Unione Europea e radici cristiane

L’articolo del Prof. Emanuele Rossi “Il Papa, l’UE e le radici cristiane”  è un esempio di scuola del come spingere la commistione Stato religioni. L’autore prende spunto dal discorso di Francesco  quando gli è stato consegnato il premio Carlo Magno, per sostenere che la società europea deve avere interesse ai valori delle radici cristiane dei sogni religiosi di Francesco per realizzarli negli ordinamenti civili.

Però, la tesi della commistione Stato religioni è contraddetta da tempo dall’esperienza storica. Che prova come la commistione – vale a dire non separare Stato religioni e affidarsi all’autorità della fede anche nel civile  – porti a risultati negativi nella convivenza, rallentando moltissimo il suo migliorare, se non impedendolo. Il criterio propulsivo della convivenze è affidarsi alla libertà del cittadino, all’esercizio del suo senso critico, al suo confliggere democratico.

Il prof. Rossi richiama il Papa che  chiede all’Europa la capacità di integrare, di dialogare e di generare, (cioè cose attinenti i dettami della comunità cattolica) ma non chiede di svolgere la funzione primaria e più innovativa dell’UE (cioè la capacità di costruire attraverso le regole e le iniziative politiche le condizioni favorevoli per la convivenza tra cittadini diversi e i loro variegati apporti individuali).

Il Prof. Rossi auspica che l’Europa condivida i sogni religiosi del Papa. Così trascura che la politica non deve mai essere sogno, bensì concreta proposta operativa (valutabile) per affrontare il problema di come convivere al momento e in prospettiva. Perché i sogni rinviano sempre i problemi ad un futuro indefinito e nel frattempo privilegiano un’autorità che con quella scusa soffoca la libertà del cittadino. Per questi motivi l’Europa ha rifiutato di inserire nella propria Carta il principio delle radici cristiane, voluto dai fautori della commistione Stato religioni (ricordate le richieste dell’Italia di Fini, Giuliano Amato e Berlusconi?).  E’ la fermezza dell’Europa sul volere  il separatismo Stato religioni, cioè la neutralità istituzionale, che, in occasione del premio, ha indotto Papa Francesco a non chiederla più.

Coltivare i sogni al di fuori della sfera religiosa, significa rifiutare la storia della libera convivenza nel suo manifestarsi più significativo. Che è irrobustire conoscenza e cambiamento, quali precondizione del mantenersi vitali, aperti al futuro e capaci di affrontare le sfide dei bisogni quotidiani a cominciare dai mezzi per curarsi e  lavorare. Il nucleo valoriale da rispettare sempre ed ovunque non è quello dei sogni religiosi. E’ riconoscere gli apporti dei diversi cittadini individui  quale motore permanente della conoscenza e del cambiamento, e la sola possibilità di sviluppare il futuro di una convivenza.

 

 

 

 

 

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