I liberali e le politiche ’18 (a Pileggi, De Luca e Morandi)

 

Cari amici,

Vi ringrazio per l’invito al Vostro Consiglio Nazionale ma parteciparvi non è  al momento indispensabile al fine di proseguire nello sforzo comune per l’operazione politica tesa ad eleggere al prossimo Parlamento qualche liberale dichiarato ed inconfondibile. Infatti considero ormai acquisita la nostra  piena convergenza sulla preliminare necessità che  alle prossime elezioni  sia presente una formazione liberale secondo le modalità che potranno maturare a breve e che avrà l’obiettivo essenziale appena indicato. Sul tema desidero comunque farVi alcune considerazioni che potrebbero riuscire utili nel Vostro dibattito, specie qualora Le facciate conoscere ai Consiglieri Nazionali.

La legge 165 dello scorso 12 novembre – di cui non tratto qui  le gravi storture  segnalate per tempo  e sempre più evidenti – non ha, contrariamente a quello che si dice ovunque, alcun altro premio di maggioranza oltre i collegi uninominali. Ed essendo attualmente tre le grosse aree politiche di peso elettorale equivalente, è chiaro che quella di maggior successo  otterrà al massimo  110 seggi su 231 (alla Camera, analogamente al Senato) e dunque un risultato che non potrà  modificare la  distribuzione proporzionale dei restanti 376 seggi. In altre parole non è possibile (salvo risultati clamorosi) che il voto origini in automatico una maggioranza assoluta di seggi e quindi diventeranno decisive le alleanze in Parlamento. Sottolineo altresì che ogni lista darà i propri voti alla sua coalizione nel caso abbia tra l’uno e il tre % mentre sopra il 3% parteciperà alla distribuzione proporzionale  dei seggi anche se non collegata.

Stando così le cose,  la prospettiva migliore per i liberali sarebbe costruire tutti insieme una loro lista concordata – a parte eventualmente con ancora altri –  con le non piccole forze di cattolici democratici che hanno i posizioni non incompatibili con quelle dei liberali (riferendoci alla situazione italiana). Una simile lista  supererebbe con certezza  il  3 %  , eleggerebbe da 12 deputati in su e  potrebbe esercitare le proprie scelte in Parlamento in assoluta visibilità, trasparenza e coerenza con i propri temi. Ciò darebbe ai liberali maggiori garanzie di non trovarsi invischiati in una grande intesa con l’attuale dirigenza PD, che da tempo segue progetti di tipo oligarchico sempre invisi ai liberali.

Faccio inoltre rilevare che la partecipazione di una lista di soli liberali alla coalizione di centro destra, avrebbe un’immagine dominata dalla triade FI, Lega, Fdi e quindi non solo attirerebbe meno suffragi rischiando di ottenere meno eletti ma in sostanza ridurrebbe la propria azione ad una trattativa per scambiare qualche collegio uninominale (2/3)  con il consentire alla coalizione l’utilizzo dei  voti tra l’uno e il tre % ottenuto  dai liberali (da soli e in coalizione penso impossibile andare oltre).   Il che porrebbe problemi per i liberali. Consentirebbe alla triade di cdx di gonfiare le penne ma non le farebbe ottenere un premio di maggioranza che non c’è. Di fatto sarebbe un aiuto  alla grande intesa con l’attuale dirigenza PD.

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