Le resistenze al cambiamento del 4 marzo

Ad un mese dalle elezioni e dopo il primo ciclo di consultazioni del Presidente della Repubblica, la strada maestra per l’Italia rimane l’indicazione di cambiamento degli elettori. Ovviamente è una strada accidentata e tortuosa, stante anche il troppo tempo impiegato dai cittadini per rifiutare le politiche conformiste di potere e i gestori, che hanno portato al degrado del paese. Eppure resta essenziale dar corpo al cambiamento voluto dai cittadini. E i vincitori del 4 marzo, con determinazione e con pazienza (per fare il governo sono occorsi molti mesi in Germania, Olanda, Spagna, Belgio), dovranno comporre in tal senso una maggioranza alle Camere.

Il primo passo sarebbe individuare con chiarezza e coerenza i punti di convergenza tra i gruppi parlamentari. Ma subito sono emerse le difficoltà del percorso. I gruppi parlamentari di sicuro non vincitori, PD e FI, mettono ostacoli ognuno a suo modo. Il PD sbandierando la teoria, legittima ed insieme fuori della logica parlamentare, dell’esser stati invitati dagli elettori a fare opposizione a qualsiasi proposta (un modo sofisticato di manifestare la pretesa oligarchica o noi o il caos). E Forza Italia agitando l’illusione che siano sempre vivi i suoi sogni passati (che il centro destra ha vinto le elezioni e che viga il patto del Nazareno). Ma il centro destra ha preso solo il 37% dei voti sommando i tre partiti che lo compongono, senza però formare una vera coalizione politica. La riprova è che al primo turno di consultazioni sono andati ognuno da sé, e soprattutto che, al secondo turno, andranno insieme solo su richiesta di Salvini all’inizio non accolta da FI, tanto che non sono d’accordo sulla proposta da presentare. Di fatti, dall’incontro del 8 aprile ad Arcore è ufficialmente emerso il favore di Berlusconi per un governo di minoranza del centrodestra alla ricerca di voti sui singoli punti: in pratica una foglia di fico per non nominare il PD, visto che senza PD non sarebbero racimolabili i numeri necessari (al di là delle surreali parole della capogruppo FI Gelmini “non ci sarà nessun cedimento ai giochi di Palazzo”). Mentre Salvini, dopo l’incontro, ha ribadito con piglio realistico che un governo può nascere “solo in alleanza con il M5S”.
A parte se la Lega riuscirà e come a passare al dopo Berlusconi, è certo che, per fare un governo minimamente rispettoso della volontà di cambiamento, l’inizio sarà individuare i punti di convergenza tra i due gruppi parlamentari vincitori , M5S e Lega, sugli atti più di rilievo per il paese. In alternativa, è bene che almeno si trovi l’accordo alle Camere per una nuova legge elettorale rispettosa del cittadino, senza sognare scorciatoie proceduralmente impossibili affidate alla Commissione Speciale ora nominata in attesa del Governo. Comunque, i partiti tradizionali dovrebbero rassegnarsi alla perdita della loro comoda rendita e la gran cassa dell’informazione por fine all’incredulità per il risveglio dei cittadini.

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