Riflessioni su un piccolo saggio in materia di terminologia legata al genere o al sesso

Le quattro pagine del .pdf “Il genere e il generone” redatte dall’amico Marcello Battini, espongono con sagacia i motivi per cui la tendenza a sostituire, nella lingua italiana corrente, la terminologia legata tradizionalmente al sesso (il modo di esistere dell’oggetto) con quella legata al genere (la forma linguistica dell’oggetto), determina una evidente imprecisione descrittiva foriera di una dannosa confusione nel comunicare e quindi nel conoscere. Sul tema non penso occorrano ulteriori aggiunte.

Ritengo piuttosto utile fare considerazioni circa la cultura politica espressa da chi sostiene e diffonde la necessità di introdurre nel linguaggio una simile innovazione distorcente. Con una premessa. Qui il termine genere non viene adoperato nel senso utilizzato nella classificazione delle scienze ma ha l’accezione di categoria grammaticale riferita alla specie umana, vale a dire il carattere maschile o femminile dell’individuo. Ciò premesso, le persone sostenitrici dell’innovazione distorcente dicono di rappresentare la cultura moderna, la quale ha preso coscienza della necessità di superare gli stereotipi indotti da un uso conformistico della conoscenza, che non consentono di affrontare le trasformazioni, possibili nel corso del tempo, nell’identità sessuale di ciascuno, fisiche o mentali. Riflettiamo su questa intenzione così come espressa, dando per acquisito che in sé non abbia secondi fini nascosti.

In tale quadro, per prima cosa balza all’occhio che la stessa intenzione va realizzata percorrendo un’altra strada. Cioè, non riducendo in partenza il riconoscimento dell’identità di sesso per la ragione che potrebbe originare l’innesco degli stereotipi, bensì affrontando il come evitare il nascere di quel tipo di stereotipi agendo su un altro versante , precisamente quello dell’educazione fondata sull’uguaglianza nei diritti degli individui e sulla non discriminazione civile per sesso. Una simile strada è essenziale, poiché usarla porta a conseguenze del tutto diverse dalla prima nell’organizzare il convivere. Invero, scegliere il sistema di ampliare il riferimento all’applicazione dei concetti di forma e di restringere il riconoscimento dei fatti concreti dell’esistere, può bene non avere secondi fini come sopra ipotizzato, ma in pratica produce gli stessi effetti del negare la realtà dell’individuo in carne ed ossa (che è politicamente una questione cardine), come per lunghissimo tempo hanno fatto religioni ed ideologie.

Dietro il tema del .pdf “Il genere e il generone”, si staglia l’importante questione del concetto di identità di genere. Si tratta di problema molto dibattuto in particolari ambiti culturali soprattutto statiunitensi, ma fino ad oggi fuori della coscienza di larghissima parte dei cittadini, specie in Italia. E’ perciò un terreno che si presta ad operazioni di propaganda culturale controllate solo dagli interessati, che possono influenzare il clima civile in modo assai negativo e quindi da evitare.

Rispetto alle precedenti inclinazioni politiche (non soltanto quelle totalitarie ed autoritarie, ma anche quelle collettiviste e stataliste nel profondo), la questione dell’identità di genere si giova dell’accresciuta attenzione data alla cultura al cittadino quale individuo. Tale maggiore attenzione all’individuo ha portato a constatare, tra l’altro, che i cittadini soddisfatti del sesso attribuito loro alla nascita sono una grandissima maggioranza, ma di certo non tutti. Per il fatto che non tutti percepiscono, per sé, la completa corrispondenza tra il proprio sesso legale, quello biologico (cromosomi e caratteri vari), l’aspetto, il modo di comportarsi tra la gente, e in generale il modo in cui ciascuno sente sé stesso. Vale a dire esiste una frangia di cittadini, seppure molti, per i quali l’identità di genere legalmente attribuita non coincide con quella percepita.

Una simile problematica è reale. Solo che, per agevolare il ristabilirsi della coincidenza, non va negata la realtà statistica delle cose del mondo e il passar del tempo: vanno cambiate le norme legali relative al determinare l’identità legale dei singoli individui. Invece, opposte concezioni rigide a carattere antiindividualista, si battono da molto tempo contro la politica del mutare fisiologico delle norme esistenti per aggiustarle al mondo.

Da un parte, ci sono quelli del tradizionalismo religioso e i conservatori, i quali sostengono che non occorre nessun cambiamento legislativo siccome la natura è quella che è, immutabile, e che qualsiasi innovazione inerente i rapporti sessuali equivale a rifiutare di riconoscere la verità rivelata, divina o comunitaria. Voler introdurre nell’identità di genere, al fine di rincorrere sensibilità individuali, categorie diverse da quelle di maschio e femmina sarebbe una vera e propria forma di bestemmia e di eversione. Dall’altra parte, ci sono quelli che vogliono un cambiamento per fissare una nuova verità, la loro (oltre a maschi e femmine, deve esserci la categoria di chi non si identifica in nessuno dei due), e che ritengono l’orientamento sessuale – vale al dire il genere per cui si prova attrazione – non dipendente dall’identità legale. Di conseguenza vogliono il riconoscimento di tre categorie sessuali e non solamente di due, per poter affermare le proprie rivendicazioni di rispetto ed uguaglianza. Per queste persone, le norme sull’identità di genere non dovrebbero servire a meglio adattarsi alla realtà che si evolve, ma a cristallizzare l’assetto di una credenza nuova (la fattispecie denunciata da “il genere&il generone” è appunto questo).

Insomma, ambedue questi opposti estremismi cercano di non riconoscere la realtà del mondo fondata sulla diversità dell’individuo, che si comporta nel rispetto della diversità altrui. I tradizionalisti restando bloccati alla loro concezione della natura immobile e chiusi al possibile modo di evolversi individuale in materia di rapporti; i presunti innovatori sostituendo la concretezza del sesso nella forma ordinaria, con il far prevalere le attuali forme non ordinarie da loro preferite, al fine di conservare la staticità seppure su un piano diverso (ad esempio quello delle nuove regole grammaticali) e di ribadire la chiusura al criterio evolutivo individuale nei rapporti.

Un evidente manifestarsi delle due opposte concezioni è la disputa sulle norme approvate con la legge 107/2015, art.1, comma 16. Esse hanno posto, per il piano triennale dell’offerta formativa scolastica, l’obiettivo di attuare i principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Come si vede, la questione di come affrontare l’identità di genere è stata posta in modo corretto, anche se la norma non interviene in modo complessivo sui provvedimenti relativi al variare dell’identità sessuale. In ogni caso, indica la strada giusta prevedendo un approccio duttile.

Ebbene, il mondo delle lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt), per diffondere la legge, ha pubblicato tre volumetti, “Educare alla diversità nella scuola”, a sostegno della tesi che omosessuali si nasce, non si diventa. Vi si sostiene che gli insegnanti non dovranno diffondere l’idea che l’eterosessualità sia un orientamento normale , usando frasi come “da grande un bambino si innamorerà di una ragazza”. Ciò perché, se la società non imponesse un preciso ruolo a ciascun sesso, l’orientamento sessuale sarebbe indifferente verso persone del medesimo sesso o di quello opposto. Mentre l’imposizione dell’idea della eterosessualità come rapporto normale induce nel giovane una sorta di omofobia interiorizzata, secondo cui uno si sente colpevole per le proprie pulsioni omosessuali, quando invece, affermano i volumetti lgbt, non esiste differenza nel preferire l’attrazione verso lo stesso sesso o verso il sesso opposto. L’omosessualità non è né un peccato né una malattia, è un fatto non modificabile e di conseguenza gli insegnanti dovranno cercare di far compenetrare gli studenti eterosessuali nella mentalità di quelli omosessuali.

Naturalmente un approccio del genere viene contestato in radice dai tradizionalisti, religiosi o no. I quali cominciano con il contestare che compito degli insegnanti sia non di prendere atto delle propensioni sessuali di ogni allievo, bensì di cercare di cambiargli la mentalità colonizzandola in senso omosessuale. E poi, preso lo spunto da qui, diffondono la propria dottrina sul matrimonio tra i due sessi e la famiglia, individuati come il vero obiettivo da distruggere che ha la teoria gender. E diffondono la loro dottrina in svariati settori e luoghi, attraverso un’attività capillare con ogni tipo di strumento, denunciando le preoccupazioni delle famiglie riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, con il fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini. Sulla materia, la mobilitazione della retta coscienza cristiana parte dal vertice della Chiesa cattolica – a cominciare da Francesco in persona e anche dai vertici della Conferenza Episcopale – che denunciano come la teoria gender, nascondendosi dietro valori veri come parità, lotta al bullismo e alla violenza, in realtà intenda togliere all’umano la propria identità sessuata.

Come dunque la disputa sulla legge 107/2015 comprova ancora una volta, è indispensabile che restino sempre attivi i sostenitori della cultura politica del valore della società aperta basata sui concreti cittadini individui, i quali, nel quadro di norme di continuo adeguate al tempo che passa, vivono relazionando la loro identità psico fisica, iniziando da quell’aspetto così rilevante che è il sesso. E così non possono riconoscersi nelle propensioni politico legislative né dei lgbt né dei tradizionalisti e debbono di conseguenza mantenersi attivi nell’esporre le proprie idee in merito al fondarsi sui fatti. Adottare questa strada è, sulla scorta dell’esperienza storica, il sistema di convivenza più efficace anche per evitare il prodursi degli stereotipi conformistici che preoccupano il mondo lgbt. Perciò sono opportuni scritti come “il genere & il generone” che mantengono viva l’importanza della materia.

Concludo al volo rilevando che quanto precede non è affatto una dissertazione, teorica (riguarda le nostre vite quotidiane) e limitata al nostro paese o all’area occidentale. Infatti, proprio in queste settimane, al parlamento indonesiano – cioè di uno stato che comprende quasi cinque volte gli abitanti dell’Italia e che è il più popoloso al mondo a maggioranza musulmana – il governo preme per approvare una norma che punisca con la reclusione di cinque anni chi ha rapporti omosessuali e chi commette adulterio. Per la serie la comunità detta legge, gli individui non contano.

Piccolo saggio di Marcello BATTINI su “Il genere & il generone”

Questione di genere o di generone

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