Dubbio e spirito critico

In Italia c’è una ritrosia atavica a prendere sul serio il dubbio. E’ ritenuto una stravaganza e trattato con sospetto, quale diavoleria individualistica per trasgredire al conformismo della comunità. In tale clima, è arduo convincere che il dubbio è il frutto millenario della conoscenza umana, del quale scienza e civiltà moderna non possono più fare a meno. Quindi prendere sul serio il dubbio implica uno sforzo, che però è ineludibile.

Nell’antichità la conoscenza era concepiva come dogma riservato quasi in esclusiva alla religione e ai potenti. Fu una conquista importante della riflessione umana, verso il 4° secolo a.C., arrivare a concepire lo scetticismo, in cui il dubbio era un esitare naturale nel dare un giudizio. Nell’impossibilità di un criterio oggettivo di distinzione del vero dal falso, lo scetticismo teorizzava l’indifferenza dei valori nell’interpretare la realtà. Nel solco di questa tradizione , un qualche passo avanti fu cinque secoli dopo, quando Sesto Empirico produsse un vasto studio dei fenomeni così come appaiono, peraltro sempre confermando del trattarsi della propria visione soggettiva, magari influenzata dalle consuetudini.

Per secoli si restò a questo, finché, con il Rinascimento, riprese la ricerca. Il salto di qualità lo fece Cartesio, passando dal dubbio scettico al dubbio metodico. Intese il dubbio come un approccio critico ai dati sensibili e a quelli indotti nei modelli interpretativi, tradizionali e nuovi, che si ricompatta con l’intervento del pensare umano, nel quadro della verità divina. Un salto di maggior rilievo lo fece un secolo dopo David Hume. Considerava il dubbio scettico un utile freno alla ragione che pretendeva conoscenze obiettive e assolute, ma non accettava che fosse una via per rinunciare al giudizio, anzi intendeva utilizzarlo quale spinta al metodo di prendere atto del carattere soggettivo e limitato del nostro conoscere, con la conseguente necessità di sottoporlo a nuova successiva valutazione in base alla realtà.

Mettendo a fuoco il concetto di dubbio, Hume ha delineato l’empirismo, che è stato l’avvio del metodo scientifico. Un metodo che in tre secoli si è irrobustito, raffinato ed espanso, innescando la crescita tecnologica impetuosa che ha prodotto un impensato miglioramento dei mezzi di vita disponibili. Il dubbio metodico applicato di continuo, dismettendo indifferenza e indecisione, è divenuto il nucleo del sistema sperimentale. Gli aspetti più rilevanti del raffinarsi sono stati almeno quattro. La scoperta della grande efficacia del verificare sperimentale innescato dai dubbi e dalle ipotesi (che consente di restare ai fatti misurando le conseguenze degli interventi precedenti e delle nuove teorie interpretative); il capire che lo sperimentare è connesso in modo indissolubile ai confronti continui tra soggetti ricercatori disposti ad accettare il metro dei risultati ottenuti applicando le ipotesi risolutive dei loro dubbi; il convincersi che il processo del conoscere, pur acceleratosi, resta di per sé limitato e provvisorio dati i dubbi fisiologici relativi sia alla stessa novità ipotizzata sia alle nuove critiche agli aspetti sussistenti già prima; l’aver dedicato sempre più attenzione alle cose verificabili, misurabili e falsificabili, riducendo invece l’impegnarsi dubbioso a conoscere l’inizio o la fine dell’universo non sottoponibili a sperimentazione.

Simili aspetti sperimentali sono maturati insieme a due consapevolezze. Una è riconoscere (cosa non fatta nelle centinaia di anni precedenti) il ruolo irrinunciabile dei singoli individui. Sono alla base di ogni esperienza, di ogni dubbio e di ogni verifica. Sono il tessuto organico, attraverso la loro diversità, delle condizioni di vita nel mondo e l’asse portante del processo conoscitivo. In più, nei due tre secoli recenti si è percepito che i singoli individui esercitano un analogo ruolo cardine, oltre che nel campo sperimentale, anche in quello del dirigere la convivenza civile. Anche qui, le condizioni di vita sociale migliorano quanto più vengono affidate alle valutazioni, ai dubbi, alle proposte, alle scelte dei singoli conviventi. Il che non garantisce ogni volta la strategia ottimale, ma la fa emergere progressivamente in base agli esperimenti. L’altra consapevolezza – seppure tuttora agli albori ma del tutto innovativa rispetto a quanto avvenuto per migliaia di anni – è che, essendo la realtà fondata sul tempo fisico, per natura non possono funzionare in pieno gli strumenti scientifici concepiti nella logica del tempo reversibile o del tempo eterno e i sistemi istituzionali parametrati sull’immobilismo del potere. Una conferma si trova nei caratteri del tempo espressi con efficacia dalla variabilità prodotta dal continuo manifestarsi del dubbio dei singoli individui. Il dubbio è l’antidoto di fondo al conformismo conservatore eternizzante. E non è più incisivo se regredisce all’antica indecisione che non affronta le alternative del reale

Insomma il dubbio è il grimaldello per penetrare il mondo. Fa parte del vivere in una condizione incerta ma non esprime incertezza. Soppesa il da farsi, non confonde una preferenza con una sicurezza. Perché niente è sicuro. Ad ogni cosa – si è capito appena da un secolo – si può dare al più una probabilità ed anche ciò che è stato sperimentato, pur acquisendo certezza, resta falsificabile in linea di principio. La decisiva importanza del dubbio metodologico è riflettere su possibilità non evidenti eppure non escludibili in partenza. E’ immergersi nella consapevolezza che in termini umani la verità non può esistere in senso stretto, poiché il mondo ha una miriade di dimensioni, fisiche e viventi, ed il tempo procede senza sosta.

L’applicarsi per conoscere di più non equivale a cercare modelli eterni: è osservare i fatti esercitando lo spirito critico del dubbio. Perciò opera contro la conoscenza chi ne soffoca le precondizioni usando in modo distorto strumenti nati per potenziare le facoltà critiche. Il concreto pericolo insito nelle reti informatiche di massa è il monopolio nel comprimere lo spirito critico individuale, lo spargere conformismo, il soffocare le fonti dell’innovazione. Va ricuperato subito l’esercizio della passione per il dubbio. Iniziando non dai dictat statalisti ma dall’irrobustire lo spirito critico che rompe l’assedio delle notizie disinformanti.

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