Globalizzazione e protezionismo

Trump non ha né la mentalità né i comportamenti dei liberali. Ma ha vinto affrontando un problema chiave per i liberali. Riavvicinare i cittadini al governo istituzionale e non farli sentire sudditi dei grandi poteri finanziari e amministrativi. Questo problema è omesso nelle critiche dei mezzi di informazione e degli esponenti politici internazionali. Il che rende surreale il loro contestare a Trump l’esser contro la globalizzazione che apre il mondo e a favore del protezionismo che lo chiude. Perché questo tipo di critica presuppone un’adesione al metodo liberale che invece quei mezzi di informazione e i politici occidentali , per lo più, non hanno e non vogliono avere.

Per natura, il sì alla globalizzazione e il no al protezionismo hanno senso solo se mettono al centro le iniziative del cittadino e la sua sovranità. Viceversa, negli ultimi 20 anni i fatti dicono che sì alla globalizzazione e no al protezionismo, da un lato hanno svolto il loro ruolo migliorando di molto le condizioni socio economiche in vaste zone del mondo, dall’altro sono stati gestiti come privilegio delle corporazioni mondialiste, finanziarie e commerciali, e chiusura all’influenza dei cittadini. Cioè, il sì alla globalizzazione e il no al protezionismo, concepiti in funzione del consentire contatti più aperti tra i cittadini, hanno permesso anche il contrario. Trump ha raccolto il disagio di chi soffre le conseguenze dei privilegi ai gruppi di potere economico politico.

Chi critica Trump ignora tale aspetto e batte sul tasto che globalizzazione e antiproibizionismo sono fedi intoccabili. Il che è vero solo quando riferito alla loro versione che mette al centro il cittadino. Altrimenti adottare globalizzazione e antiproibizionismo non risolve il problema delle relazioni tra i cittadini strozzate dalle grandi corporazioni. A Davos i governanti europei hanno tuonato contro i dazi protezionistici, senza accorgersi che nel 2017, nonostante i dazi, il disavanzo commerciale USA è cresciuto. Soprattutto gli europei sono apparsi spiazzati quando Trump ha dichiarato che ”America innanzitutto non significa solo America”. Non risolvono il problema le risposte del Commissario europeo Moscovici ed anche il commento di giornalisti seri, la Carlini sul Tirreno. Moscovici ha contrapposto a Trump multilateralismo ed eguaglianza di genere, corrispondenti ad un conformismo civile indistinto nei comportamenti voluto da un nucleo centralizzato di potenti concernente non solo l’eguaglianza nei diritti bensì lo stile di vita. La Carlini ha definito un inferno un mondo in cui ci saranno tasse ridotte ad altri con la concorrenza fiscale ma non accetta la storia: più cura al cittadino non la da il conformismo dell’uguaglianza pauperista derivante dall’appiattimento che cancella le diversità naturali.

Se si vogliono contrastare le distorsioni della globalizzazione e del protezionismo, è indispensabile trovare norme ed iniziative politiche per mettere al centro la libertà del cittadino nel valutare, nel decidere e nel preservare le identità. Seguire gli interessi delle élites autoreferenziali e delle guide globali incoronate dai media, aumenta il disagio.

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