Costituzione, memoria e diritti

Nell’invitare a riscoprire la Costituzione per non dimenticare il valore dei diritti, il Direttivo dei Perseguitati Politici mostra nobiltà di intento ma ristretta concezione costituzionale, quando porta ad esempio di trascuratezza la richiesta “umanitaria” di seppellire al Pantheon Vittorio Emanuele III.

Di tale concezione ristretta, il motivo più immediato è confondere il giudizio storico con la memoria. Il giudizio negativo sulla figura di Vittorio Emanuele III, è intrecciato in modo stretto con i gravissimi errori che hanno costellato la sua azione di Sovrano, fin da quando tramò per far entrare l’Italia nella prima guerra mondiale e pochi anni dopo negò l’autorizzazione chiestagli dal Governo di sbaragliare la marcia su Roma. Tale giudizio estremamente negativo non può peraltro mutare la memoria dei fatti. Vittorio Emanuele III è stato Re d’Italia dal 1900 al 1946.

Tuttavia, il motivo più profondo della concezione costituzionale ristretta è il non cogliere che l’impianto della Costituzione è conforme ai principi della società libera e ai suoi rapporti socio economici tra cittadini diversi. Sono quei principi che portano ai diritti e non viceversa. La Costituzione è il quadro delle relazioni tra i cittadini, per cui la memoria dei fatti è intoccabile. Se la memoria cambiasse al cambiare dei governi e delle epoche, lo Stato cancellerebbe i fatti reali sperimentati. La memoria dei fatti storici al passar del tempo deve essere sempre oggetto di giudizio ma non può essere mai cancellata.  E’ un carattere fondamentale della società libera e della consapevolezza civile.

In un quadro simile, la sepoltura al Pantheon può essere criticata per questioni etimologiche, ritenendo quel luogo connesso per forza ad una valutazione positiva di chi vi è sepolto (e quindi inadatto a Vittorio Emanuele III). Ma non deve essere trascurata l’esigenza liberale di non cancellare la memoria storica, in particolare di chi è stato Re d’Italia così a lungo. Per corrispondere a questo importante aspetto sarebbe  opportuno dare sepoltura alle salme dei primi tre Re del Regno d’Italia  nel luogo deputato al ricordo delle vicende dell’Italia Unita, che è l’Altare della Patria. Il che  manterrebbe viva la memoria dei fatti, sia di quelli gloriosi che di quelli vergognosi, e interromperebbe la pratica, molto sbagliata, della memoria alla carta.

I diritti costituzionali sono di tutti, vincitori e vinti, perché sia possibile convivere tra diversi e non esistano perseguitati. La Costituzione vieta di riorganizzare il disciolto partito fascista, non di professare idee di ultradestra che spetta ai liberaldemocratici combattere di continuo.

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