente religioso non sta affatto nella diversità delle credenze, quanto nel non applicare oppure applicare la credenza religiosa quale strumento per governare la convivenza civile. Da qui consegue, per un laico, la necessità di prendere atto (in base agli avvenimenti nei secoli) che la religione non è stata (e in Italia non è tuttora) un epifenomeno qualsiasi rispetto ad una realtà più complessa (come sarebbe se fosse considerata solo un’inclinazione privata) ma al contrario è il fulcro di una mentalità che vuol calarsi nel gestire la convivenza predicando la verità della fede, il conformismo dell’autorità comunitaria, il trascurare i fatti reali, l’avversione alla metodologia critica individuale. Vale a dire il “credere” inteso in chiave religiosa, e cioè acritica non sperimentale.
Appunto per tale motivo NON CREDO si occupa innanzitutto della libertà di coscienza perché se questa libertà non c’è forte in ogni cittadino, tutte le altre libertà non possono decollare né in lui stesso e tanto meno nell’insieme del convivere. La storia ha dimostrato che il convivere migliora (con più rapidità e ampiezza) non marchiandolo con un modello ideologico prestabilito da chicchessia, ma rendendo possibile il conflitto democratico tra tutte le libere iniziative ed opinioni di tutti i cittadini tra loro diversi, possibili solo a partire dalla libertà di coscienza individuale e giudicando reiteratamente in base ai risultati ottenuti. Esperito il compito di maturare la libertà di coscienza, il laico è fisiologicamente interessato anche a battersi per le altre libertà (personalmente lo ribadisco spesso su NON CREDO), ma proprio al fine che anche nell’esercitare ciascuna di esse non si applichi in nessun caso la credenza religiosa o ideologica.

Cordialità
RM

Da Enrico Galavotti ad una ventina di redattori di NON CREDO, venerdì 29 giu 2018

Qui si continua a parlare di “noncredere” come se questa posizione fosse laica contro quella religiosa che invece “crede”.
Quando invece tutti “crediamo” in qualcosa, altrimenti saremmo animali o macchine.
La differenza tra noi e i credenti religiosi sta piuttosto nella diversità delle credenze…
C’è quella laccata, quella laminata… J
Il vero problema della rivista è che parla sempre delle stesse cose oppure ne parla in maniera non approfondita, oppure è troppo incentrata sulla religione, quando in realtà questa è solo un epifenomeno di una realtà sociale ed economica assai più variegata e complessa.
La rivista difende la libertà di coscienza – questo l’abbiam capito – ma quante altre libertà trascura?
E poi chi la dirige è troppo lontano dalle idee del socialismo, che, nonostante le realizzazioni fallite, resta sicuramente meglio di qualunque forma di liberismo.
Saluti a tutti
Enrico Galavotti

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