Tradimento e risurrezione, due concetti dal senso nuovo nella cultura civile liberale

Il clima del periodo pasquale è adatto a riflettere sul significato assai differente delle parole tradimento e risurrezione (e concetti connessi) quando usate nella cultura ideologico religiosa oppure in quella civile liberale.

Nella cultura ideologico religiosa, tradimento o tradire indicano compiere atti contro la propria comunità ed il ruolo svolto dai suoi membri all’interno di essa. Atti puniti con forza a partire dalla riprovazione umana in ambito sociale, un marchio indelebile per il cittadino che avvelena i suoi rapporti. Nella stessa cultura, risurrezione indica il sogno della comunità di ricominciare una nuova vita dopo la morte corporea (con varianti a seconda del credo) o almeno del perseguire l’utopia di arrivare a nuove condizioni di vita liberate dai rigidi vincoli mondani. Nella cultura civile liberale, la comunità come blocco è solo un modo di dire passatista. La convivenza dei cittadini è regolata da leggi scelte da loro stessi e le relazioni interpersonali si formano attraverso una miriade di accordi e contratti. E dunque tradimento o tradire indicano solo una violazione di leggi pubbliche (con pene che non cancellano il cittadino, anche quando dure) e un venir meno a patti privati di varia tipologia (sancito mediante contenziosi privati e risarcimenti); per cui, la riprovazione in ambito sociale non è più un marchio indelebile e viene del tutto sfrondata da giudizi innescanti crolli morali. Quanto alla risurrezione – siccome la cultura civile liberale, dato che per imperniarsi sull’individuo separa lo stato dalle religioni, rimane estranea di proposito sia a ciò che alcuni dicono accada allo spirito di tutti i cittadini dopo la morte sia a costruzioni mentali od istituzionali rivolte all’utopia e fuori del tempo reale – essa ora indica la possibilità per ogni individuo di riprendersi la capacità materiale di esprimere al meglio la sua diversità dopo periodi di difficoltà e rovesci.

Le differenze di significato fin qui delineate non possono stupire perché derivano da un approccio alla realtà mondana profondamente diverso, che le due culture hanno.

La cultura ideologico religiosa ritiene la propria impostazione, di vita e di religione, il centro assoluto dell’esistenza dei suoi seguaci o credenti, rendendoli così una comunità (uniti non solo dal convivere), e definisce in partenza (via teoria o rivelazione divina) tanti aspetti di quella impostazione ai quali i componenti della comunità devono attenersi nel pensare e nel comportarsi quotidiano. E’ evidente che l’attenzione a queste persone deriva solo dal concepirle quali sudditi utili per sostenere e diffondere l’impostazione della comunità, mentre l’attività del conoscere viventi e cose viene riservata ad esperti riconosciuti come tali dalle autorità dominanti e sotto il loro controllo pressoché esclusivo. Insomma la cultura ideologico religiosa propende ad applicare l’unità indifferenziata del mondo, di fatto non scalfita dagli accidenti delle presenze individuali. Il suo modello rigido e poco sensibile al passare del tempo, costituisce il punto di riferimento per la comunità, da rispettare con la guida dell’autorità suprema.

Nella cultura civile liberale, l’approccio è tutto un altro ed è maturato nei secoli facendo emergere una percezione più ampia dei vantaggi della società aperta. Il centro sono gli individui conviventi, la loro irrefrenabile spinta a conoscere ed assumere iniziative nel tempo, le regole frutto di quanto sperimentato fino al momento (e quindi al fondo sempre provvisorie). L’impegno del cittadino non è rivolto a ripetere il passato o a sognare un futuro senza porsi contestualmente il problema di come poterci arrivare. L’impegno è vivere il presente per migliorarlo in concreto, nelle condizioni di vita individuali e nei rapporti interpersonali, del fisico e dello spirito. Dunque la concezione del vivere non è più statica, né per lo ieri né per l’oggi né per il domani. Di conseguenza, tradimento e risurrezione nel significato antico non hanno più senso. La società aperta muove in avanti, non si fossilizza nei ricordi e non si esalta fino a perdere il contatto con i fatti.

Il brulichio della diversità pone di continuo nuove occasioni e nuove sfide da valutare. Il metodo individuale e lo sperimentare sono ad ora il sistema più efficace di valutazione, allargando la capacità umana di manifestarsi e di capire l’intorno. Peraltro, proprio perché questo metodo funziona attraverso l’uso della diversità, rimangono sempre aspetti dell’antico modo di organizzare le cose. Ad esempio, il richiamo implicito alla visione rigida tipica del mondo ideologico religioso che vuol conoscere tutto, ha prodotto nei decenni recenti l’eccessiva attenzione dell’opinione pubblica sulle tematiche dell’inizio e della fine dell’universo (nonostante per definizione non siano sperimentabili) oppure su questioni molto misteriose, tipo l’esistenza e la composizione della cosiddetta materia oscura, supposta per analogia nella dinamica delle galassie ma di cui non esistono riscontri sperimentali. Ebbene, simili buchi nella conoscenza disturbavano le antiche concezioni ideologico religiose, che risolvevano ricorrendo alla divinità o alla teoria. La cultura della civiltà liberale non cade in una simile trappola. La conoscenza fondata sul metodo individuale e sullo sperimentare si è allargata enormemente ma insieme ha imparato a convivere con la consapevolezza che le cose ancora non conosciute restano sconfinate.

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