Giovani renziani increduli sul risultato referendario

Con la sicumera del giovane che non accetta i dati sperimentali non corrispondenti ai suoi sogni, Beniamino Pagliaro scrive su La Stampa le stesse tesi di quel 25% dei giovani che hanno votato Sì e che negano che il voto NO sia il giudizio dei cittadini per non rinunciare alla loro sovranità.

La prima manifestazione di sicumera è scrivere che “la gran parte delle misure era una sacrosanta semplificazione” da tutti richiesta e che “per colpe varie, in primis di Matteo Renzi, il voto non è stato sulla Costituzione”. In ballo al referendum c’era solo un quesito su una proposta di Costituzione, che non solo aveva un testo scritto peggio dell’immaginabile, moltiplicava per cinque le procedure parlamentari, era molto confuso e non garantiva davvero le procedure di decisione, ma che costituiva non per caso un disegno oligarchico. La scelta non era tra renzismo o antirenzismo. E gli italiani hanno risposto con un sonoro No. Non prendiamoci in giro, il renzismo riteneva la proposta di riforma costituzionale una sua arma forte.

La seconda manifestazione di sicumera è scrivere che “sono giorni senza vincitori”. Perché da per scontato che avrebbero dovuto esserci dei vincitori diversi dai cittadini che hanno voluto la loro sovranità. In una liberaldemocrazia il referendum è tutt’altra cosa da un’elezione politica e l’obiettivo del NO non era il rifiuto del sistema. Il NO non doveva offrire “alcuna garanzia di uscire dal problema” come scrive Pagliaro.

La terza manifestazione di sicumera è scrivere che una parte del paese che lavora, qualsiasi cosa abbia votato, “si è sentita un po’ presa in giro ma si è rimessa al lavoro: è abituata a fare le cose nonostante lo Stato”. Qui la sicumera è triplice. Che chi lavora si aspettasse il Sì. Che sia possibile un lavoro produttivo senza regole quadro sul relazionarsi aperto dei cittadini. Che la qualità delle regole sia ininfluente siccome basterebbe l’annuncio che le promette.

La quarta manifestazione di sicumera aggrava la terza scrivendo che “l’altra parte di Paese conterebbe sull’aiuto dello Stato e ha votato No per dire che così non va. Il dramma è che la riforma, a volerci credere anche solo parzialmente, prometteva un cambiamento…..Proprio chi poteva tifare di più per un cambiamento ha votato No e rischia di pagarne le conseguenze”. Con ciò confonde le regole pubbliche con l’assistenza pubblica, le intenzioni della proposta di riforma con quello che la proposta avrebbe innescato, e neppure prova a capire che nelle liberaldemocrazie il cambiamento non è una concessione degli oligarchi ma consiste nel far funzionare meglio le istituzioni per attivare l’autonomia dei cittadini.

La quinta manifestazione di sicumera è, dopo aver accennato al grande debito pubblico italiano sorvolando però sul fatto che è di nuovo aumentato durante il governo Renzi, domandarsi “ Come è potuto succedere che proprio i più deboli non abbiano voluto votare per cambiare?” rispondendo che “è colpa della politica… che puntava a premiare alcune fasce del Paese, dai redditi bassi con gli 80 euro ai proprietari di casa con la cancellazione dell’Imu… È colpa di Renzi, che ha messo al centro se stesso e non la riforma, anche se forse non aveva grandi alternative”. L’interrogarsi e il rispondere in simili termini fa vedere che Pagliaro concepisce il governo solo come una strategia per ottener consenso e trascura che la proposta di riforma Renzi coincideva con il mettere sé al centro delle cose.

La sesta manifestazione di sicumera è scrivere “la sensazione di avere un premier tutto sommato normale è stata rimpiazzata dal timore di non avere più alternative”. Quasi attonito di non avere più le certezze del potere fiorentino, aggiunge subito “ forse Renzi, considerato da molti un abile politico, ha sottovalutato proprio la strategia politica. Forse è così che funziona quando una proposta nuova, come quella di Renzi nel Pd, deve confrontarsi con la fatica del governo. Ora molti guardano ancora a Renzi, convinti che saprà trovare una nuova via. Senza il peso del governo potrà occuparsi del partito”. Tenta, nascondendosi dietro due “forse” buttati lì, di magnificare la gloriosa annunciazione della nuova via renziana, al solito rottamatrice a parole, nepotista nella pratica. Trascurando che il referendum è stato perso non solo quale Presidente del Consiglio ma anche quale Segretario PD.

La settima manifestazione di sicumera è concludere “sarebbe incomprensibile che un leader che ha fatto già un pezzo importante di strada come Renzi non trovi il modo di invitare a cena Bersani, parlare chiaro, mettere da parte le incomprensioni e i personalismi.” Insomma Pagliaro è avvinto al renzismo e riduce far politica e governare ad una questione di rapporti tra leader e non al confronto tra idee e progetti che si misurano nello sperimentarsi.

Una tale sicumera ricopia la mentalità renziana tutta incline al potere, che fino all’ultimo voleva il reincarico di Presidente del Consiglio (richiesto dall’alter ego Alfano più volte) e ha voluto la Boschi come controllore di Gentiloni. Il governo Gentiloni non dovrà essere un clone di quello precedente, invischiato nei fumi di una concezione personalistica disinteressata ai problemi reali. E ciò sarà arduo se prevaranno le sirene cortigiane del Renzi dimezzato, dedite a incensare il sogno prescindendo dall’attenzione ai fatti concreti del confitto democratico per governare.

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