La cremazione della Chiesa e quella dei laici

Scritto per la rubrica Disputationes della rivista NON CREDO n.47

Fino a qualche decennio fa, la pratica della cremazione, era un argomento di contrasto tra i molti laici che vi ricorrevano e i precetti della Chiesa cattolica che la escludevano. Poi, da metà degli anni ’80, la Chiesa, pur continuando a preferire la sepoltura dei corpi in nome della maggior deferenza verso i defunti, non ha vietato più la cremazione. Infatti, se la cremazione viene scelta per ragioni di tipo igienico, economico o sociale, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, che in sé non nega la dottrina cristiana. Così alle Società della Cremazione, storici baluardi della tradizionale laicità, partecipano in modo attivo dei sacerdoti non solo a titolo personale ma di fatto quali rappresentati della diocesi. Pareva quindi che i contrasti fossero sopiti e che la Chiesa fosse riuscita a ricucire lo strappo mondano sulla cremazione.

Tuttavia si è progressivamente ingigantito il problema di come trattare ciò che la cremazione produce, le ceneri. Di recente monsignor Vincenzo Paglia, nuovo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha ricordato quanto stabilito nell’agosto 2016 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Dopo la cremazione, “ le ceneri del defunto devono essere conservate in un luogo sacro, che può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana”. Perciò “la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita. Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti…. Nel caso che il defunto avesse disposto la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto”.

A questo punto, visto che la cultura laica comprende, ovviamente, chi vuole disperdere le ceneri, è chiaro che il tema dispersione riaccende le polemiche operative tra i laici e il mondo delle organizzazioni cattoliche. Di conseguenza, le Società della Cremazione o rinunceranno a riconoscersi nella cultura laica oppure non si piegheranno alla pretesa dei loro dirigenti sacerdoti di escludere la dispersione delle ceneri.

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