La coesistenza tra libertà e regole

Il forte contrasto tra le istituzioni spagnole (Corte Costituzionale, Monarchia, Governo, Parlamento)  e quelle catalane costituisce un banco di prova di come intendere le regole del convivere nei sistemi liberaldemocratici. Appunto per questo serve una opinione contraria all’interpretazione al riguardo che sta circolando sulla stampa. Tutta incentrata sul tradizionale schema della contrapposizione tra il principio centralista e quello autonomista a prescindere dalle condizioni istituzionali in cui si manifesta.

In tale schema non è un caso che della vicenda si parli sorvolando sulla annosa politica indipendentista definita incostituzionale dalla Corte già anni fa. Si fanno paragoni tra Catalogna e Ucraina (che era uno Stato indipendente), oppure tra Catalogna e Kosovo (criticando Washington che non li accetta) e vien data per scontata la tesi secondo cui il dibattito sulla Catalogna si sarebbe trasformato in un dibattito sullo stato di diritto, sul rispetto del dissenso, sul rapporto tra governo centrale e autonomie locali.  E si sostiene anche che sarebbe in grande imbarazzo la comunità internazionale all’inizio intenzionata a liquidare il tutto come una questione interna alla Spagna ma che ora, con il precipitare degli eventi, è chiamata a prendere posizione. Tesi che è un puro auspicio politico, dato che nella cronaca non v’è indizio di abbandono della linea degli affari interni.

Un’interpretazione e un auspicio siffatti vanno confutati confermando il quadro in cui può essere sostenuta un’aspirazione separatista di per sé legittima. Quando esiste una libera Costituzione, è inaccettabile la pretesa di far decidere i cittadini sull’integrità del paese stando fuori delle regole. Esaltare a parole l’autogoverno e il diritto a decidere le forme istituzionali ma non tenere comportamenti rispettosi delle libere regole di convivenza già vigenti, equivale a sostituire il normale confliggere democratico con il criterio della violenza e a dare una spinta alla frammentazione civile disgregatrice. Questo è davvero un tentativo di colpo di stato.

L’introdurre il criterio della violenza diminuisce il peso civile del cittadino avviandone il passaggio alla forza fisica (speriamo gli indipendentisti catalani non ci arrivino esplicitamente); la frammentazione rinforza il populismo, che è l’ansia di cambiare non all’insegna della libertà del disaccordo ma rifiutando  le istituzioni della libertà. La nostra epoca non è più quella dei sogni otto novecenteschi. Oggi è illusorio dichiarare l’intento di esser liberi e di voler migliorare il modo di governare, pensando che ciò basti a realizzarli,  anche senza avere progetti operativi definiti e coerenti per arrivarci.

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