Liberali e religione

Scritto per la rubrica Disputationes della rivista NON CREDO n.45

Tra liberali e religione esiste da sempre un rapporto asimmetrico. I liberali non avversano la religione, mentre la religione avversa i liberali, esplicitandolo o no. Non stupisce, poiché liberali e religione hanno una cultura politica contrapposta. I liberali partono dal constatare la diversità individuale di ogni essere umano e affidano la convivenza alle attività del cittadino, lavorando per garantire, attraverso la libertà e il rispetto dei fatti reali, il massimo diffondersi, nello spazio e al passar del tempo, del manifestarsi dei caratteri di ciascuno nel pensare e nell’intraprendere. La religione (seppure in modi e gradi differenti a seconda di quale si tratti) ha come concezione portante il riconoscersi nel Dio (quelle monoteiste) oppure nella divinità plurima, predica il valore delle leggi di natura quale sono sempre state, spinge il credente a realizzare in terra la volontà divina, diffida dell’autonomia nell’agire umano, cerca di imporsi con il proselitismo.

Il rapporto asimmetrico tra liberali e religione consegue a queste contrapposte culture politiche. I liberali non avversano la religione perché, sostenendo la libertà come cemento sociale e la diversità come valore individuale, sono consapevoli che esistono anche cittadini credenti (la propensione religiosa è un dato ineliminabile della natura umana) e quindi della necessità di garantire la libertà di culto a quanti credono (che, anche quando manifestato in pubblico, resta un fatto privato attinente l’ignoto). Naturalmente senza che si trasformi mai in privilegio ad un credo e ancor meno nel dare a questo credo diritto di scelta nelle questioni civili (che è il senso profondo del motto cavouriano “libera chiesa in libero stato”: rimuovere l’ingerenza civile della chiesa e non consentire il suo ritorno). Questo atteggiamento è naturale per i liberali dato che, per loro, le scelte politiche spettano al cittadino sovrano attraverso il conflitto democratico. Viceversa la religione (anche qui con differenze talora rilevanti tra l’una e l’altra) ha avversato nei secoli i liberali su tutta la linea, nel merito del concetto di libertà, nel merito della diversità, nel merito della necessità concordataria e nel merito dell’idea di partecipazione. Per la religione, la libertà è solo riconoscersi nella verità rivelata del divino e nell’autorità della Chiesa che lo rappresenta, la diversità si limita al modo di accettare le scritture sacre che costituiscono la comunità, la necessità concordataria è l’unica valida tutela dell’esistenza e delle risorse della Chiesa, la partecipazione del popolo dei fedeli riguarda solo le procedure dei riti e non le scelte dottrinali ed ecclesiali che appartengono ai pastori della gerarchia.

Essendoci differenze così rilevanti, non stupisce che la cultura liberale disturbi nel profondo l’organizzazione religiosa. Al punto che i cattolici si avvalgono dell’ecumenismo per dare comunque l’impressione che una sorta di internazionale delle religioni in quanto tali costituirebbe la vera speranza di pace e di rafforzamento del bene comune. Però l’esperienza storica ha mostrato e continua a dimostrare che non è così. La speranza di pace non costruisce la libertà, è solo un’illusione momentanea a tutela del desiderio di dominare la realtà e distrarre dal fare ciò che davvero può essere fatto dai cittadini attraverso il confronto tra loro. Il bene comune è il mitico slogan ricorrente di chi, nel nome della comunità, nega la diversità delle opinioni e non precisa mai chi avrebbe stabilito quel bene comune. Dunque l’ecumenismo è in sostanza autoritarismo mascherato. Nasce da qui l’avversione della struttura religiosa cattolica per il liberalismo. Perché la natura del liberalismo fondata su libertà e diversità ne sgretola i dogmi, al di fuori del campo religioso. Il liberalismo propone un metodo di azione per stare ai fatti del mondo reale e attivare la miglior convivenza possibile tra esseri umani diversi nel quadro del tempo che trascorre, la religione richiama i cittadini ad una dimensione divina statica commisurata all’eternità che irrigidisce il governo della quotidianità.

Va infine sottolineato che le radici di liberali e laici coincidono, quando i laici si affrancano sia dall’ideologia che corrode la libertà aspirando ad una società perfetta sia dalle pulsioni anticlericali che, se non imposte dal dominio dei poteri temporali, contraddicono la libertà di culto. Infatti, a livello internazionale tale distinzione non c’è.

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