La logica dello spettacolo confligge con l’elaborare politica

Articolo pubblicato sul gruppo UN’IDEA  DI  LIVORNO, sito facebook

 

Cari amici,

vi sono ancora grato di avermi inserito in questo gruppo e, per  conseguente spirito di  coerenza, ritengo doveroso esprimere quello che è nella mia esperienza dei fatti. In questo quadro, desidero richiamare la vostra attenzione su un dato essenziale: a Livorno, anche se certo non solo qui, sarebbe decisivo riprendere ad elaborare posizioni politiche sui principali problemi della città. Con ciò intendo dire che tali posizioni non debbono neppure lontanamente rientrare nella logica dello spettacolo tanto cara ad un certo giornalismo non professionale. Che è errata nel profondo. Perché lo spettacolo appartiene alla realtà ma non la esaurisce  ed  anzi, quasi sempre, ne costituisce una semplificazione di comodo. E perché lo spettacolo risponde alle esigenze sue proprie non a quelle della realtà di riferimento e fornisce risposte modellate dai gusti della regia ma lontane dai ritmi della libera cittadinanza e del suo confrontarsi.

Mi pare evidente che apparterrebbe alla  logica dello spettacolo seguire la via tradizionale dello sdegnarsi per questa o quella iniziativa dei grillini oppure del pd. E sarebbe anche dimenticarsi di come si è arrivati alla situazione di oggi. Nogarin non ha vinto per le sue proposte (raffazzonate specie sulle idee altrui) ma per la volontà dei livornesi di mandare a casa l’odierna classe dirigente del PD e il suo clientelismo burocratico. Ha preso decisioni giuste (come non fare l’Ospedale a Montenero, bloccare la cementificazione del Luogo Pio, spezzare la spirale del colmare  la voragine dell’AAMPS pretesa dai sindacati aziendali, dal PD e dai suoi alleati di destra e dei movimenti) ma senza  esprimere una visione programmatica che non aveva ed anzi commettendo  l’errore di affidarsi  alle stesse strutture amministrative dominanti anche prima. In poche parole, Nogarin non è stato finora in grado di risollevare la città dal degrado in cui l’Amministrazione Cosimi la ha precipitata. E d’altro canto, quel medesimo PD che era stato il nerbo delle passate amministrazioni, ha comprovato, con la totale mancanza di progetti ed iniziative in questi ultimi due anni vissuti solo versando lacrime per un potere ormai dissolto,  la fondatezza delle ragioni dei livornesi nel cacciarlo alle elezioni del 2014.

Allora, un gruppo come Un’idea per Livorno farebbe bene a rifuggire le lusinghe dello spettacolo e ad applicarsi per definire questa idea in positivo. Parlando dei problemi di Livorno e scegliendone i più urgenti e quelli più capaci di riportare la città, in tempi ragionevoli, al brulicare delle diversità dei suoi cittadini. A me pare sia indispensabile lavorarci davvero. Muovendo da una questione preliminare che è l’anima stessa della nostra idea di Livorno. E cioè  riconoscere che il fulcro della vita livornese sono le attività dei singoli cittadini e le loro proposte per un’amministrazione pubblica in grado di favorire materialmente, attraverso norme e investimenti,  lo sviluppo effettivo di quelle attività nella convivenza. Un’amministrazione pubblica del genere rifugge ogni pretesa di farsi diretta imprenditrice e al contempo rimuove  la pratica di dover appartenere a gruppi di potere amicali dalle condizioni per disporre delle agevolazioni allo sviluppo.

Il nostro naturale asse portante è assicurare ogni libertà di culto privato o  organizzato in pubblico e al contempo restare neutrali rispetto ai valori religiosi, poiché i valori religiosi sono estranei alla partecipazione civile e alle scelte di convivenza. Il richiamo di questi principi è particolarmente  urgente a Livorno, da molto tempo invischiata in una mentalità consociativa: va rilanciata l’importanza civile di utilizzo dello spirito critico di ciascuno.  A Livorno affidarsi ai cittadini equivale a scegliere l’impegno di valorizzare le precipue predisposizioni della città. Ciò significa mettere al centro dei nostri progetti politici, l’attenzione al turismo, alla portualità e al settore della conoscenza che richiama  l’attitudine  al viaggiare.  E’ indispensabile lavorarci prima possibile, per costruire una lista all’insegna della salvezza cittadina (dico salvezza considerate le prospettive oggi davvero molto buie) che sia imperniata sulla indicazione delle  priorità odierne per  rendere  Livorno  predisposta ai cambiamenti .  E che sia una lista autonoma ed aperta, autonoma perché chiusa alla indistinzione culturale con ciò che non liberale non è, e aperta perché non esclude pregiudizialmente nessuno ma tiene conto con rigore della coerenza dei comportamenti effettivi di chi voglia comporla e sostenerla.

Una lista del genere ha un non piccolo potenziale di attrazione elettorale ma realisticamente – dato che i liberali non pensano che tutti siano liberali – non  pretende di riuscire da sola a vincere le elezioni e a risollevare la città. La lista liberale è fisiologicamente predisposta a promuovere una coalizione con altre realtà politico culturali che intendano raggiungere a Livorno l’obiettivo di una amministrazione che sia per qualcosa e  non contro qualcuno, in altre parole orientata sui bisogni dei cittadini.

Almeno su tre questioni. Il controllo continuo delle prestazioni ai cittadini, così da individuare i costi di esercizio sostenibili dalla fiscalità generale in caso di monopolio pubblico (come la risorsa idrica) e da garantire la qualità del servizio  in caso di affidamento a privati. Le verifiche continue  sui risultati delle iniziative assunte per procedere ai tempestivi aggiustamenti, insieme illustrando con semplicità le disponibilità  del Comune, per commisurare in ogni momento la possibilità di fare e il come si fa. La ricognizione del patrimonio del Comune, per utilizzarlo al meglio, mettendo al primo posto gli investimenti a lungo termine e l’urgenza di far fronte ai bisogni dei cittadini colpiti dal disagio abitativo e sociale, comprovato da definiti parametri di qualità della vita, spazzando via  le agevolazioni  amicali e i conseguenti gravi danni.

Insomma, partiamo dal definire cosa vogliamo essere noi stessi. Solo mettendo mano effettivamente alla costruzione di questa lista di salvezza livornese, si rifugge la politica spettacolo. Essa non è mai in grado di rispondere ai problemi della città, anche se spaccia la droga dell’illudere di poterlo fare. E lo è ancor meno per chi vuole ispirarsi al liberalismo.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Proposte, temi Locali e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.