Il Presidente INPS e i populisti

 

Tito Boeri, presidente Inps, pare un romanziere che inventa trame di fantasia. Ha di nuovo esaltato il contributo dei migranti all’INPS, dicendo che “gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”. Così aiuta gli amici (che teorizzano l’accoglienza indiscriminata di migranti per fruire dei denari pubblici legati agli ingressi) al prezzo di un’acrobazia attuariale sui bilanci INPS avulsa dai fatti, che alla fine l’INPS pagherà.

Boeri sembra non sapere che i versamenti di contributi sociali non si valutano guardando solo a quanto riscosso e quanto erogato nel breve periodo. I contributi sociali esistono per dare una copertura previdenziale a chi li versa e dunque, riscuotendo, l’INPS assume un obbligo di prestazione pensionistica, differito ma reale. Secondo Boeri “sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni”. Considera solo la situazione di cassa attuale, perché domani quelle pensioni dovranno esser pagate. E dunque non esiste nessun regalo di PIL. Disporre dei contributi riscossi deve fruttare in termini finanziari per mettere l’INPS in grado di pagare le pensioni dovute. A meno che Boeri intenda fare quanto detto alla Radio. Approfittarsi degli immigrati che rientrano al proprio paese e non avranno mai pensioni dall’Inps. E sfruttare che gli immigrati pagano più di quanto ricevono (infatti la vita media degli immigrati è inferiore a quella degli italiani, mentre l’età della pensione è determinata in base alla vita media degli italiani). Ma simili inganni non possono essere la strategia di un normale stato occidentale.

In ogni caso, la fissa di Boeri sui migranti (e sui pensionati in trasferimento all’estero che non consumano più in Italia) esula dai compiti INPS. L’INPS ha il compito, nel quadro delle dinamiche del lavoro e della demografia, di gestire al meglio cassa e strutture. Il fine è mettere in sicurezza la previdenza, la cui importanza civica va al di là delle sopravvenute funzioni di assistenza in nome dello Stato con apposite risorse. Qualora si attribuisse all’INPS la competenza sui migranti, allora bisognerebbe chiederle conto anche di questioni che non la riguardano. Tipo il mettere argine: al rifiuto di certe occupazioni da parte di troppi italiani che lascia spazi ai migranti , oppure alla tendenza di imprenditori a cercare tra i migranti manodopera disponibile a compensi bassi e poco propensa a sindacalizzarsi, oppure all’aggravio di criminalità determinato dall’eccessiva presenza di migranti oppure alla dimensione del lavoro nero che tra i migranti supera un terzo.

Tutti problemi non attinenti al funzionamento dell’INPS ma delle Istituzioni rappresentative. Che al ripetitivo eloquio del Presidente INPS faccia da controcanto il silenzio del Ministro Poletti, cui spetta il controllo di Boeri, costituisce perciò un aiuto ai populisti che avversano le istituzioni. I populisti non hanno progetti ragionati. Ma dirlo non conta quando da tempo si governa sciattamente non pensando al cittadino e inducendolo a non fidarsi più.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.