70 anni dopo

Lunedì 22 dicembre 1947, l’88% dell’Assemblea Costituente approvò la Costituzione. Un impianto solido per un paese libero, con difficoltà sociali non lievi e profonde divisioni tra occidentali e comunisti. Varare la Costituzione fu una grande capacità di confronto tra partiti contrapposti per trovare convergenze e regolare la vita tra diversi.

Nel testo prevalgono le culture cattolica, socialista-marxista e comunista, ma è normale essendo il 77% dei costituenti. L’impianto è conforme alla società libera occidentale e ai suoi rapporti socio economici tra i cittadini individui. Il mondo cattolico chiuso introdusse nell’art.7, appoggiato dal PCI, i Patti Lateranensi di Mussolini. Criticatissimo dal mondo laico (il liberale Benedetto Croce chiamò “l’inclusione uno scandalo, non essendoci nulla in comune tra una Costituzione statale e un trattato tra Stato e Stato”) e dal mondo cattolico aperto , vedi il grande Carlo Jemolo. Le votazioni furono spesso accese ma sempre molto rispettose. Come avvenne per l’art.1 c. 1, che Ugo La Malfa (PRI) e Gaetano Martino (PLI) proposero nella forma “l’Italia è una repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro” e che invece vide prevalere “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro “. La differenza non è banale ma si proseguì lo stesso con semplicità, perché i Costituenti puntavano a redigere una Carta con la procedura avviata dai cittadini. Questo era l’importante.

Redigere la Costituzione fu più agevole che applicarla. La Corte Costituzionale tardò otto anni. La prima causa (metà ‘56) toccò la costituzionalità della legge di P. S. e il governo –Guardasigilli Aldo Moro (DC) – sostenne che la Costituzione non si applicava alle leggi preesistenti. La Corte sentenziò la propria competenza ma si era toccata la difficoltà di far evolvere le strutture pubbliche. Ancor più tardivo l’ordinamento regionale. Le Regioni furono istituite 22 anni dopo e fatte senza vararne l’ordinamento finanziario e funzionale. Poi c’è il referendum abrogativo, normato 23 anni dopo. Senza contare la non applicazione dell’art. 39 sui sindacati. I parlamentari hanno spesso ceduto alle pressioni di chi, nello Stato, ostacola che i cittadini possano valutare le scelte.

A metà anni ’80, si fece una bicamerale consultiva per aggiornare la Costituzione e si arenò. Il tema rimase e il quadro politico mutato, da fine ’89 a inizio ’90, spinse il Presidente Cossiga (DC) a proporre una Assemblea Costituente, perché la fine del pericolo totalitario esigeva un nuovo patto sociale su mandato dei cittadini. Da qui l’idea che cambiare la Costituzione esigesse interventi ampi. Nel 2001 fu fatta una riforma del Titolo V , votata dal centro sinistra e confermata pochi mesi dopo dal referendum, senza l’opposizione del centro destra nel frattempo vittorioso alle urne. La sua applicazione dimostra che era tecnicamente inadeguata, corrispondendo a posizioni di bandiera con scarsa attenzione alle esigenze civili.

La Costituzione non era più il quadro delle relazioni tra cittadini bensì il manifesto di chi la decide. Nel ‘05 il centro destra approvò una riforma, poi respinta nel referendum. Il concetto di riforma come bandiera, parve superato nell’estate ‘13 (governo Letta PD) quando fu votata in prima lettura una legge costituzionale per un Comitato Parlamentare decidente. Ma il governo Renzi (PD) tornò indietro e impose una proposta di cambiamento che manipolava il bicameralismo sottraendo sovranità al cittadino. Il NO venne da oltre 19,4 milioni di italiani (nel ‘06 i No toccavano 15,7 milioni).

Cambiare la Costituzione è ragionare su come accrescere la risposta ai bisogni di libertà e di partecipazione. Non basta contentare una parte. Il presupposto è una conoscenza profonda che riprenda l’intento dei Costituenti di dare ai cittadini un testo secondo i loro indirizzi. Per questo il prof. Saulle Panizza, ordinario di Costituzionale all’Università di Pisa, ha pubblicato il libro “Dizionario breve della Costituzione” (La Vela, ‘17), per far conoscere e riflettere sulla Carta fondamentale, proseguendo il suo impegno tra i 58 firmatari dell’appello dei costituzionalisti che nel ‘16 dissero subito NO alla proposta di riforma. Cosa significhi la Costituzione, del come riformarla e perché, è una questione di forte rilievo civile. Perciò, il libro del Prof. Panizza sarà presentato lunedì 15 gennaio ‘18 nella sala de Il Tirreno, con un dibattito organizzato dai Circoli Modigliani e Einaudi, alla presenza dell’autore, moderato dal Direttore Luigi Vicinanza.

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