Sul commento del Direttore del Corriere della Sera

Il Direttore del Corriere, Luciano Fontana, ha deciso di inviare agli abbonati a Corriere Digital lettere settimanali di commento sulle vicende politiche. Ha iniziato facendo un bilancio della formazione del Governo Conte, in cui ci sono due passaggi sui quali introduce di fatto equivoci pericolosi, per non dire peggio.

Il primo passaggio è “ Il governo che nasce, sostenuto da forze che avevano esaltato la discendenza diretta dal “popolo” votante e contrarie agli esecutivi tecnici (tecnocratici), ha dentro di sé ben sei non eletti dal popolo e si affida a un professore che non ha partecipato alle elezioni e che diventa “esecutore” del contratto pentaleghista”. A parte che Conte, insediandosi, ha di nuovo citato espressamente il Contratto M5S Lega, i ministri non parlamentari ci sono non per negare da tecnici il legame politico, bensì in virtù della loro acclarata competenza. E la competenza non è tecnica ma professionalità civile (come sostenevano pochi giorni fa due editorialisti del Corriere) poi scelta dalle forze parlamentari. Per di più alcuni di quelli che per Lei sarebbero tecnici, a cominciare dal Presidente, facevano già parte del governo annunciato dal M5S prima del voto e dunque sono passati dal vaglio politico del 4 marzo (a meno che Lei non pensi che la politica non sono le decisioni dei cittadini ma la carriera nei partiti).

Il secondo passaggio è: “Mattarella , al momento del tentato “diktat” su Savona ha esercitato i suoi poteri con fermezza, nonostante la surreale e avventata minaccia di impeachment”. Così, fa pensare ad un’Italia repubblica Presidenziale, ma non lo è. E’ una repubblica parlamentare. Di conseguenza, tre rilievi. Il primo è che l’etichetta “tentato diktat” data alla legittima proposta politica del Presidente incaricato su indicazione di M5S e Lega, è del tutto fuori luogo, visto che rientra nella procedura prevista dalla Costituzione. Il secondo rilievo è che (per dichiarazione formale dello stesso Mattarella ) il Presidente della Repubblica aveva accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia” (il prof. Savona) per il motivo che il ministro dell’Economia deve essere “un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro”. Siccome nel Contratto di governo tra M5S e Lega di questa volontà non c’è traccia (anzi l’interessato ha confermato di essere a favore di un’Europa più forte ma equa), la considerazione espressa dal Presidente, pur del tutto legittima, non concerne le capacità di Savona, bensì una valutazione circa la possibile collocazione europea dell’Italia in prospettiva. Il Presidente può ben averla in mente ma applicarla non rientra nei suoi compiti. Quindi, al riguardo, Mattarella non ha esercitato i propri poteri, ma ha ecceduto. Il terzo rilievo è che l’ipotesi di messa in stato di accusa è sì surreale (foss’altro perché la rinuncia del Presidente incaricato senza recriminare aveva già sanato ogni questione procedurale) ma l’inversione temporale tra rifiuto del nome Savona e ipotesi di messa in stato di accusa, rende impossibile l’uso della congiunzione “nonostante” da cui traspare l’idea di una coraggiosa resistenza che non ci poteva essere.

Non mi pare sia un commento particolarmente felice.

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