Su una dichiarazione a Il Tirreno (ad Emanuele Rossi ed Antonio Floridia)

sabato 3 marzo 2018, da Raffaello Morelli ad Emanuele Rossi ed Antonio Floridia

La ringrazio per la risposta alla mia mail e per le considerazioni sul mio articolo.

Le mie preoccupazioni circa il possibile fraintendimento sono chiarite con il Suo articolo pubblicato stamani a pagina 6 de Il Tirreno.

Dato il rilevo della materia, Le faccio peraltro queste ulteriori precisazioni sull’aspetto politico di quanto ho scritto. Parto dal dire che se l’aspetto politico ha un valore (uno strumento per aumentare il peso del cittadino rispetto a quello di cui dispone con te liste senza preferenza), questo valore rimane anche se non sarà molto utilizzato in una campagna in cui la questione è stata tenuta nascosta. In ogni caso , mettere in evidenza tale aspetto ha un particolare rilievo proprio per il fatto che il principale tema su cui si dovrà impegnarsi la prossima legislatura , sarà probabilmente quello di una nuova legge elettorale imperniata sulle scelte del cittadino, senza prefiggersi di aggirarlo (questa era l’intenzione reale della 165 / 2017 imposta dai gemelli imbonitori).

Mettendo in evidenza l’aspetto cittadino, le considerazioni da Lei svolte circa il maggior peso del voto al simbolo, finiscono per non affrontare la questione del come il cittadino, nel votare, possa oggi dare un indirizzo legato alla persona del candidato uninominale ed ai suoi impegni tematici, restando con ciò più aderente alla logica costituzionale del divieto di vincolo di mandato (che il votare il simbolo non esclude ma lascia molto più confusa e incerta). Tale indirizzo sarà rilevante nelle nuove Camere. Ad esempio si tratterà di evitare le tentazioni (che ci saranno) di reintrodurre la logica del maggioritario ridotta a politica bipolare. Il maggioritario rispettoso del cittadino, può essere solo o del tipo collegio all’inglese oppure del tipo di collegio alla francese: e in questo secondo caso non può venire contraddetta (reintroducendo elementi di cesarismo) dal limitare l’accesso al secondo turno alle sole due liste prime arrivate piuttosto che ad una soglia minima di voti ottenuti.

Tutto ciò, ovviamente, nella convinzione che i sistemi elettorali non esauriscono affatto problemi della convivenza civile, ma che, senza avere un sistema elettorale funzionante in modo coerente per mettere in mano ai cittadini le scelte di fondo basate sui fatti, riemergeranno le pulsioni elitarie ed oligarchiche di potere, che l’esperienza storica ha provato non in essere in grado di funzionare al meglio e in tempi abbastanza rapidi per governare la convivenza.

La ringrazio per l’attenzione e Le invio cordiali saluti

Raffaello Morelli

venerdì 2 maro 2018, da Emanuele Rossi ed Antonio Floridia a Raffaello Morelli
Chiedo scusa se rispondo soltanto ora. Ho letto anche il suo intervento sul Tirreno.
La frase che lei indica potrebbe in effetti a prestarsi a fraintesi (è evidente che anche il voto al salo candidato nell’uninominale è “senza rischi”), ma si può comprenderne il senso.
Non mi convince la sua opinione, che peraltro rispetto, che il voto al candidato abbia un significato maggiore rispetto al voto alla lista (come motiva nel suo articolo): comprendo che dal punto di vista politico possa darsi questa lettura, ma dubito che ciò avverrà.
Il collegamento candidato-lista è tale che il voto al candidato “conta meno”, perché serve solo ad eleggere il candidato nel collegio uninominale, mentre è irrilevante per il collegio plurinominale. Mentre il voto alla lista “conta doppio”. Ragione per cui continuo a ritenere più efficace il voto alla lista (o ad entrambi, che è la stessa cosa).
Tutto ciò, come è evidente, per i candidati collegati a più liste, perché dove sia collegato ad una sola non cambia nulla.
La ringrazio per l’attenzione, cordiali saluti
Emanuele Rossi

domenica 25 febbraio 2018, da Raffaello Morelli ad Antonio Floridia ed Emanuele Rossi

Cari Professori,

stamani ho letto con una certa perplessità quanto avete dichiarato al Tirreno : “Se c’è un voto senza rischi, è quello dato unicamente al simbolo”. Mi sembra evidente che dal punto di vista tecnico ciò non è per niente vero, poiché è del tutto senza rischi anche il voto dato al candidato all’uninominale e basta. Inoltre sono senza rischi anche le altre forme di voto indicate dal Ministero.

Siccome si tratta di una questione dagli aspetti politici non banali, mi augurerei che ampliaste il Vostro testo (penso che il Tirreno vi darebbe senz’altro spazio). E chiariste che il rischio cui Vi riferite non è quello della modalità tecnica di esprimere il voto, bensì quello dell’elettore che abbia l’intenzione di fare una determinata scelta partitica, scelta che verrebbe resa meno netta qualora, applicando la novità della legge 165/2017, egli votasse solo il candidato all’uninominale (salvo il caso figuri appoggiato da una sola lista, caso in cui il rischio non sussiste).

Mi pare chiaro che, in mancanza di un simile chiarimento, la Vostra affermazione odierna assumerebbe il carattere di un invito per dare la preferenza ad un solo simbolo, il che non è previsto nella legge e che dunque sarebbe in contrasto con le Vostre comprovate professionalità.

Cordiali saluti

Raffaello Morelli

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